I DON LIBORIO ROMANO DEL XXI SECOLO
Data: Mercoledì, 19 agosto @ 07:06:08 CEST
Argomento:


Le analisi di Isaia Sales su Vincenzo De Luca sono sempre puntuali  e bene informate. Sales è stata una delle ultime e più rilevanti teste pensanti di cui De Luca si è liberato nella sua corsa al ‘potere assoluto’ ed alla creazione (attraverso l’ex PCI, via via diluitosi in una mera struttura di servizio) di una organizzazione politica personale, pervasiva e ramificata all’interno di quasi tutte le strutture  istituzionali campane. La carriera del ‘governattore’ è uno storico crescendo di azzardi, forzature più o meno sfacciate, di colpi di fortuna, di accozzaglie elettorali la cui ragione sociale sono l’accaparramento e il controllo di risorse pubbliche, la loro ‘equa’ redistribuzione ad una platea sempre più vasta di clientes. Non è escluso che questa storia di ordinaria arroganza del potere si concluda in improvvisa e imprevista tragedia. Ciò non toglie che l’indignazione e le ripetute denunce per una delle tante carriere politiche scandite dai vizi atavici della politica meridionale e dagli abusi di un sistema che è mero esercizio del potere, di fatto legibus solutus, è poco utile. È inutile se rimangono indenni dalla critica i meccanismi strutturali che producono questi ‘mostri’.
Sembrerà banale, eccessivamente retrò, partire dai Savoia che insediavano, attraverso il loro rappresentante a Napoli, Liborio Romano - già politico di spicco sotto i Borbone - il capo camorra “Tore ‘e Crescienzo” al vertice della polizia. Secondo la stessa logica, furono nominati sindaci “mafiosi o cretini’ nella maggior parte dei comuni meridionali.
De Luca non è che una replica dei tanti ‘Don Liborio’, che si vendono il Sud in cambio di uno spropositato potere personale. Loro - i Don Liborio - garantiscono la pace sociale, lasciando il sostanziale controllo del territorio alle organizzazioni criminali (che non sono bande di assassini maniaci, secondo il cliché di Saviano, bensì organizzazioni guidate da gente spesso più intelligente di De Luca); soprattutto, non fanno obiezioni sulle destinazioni strategiche delle risorse nazionali. In cambio ottengono la gestione (alquanto dissennata) delle pubbliche risorse destinate al Sud e la loro spartizione, amministrata da una burocrazia locale corrotta e voltagabbana. 
Purtroppo, la storiografia classica del PCI è ferma alla celebrazione acritica del Risorgimento. Gramsci è, in definitiva, un padre storico da celebrare, ma tenendo ben nascosto il suo pensiero sull’ “Unità d’Italia”; l’Unità Europea è l’ulteriore baratro del Sud che continua ad essere descritto dalla ‘politologia di sinistra’ come l’obiettivo strategico di crescita generalizzata della democrazia e del benessere.
Nel frattempo, i Don Liborio di oggi, anche se presenti nel parlamento nazionale all’epoca dell’approvazione della legge sui ‘costi storici’, hanno taciuto su di una incredibile e scandalosa ‘perequazione’ fatta al contrario (70 miliardi di risorse dirottate dal sud al nord in 10 anni), hanno contrattato sotto banco sulle ‘autonomie differenziate’ (a me, padrone della Campania, servono un po’ di competenze del Genio Civile, un po’ di Soprintendenza, e, soprattutto la “Sanità”, tutta. A Nord fate quello che volete...). Non hanno detto una parola, essendo all’epoca renziani di ferro, quando il governo Renzi assegnava il 98% delle risorse per infrastrutture ferroviarie al Nord. Non hanno mai fiatato sul deliberato affossamento di qualsiasi investimento e qualsiasi progetto sul sistema infrastrutturale del Sud, che è rimasto sostanzialmente fermo all'era Borbonica.
La formidabile base logistica sul Mediterraneo sono e resteranno Genova e Venezia/Trieste, a costo di fare la ricchezza dei porti del Nord Europa e annichilire le potenzialità di scambio commerciale dell’Italia, ed il suo ruolo geopolitico.
La sottrazione di risorse e la dilapidazione delle poche rimaste per garantire il perpetuarsi di un sistema para feudale non è un accidente riconducibile alle diaboliche capacità di un uomo: è un sistema che va compreso e criticato radicalmente, dalle origini.
Scrivere poi a Zingaretti mi pare, francamente, un atto di ingenuità. Zingaretti conta qualcosa, il Pd ha un progetto e conta realmente qualcosa ?


