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MORIN: LA CRISI PUO' APRIRE GLI SPIRITI
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Edgar Morin, da un'intervista su Le Journal du Dimanche riassume, dal suo punto di vista la condizione attuale del mondo, le possibili catastrofi che incombono e le speranze di cambiamento in positivo che le grandi crisi sociali portano dentro. ..."Io amo molto le parole di Holderlin: “là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva"..."Una riforma dei modi di vita è inseparabile da una riforma sociale. Noi abbiamo un avvenire incerto e minaccioso perché le precedenti speranze sono state deluse dopo gli anni 1960-70: la scomparsa del futuro. Tutte le ricerche spirituali (buddismo zen e indù, religioni nuove, ricerca di un equilibrio tra corpo e lo spirito) sono in controtendenza rispetto a una civiltà occidentale che si basa sulla potenza e sulla conquista materiale del mondo. Ma diffidiamo della morale: da secoli alcuni hanno detto “siamo i migliori” senza risultati."...(Dal redivivo Kevin che ci ha tradotto e ragalato l'intervista - 24/01/09)
Le Journal du Dimanche 28 Décembre 2008 Morin: "La crisi può aprire gli spiriti" Considerazioni raccolte da Olivier JAY
Un anno fa Nicolas Sarkozy apriva il suo incontro alla stampa con una sorprendente apologia della “politica di civiltà”. Siamo andati a incontrare l'autore del concetto, Edgar Morin. Un anno dopo egli è ancora un po’ sorpreso e un po’ lusingato da quella citazione anche se il dialogo, con il presidente della Repubblica e soprattutto col suo consigliere Henri Guaino, non è mai maturato. In ogni caso i rivolgimenti attuali invitano ad ascoltare le analisi del sociologo.
Che ne pensa di questo anno? Certamente la crisi finanziaria, divenuta economica può avere ulteriori conseguenze. C’è l'elezione, portatrice di una grande speranza, di Barack Obama. Ecco un presidente americano con un’eccezionale esperienza del mondo: meticcio, con un padre nato in Africa, che ha trascorso una parte della sua giovinezza in Indonesia. I due avvenimenti sono collegati si può certamente dubitare che Obama sarebbe stato eletto senza la crisi morale della guerra in Iraq e la recessione economica.
Da questa crisi come ne usciremo? C'è uno scenario catastrofico: le perturbazioni sociali e politiche sorgono in un mondo già convulso, in particolare nel Medio e nel Vicino Oriente. Senza fare analogie, fu la crisi del 1929 che portò nel paese più industrializzato d'Europa, la Germania, l'approdo legale di Hitler al potere. Vi è anche uno scenario di rattoppi: misure adeguate, concertate su misure internazionali, e forme di rilancio dell'ecologia.
Di rattoppi? non sono positivi. La mondializzazione ha creato tra gli esseri umani una comunità di destini, sono diventati interdipendenti: la presente crisi ne è una dimostrazione, ma gli uomini non sono stati ancora capaci di divenire umanità: forgiare la coscienza collettiva che noi siamo tutti cittadini di ciò che io chiamo la terra-patria. Nella seconda metà del ventesimo secolo il vascello spaziale terra è mosso da un motore controllato. Le scienze e la tecnica sono ambivalenti, producono a volte effetti benefici e altre volte armi di morte. L'economia non è regolata. Le società tradizionali si disgregano sotto l'effetto dello sviluppo tecnico economico senza trovare proprie regole, ad esempio l'Africa! L'umanità va incontro agli stessi pericoli: proliferazione nucleare, degrado della biosfera, rinfocolamento dell’odio etnico, ideologico o religioso destinati a intensificarsi se la crisi economica non verrà presto riassorbita. Vi è ancora il problema demografico con paesi a scarsa crescita e paesi a forte natalità, da cui grandi spinte all’emigrazione. Nelle società moderne gli aspetti positivi dell’individualismo sono annullati dalla distruzione di vecchie solidarietà e dalla crescita dell'egoismo. La compartimentalizzazione delle persone fa perdere il senso dell'interesse comune. La nostra civiltà ha bisogno di una rinascita.
