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SALERNO: LA CITTA' DEGLI GNOMI
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Finalmente si comincia a capire che faccia avrà Piazza della Libertà. Sembra si tratterà di una mega "ciampa di cavallo", un semicerchio perfetto alto circa 30 metri e lungo 270. Più che di una piazza si tratta di una costruzione mastodontica assolutamente estranea al contesto cittadino. "Anche uno studente alle prime armi si accorgerebbe che è un progetto assurdo per dove è stato concepito. E’ completamente fuori scala con il contesto...Dall’assonometria pubblicata si contano 8 piani di costruzione a cui si devono aggiungere 4,50m di base da cui parte l’edificio vero e proprio. Fanno quasi 10 piani . Circa 30 metri di altezza per uno sviluppo di 270 m. Una vera e propria saracinesca visiva sull’inizio della costiera amalfitana per chi percorra il nostro lungomare". Questo il giudizio dell'architetto salernitano Paolo Ferraiolo in articolo comparso sulla rivista Eddyburg. Sarebbe il caso di cominciarne a discutere. Quanto meno. (G.S. -15/02/09)
Sulla rivista Eddyburg sono riportate le ricostruzioni grafiche
che consentono di valutare l'impatto che la "Piazza" determina. In
effetti, Piazza della Libertà è prima di tutto l'alibi per la realizzazione di un mastodontico complesso edilizio. Dai prospetti si desume lo stravolgimento della prospettiva visuale: dal lungomare, all'altezza della Provincia viene ostruita la vista dell'inizio
della Costiera per un'altezza equivalente alla torre della Prefettura e
per una estensione tale da coprire tutta la parte bassa, fino a metà, della collina di San Liberatore. E' difficile comprendere come possa essere considerata un'opera di ingegno e di grandeur un simile mostro, non solo e non tanto perché "fuori scala" rispetto ad ogni criterio di misura, ma soprattutto perché "ciclopico" ed estraneo al luogo nel quale viene situato, il punto più antico, più delicato e caro della città. La spiaggetta di Santa Teresa sarà ricoperta da una disperante piazza vuota che da un lato avrà una muraglia a semicerchio di quasi trecento metri alta trenta, e dall'altra il mare non meno desolante, privato del suo storico approdo naturale. Chi fa un'operazione del genere non ama la Città e i suoi cittadini. Li considera dei sudditi cui lasciare a perenne memoria il segno della propria ottusa mania di grandezza, di una cultura politica senza un briciolo di intelletto, senza l'ombra di una curiosità culturale verso la storia, le forme e il senso dei luoghi in cui si è nati e si vive. Sudditi e gnomi, che "Patre Vicienzo" immagina di guardare dall'alto trotterellare spensierati tra i loculi del gigantesco Palazzo-Lego, che ha costruito solo per loro, per preservarne alienazione e sudditanza. (G.S. - 15/02/09).
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Re: SALERNO: LA CITTA' DEGLI GNOMI (Voto: 0) di AN il Domenica, 15 febbraio @ 18:53:42 CET | I commenti da Facebook
Carmen Maria alle 14.15 del 15 febbraio rimpiango, senza tema di essere smentita, l'architettura fascista. Sarà un altro costosissimo orrore.
Beppe alle 14.31 del 15 febbraio C'è
qualcosa che non quadra, con quella volumetria come fanno a rispettare
gli standard? Non sono della materia, ma mi pare una cosa impossibile...
Alfonso alle 15.57 del 15 febbraio MA,
A PARTE I SOLDI (CHE NON CI SONO E SE CI FOSSERO DOVREBBERO ESSERE
SPESI PER CREARE VERA OCCUPAZIONE E NON MOSTRI INUTILI), MA A CHE
CAVOLO CI POTRA' MAI SERVIRE? HANNO ABBATTUTO IL "FUENTI" DICENDO
CHE ERA UN ECO MOSTRO, PER POI COSTRUIRNE UN ALTRO 1000 VOLTE PEGGIORE,
AL CENTRO DELLA CITTA' E CHE NON STA NE' IN CIELO, NE' IN TERRA ? MA QUI' CI VUOLE LA NEURO, QUESTO E' UN PAZZO FURIOSO CHE HA BISOGNO DI ESSERE INTERNATO E CURATO!
