L'ITALIA E IL GIOCO DEL LEGO
Data: Venerdì, 17 gennaio @ 13:18:39 CET
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Un articolo di Repubblica-Napoli del 16 gennaio lamenta la 'stranezza' della Procura di Salerno, senza capo ormai da due anni. Le nomine non sono politiche, ovviamente, sotto il rpofilo formale e istituzionale, in quanto espressione di un 'potere' o di un 'ordine' indipendente ed autonomo; che, tuttavia, si comporta con la stessa inefficienza e disinvoltura tipiche del sistema politico. Con l'aggravante che la classe politica sa di essere 'classe dirigente', parte integrante di un sistema sociale e nazionale, quantomeno soggetto al giudizio degli elettori (elezioni e sistema elettorale permettendo). I giudici non 'credono' di essere 'classe dirigente'. La loro formazione culturale (fatte le debite eccezioni) li porta a ritenersi un ceto, una classe, un 'sistema' a sé stante. La Società, quella dei politici, dei lavoratori, degli imbroglioni, dei disoccupati, ecc. è qualcosa che essi vedono a distanza; qualcosa che si riservano di indagare, sospettare, e magari 'smontare come un lego', secondo una ‘felice’ espressione di Gratteri: felice perché esprime con chiarezza la concezione che una parte rilevante della magistratura ha di sé.

Allo stesso modo, la 'società' offre strumenti per la propria conoscenza, attraverso i quali si misurano i risultati economici, la produttività, i meriti e i demeriti di singoli, di organizzazioni e di istituzioni. Esiste l'Istat, ad esempio, che è una importante istituzione pubblica, che tenta di misurare persino la 'corruzione' ( a quanto pare, molto minore di quella 'percepita'). La statistica è una disciplina in uso anche nei tribunali. Lo verificano gli avvocati quando bisogna assegnare il codice al contenzioso cui si dà inizio. Tuttavia, in materia di giustizia, è impensabile che qualcuno voglia e possa sapere come va ad esempio, al tribunale di Salerno, il contenzioso del lavoro, qual è il carico effettivo e la produttività dei giudici. Quali variazioni vi sono state nell'ultimo decennio nelle varie tipologie, quanto alla rilevanza percentuale ed all'esito. Ovviamente, stesso discorso vale, ancor più, sul versante penale.

Si tratta di 'misteri gaudiosi', dei quali non bisogna impicciarsi. La statistica c'è, si fa, ma non si sa.

L'autonomia della magistratura importa, dunque, la inconoscibilità delle caratteristiche salienti delle proprie modalità produttive, dei propri orientamenti giurisprudenziali e...politici. Sì, i giudici, non lo 'sanno', ma fanno politica, molto più di tanti sfaccendati e incompetenti, eletti nelle istituzioni locali e nazionali. Fanno politica non solo quando trattano con somma indulgenza gli innumerevoli reati ambientali perpetrati con la complicità o l'attiva partecipazione delle istituzioni politico-amministrative, o quando decidono di ‘smontare una regione come il Lego', ma anche quando condannano un poveraccio a tremila euro di spese perché il suo licenziamento era 'legittimo'.

Uno di quei giudici che stanno spesso in TV, tempo fa ha redarguito un interlocutore che parlava di 'potere giudiziario', poiché si chiamerebbe 'ordine giudiziario'.

Bene, un 'ordine' che amministra la giustuzia senza trasparenza e con i margini di discrezionalità ben noti ai cittadini che vi incappano e agli operatori del diritto diversi dai giudici, non è un 'ordine', ma un sistema di potere, contiguo e per di più omogeneo, a quello noto a tutti e per il quale ogni giorno ci si dispera.










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