Le analisi di Isaia Sales su Vincenzo De Luca sono sempre puntuali  e bene informate. Sales è stata una delle ultime e più rilevanti teste pensanti di cui De Luca si è liberato nella sua corsa al ‘potere assoluto’ ed alla creazione (attraverso l’ex PCI, via via diluitosi in una mera struttura di servizio) di una organizzazione politica personale e pervasiva, ramificata all’interno di quasi tutte le strutture  istituzionali campane. La carriera del ‘governattore’ è uno storico crescendo di azzardi, forzature sfacciate, di colpi di fortuna, di accozzaglie elettorali la cui ragione sociale sono l’accaparramento e il controllo di risorse pubbliche, la loro ‘equa’ redistribuzione ad una platea sempre più vasta di clientes. Non è escluso che questa storia di ordinaria arroganza del potere si concluda in improvvisa e imprevista tragedia. Ciò non toglie che l’indignazione e le ripetute denunce per una delle tante carriere politiche scandite dai vizi atavici della politica meridionale e dagli abusi di un sistema che è mero esercizio del potere, di fatto legibus solutus, è poco utile. È inutile se rimangono indenni dalla critica i meccanismi strutturali che producono questi ‘mostri’.
Sembrerà banale, eccessivamente retrò, partire dai Savoia che insediavano, attraverso il loro rappresentante a Napoli, Liborio Romano - già politico di spicco sotto i Borbone - il capo camorra “Tore ‘e Crescienzo” al vertice della polizia. Secondo la stessa logica, furono nominati sindaci “mafiosi o cretini’ nella maggior parte dei comuni meridionali.
De Luca non è che una replica dei tanti ‘Don Liborio’, che si vendono il Sud in cambio di uno spropositato potere personale. Loro - i Don Liborio - garantiscono la pace sociale, lasciando il sostanziale controllo del territorio alle organizzazioni criminali (che non sono bande di assassini maniaci, secondo il cliché di Saviano, bensì organizzazioni guidate da gente spesso più intelligente di De Luca); soprattutto, non fanno obiezioni sulle destinazioni strategiche delle risorse nazionali. In cambio ottengono la gestione (alquanto dissennata) delle pubbliche risorse destinate al Sud e la loro spartizione, amministrata da una burocrazia locale corrotta e voltagabbana. 
Purtroppo, la storiografia classica del PCI è ferma alla celebrazione acritica del Risorgimento. Gramsci è, in definitiva, un padre storico da celebrare, ma tenendo ben nascosto il suo pensiero sull’ “Unità d’Italia”; l’Unità Europea è l’ulteriore baratro del Sud che continua ad essere descritto dalla ‘politologia di sinistra’ come l’obiettivo strategico di crescita della democrazia e del benessere.
Nel frattempo, i Don Liborio di oggi, anche se presenti nel parlamento nazionale all’epoca dell’approvazione della legge sui ‘costi storici’, hanno taciuto su di una incredibile e scandalosa ‘perequazione’ al contrario (70 miliardi di risorse dirottate dal sud al nord in 10 anni), hanno contrattato sotto banco sulle ‘autonomie differenziate’ (a me, padrone della Campania, servono un po’ di competenze del Genio Civile, un po’ di Soprintendenza, e, soprattutto la “Sanità”, tutta. A Nord fate quello che volete...). Non hanno detto una parola, essendo all’epoca renziani di ferro, quando il governo Renzi assegnava il 98% delle risorse per infrastrutture ferroviarie al Nord. Non hanno mai fiatato sul deliberato affossamento di qualsiasi investimento e qualsiasi progetto sul sistema infrastrutturale del Sud, che è rimasto sostanzialmente fermo all'era Borbonica.
La formidabile base logistica sul Mediterraneo sono e resteranno Genova e Venezia/Trieste, a costo di fare la ricchezza dei porti del Nord Europa e annichilire le potenzialità di scambio commerciale dell’Italia, ed il suo ruolo geopolitico.
La sottrazione di risorse e la dilapidazione delle poche rimaste per garantire il perpetuarsi di un sistema para feudale non è un accidente riconducibile alle diaboliche capacità di un uomo: è un sistema che va compreso e criticato radicalmente, dalle origini.
Scrivere poi a Zingaretti mi pare, francamente, un atto di ingenuità. Zingaretti conta qualcosa, il Pd ha un progetto e conta realmente qualcosa ?
Sa, 15/08/2020.






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