La crisi economica può essere un'occasione.... Io amo molto le parole di Holderlin: “là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva". La presa di coscienza del degrado della biosfera può suscitare una reazione forte. L'allarme è stato dato nel 1970 e abbiamo avuto bisogno di quarant'anni, il rapporto Mansholt, le piogge acide, Chernobyl, Three mile island, l'annuncio del riscaldamento climatico, la deforestazione massiccia. Con tutto ciò noi non abbiamo ancora un’istanza planetaria per controllare il problema ecologico. Si è pensato per lungo tempo allo sviluppo tecnico ed economico come la locomotiva della democrazia e del benessere. Oggi dall'egemonia quantitativa bisogna andare a favore della qualità e di beni non calcolabili come l'amore o la felicità. Costruire una società planetaria dove il mondo musulmano e il mondo occidentale non siano in antagonismo potenziale. Giungere a una diminuzione dell'isteria della guerra (quando il nemico è demonizzato, il bene contro il male). È ciò che io chiamo politica di civiltà. Per mezzo di utopie? Nella società civile ci sono numerose aspirazioni e iniziative che raffigurano una nuova via: il microcredito, che grazie al suo ripensamento, cessa di essere localizzato in Asia. Un osservatorio dovrebbe proporre ogni anno delle riduzioni di quelle ineguaglianze cresciute in una maniera estrema. Delle “case della solidarietà” messe nei quartieri potrebbero intervenire su problemi diversi da quelli affrontati dal salario minimo o dalla polizia: la solitudine degli anziani abbandonati disperati. Si dovrà giungere a una politica di urbanizzazione delle città e di rivitalizzazione delle campagne. I giovani pensionati, il telelavoro e l'affidamento a giovani di fattorie o di attività commerciali, l’agricoltura biologica, la medicina nelle campagne. Le autorità pubbliche (Stato consigli generali ecc.) dovranno appoggiare i mestieri di solidarietà e lo sviluppo di imprese di carattere cooperativo.
Il suo approccio è di carattere etico. Una riforma dei modi di vita è inseparabile da una riforma sociale. Noi abbiamo un avvenire incerto e minaccioso perché le precedenti speranze sono state deluse dopo gli anni 1960-70: la scomparsa del futuro. Tutte le ricerche spirituali (buddismo zen e indù, religioni nuove, ricerca di un equilibrio tra corpo e lo spirito) sono in controtendenza rispetto a una civiltà occidentale che si basa sulla potenza e sulla conquista materiale del mondo. Ma diffidiamo della morale: da secoli alcuni hanno detto “siamo i migliori” senza risultati. Per degli altri occorreva abbattere le strutture economiche e sociali: la rivoluzione di ottobre ha creato una nuova società di oppressione. Vede dei segni di progresso in questa ricerca? L'umanità si sta movendo a tastoni verso qualche cosa che la salverà. Sul piano urbanistico si può citare Fribourg-en-Brisgau, città tedesca pedonalizzata dove la vita è cambiata, Heidelberg, o ancora la cintura orticola di Vienna che sta purificato le acque. In Francia dei villaggi rinascono sotto lo sforzo di qualcuno: un sindaco, una giovane coppia che apre un bistrot o una salumeria. Sto provando a raccogliere e analizzare queste iniziative di regolazione e di rigenerazione per mostrare in un libro come esse possono convergere in qualche cosa di politico. Come è noto non si può mai prevedere il nuovo a partire da ciò che precede. È una metamorfosi, la crisalide si trasforma in farfalla e comincia con l’autodistruggersi: conserva solo il suo sistema nervoso. La farfalla ha bisogno di tempo per dispiegare le ali. L'umanità ha conosciuto una metamorfosi da quando la specie homo sapiens si è diffusa in tutta la terra. 15.000 anni fa un osservatore venuto da un altro pianeta non avrebbe potuto prevedere i Sumeri, l'impero cinese, la nostra civiltà industriale. L'improbabile ha potuto realizzarsi nella storia e si può verificare ancora. Siamo nel più grande dei combattimenti: la sopravvivenza dell'umanità. Ciascuno può coinvolgersi. Bisogna attendersi l'inatteso. Pensare che noi abbiamo una speranza ragionevole. meglio ragionata.
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