Maria Isabella alle 17.15 del 15 febbraio Mai
sentito parlare di "tessuto urbano" a Salerno? Questa è una di quelle
opere megagalattiche che vengono calate dall'alto e varate con spirito
barbaramente provinciale, sotto le mentite spoglie di (falso e miope)
modernismo, operazione già compiuta a Napoli con quella specie di
Tokio-Manhattan decontestualizzata che è il Centro Direzionale. Una
città racconta e si racconta attraverso l'armonia dei suoi luoghi, in
una visione di globalità coesa con la cultura dei luogh e con il
"dialogo", la dinamica non discontinua, tra passato e futuro. Il
tessuto urbano è composto di segni e simboli che ne raccontano la
storia, la società, la cultura ed il loro divenire... Un'opera del
genere si presenta già di per sé con i connotati freddi ed alienanti di
quelli che Marc Agé chiama "non luoghi", cioè, per semplificare, luoghi
non identitari, di transito, senz'anima... Somiglia molto alle allucinate piazze di De Chirico, o, davvero dell'architettura fascista...
Maria Isabella alle 17.22 del 15 febbraio ...ed è un orrore architettonico che significherà un grave vulnus nel tessuto rivierasco di Salero. Inoltre,
quanto provinciale copiare modelli architettonici altrui. Il Crescent
londinese ha un'altra funzione e si inserisce, con le sue abitazioni
(georgiane e vittoriane, tra l'altro) un un contesto cui è organico. E
qui che si fa? Si prende il Crescent, lo si copia (male), lo si traduce
in un'opera che sembra uscita da Metropolis di Fritz Lang e lo si cala
a Salerno senza tenere conto di quello che c'è intorno! Non c'è nulla da fare...il provincialismo ignorante dal gusto kitsch qui impera!
Carmen alle 17.23 del 15 febbraio Io non voglio neppure tentare di addentrarmi sulla volumetria e sugli standards. Non
me la sentirei di condannare un buon progetto, solo per questo, se ben
disegnato ed effettivamente armonioso, gradevole, che ricordi un po' di
storia della città che lo accoglie, e soprattutto, che si accordi con
il tessuto urbanistico preesistente. Tutto quello che, almeno da
qui, nella Piazzona non c'è. Purtroppo, anche in questo caso si
riscontra il grave problema dell'acquisto e dell'importazione (a volte
truffaldina) di modelli architettonici griffati in luoghi in cui non
c'entrano se non come cavoli a merenda. Anche gli architetti
intortano le amministrazioni, e gli amministratori senza senso estetico
ma con la megalomania di tutti i Napoleoni, intortano i cittadini.
Carmen alle 17.33 del 15 febbraio Quoto
Maria Isabella, rilevando che il mio cenno all'architettura dei fasci
era un (limitato) elogio dell'uniformità o almeno della tendenza alla
creazione di luoghi riconoscibili ed organicamente integrati (non tutti
eh?). E poi, crescent, crescent...fesserie è una muraglia chiusa senza
aperture!
Maria Isabella alle 17.39 del 15 febbraio Infatti,
Carmen...si appropriano di idee, di denominazioni le traducono in
miserrimi obbrobri, Il Crescent londinese è un'altra cosa...andassero a
vederla i napoleoncini, prima di applicare quel termine a questa
bruttura! Ma sai, Carmen, molti nostri amministratori nascondono il
nanismo culturale e politico sotto la sindrome di Cheope...Si credono
dei Cheope e vogliono come Cheope consegnarsi ai posteri con monumenti
"epocali", ma non sono certo Cheope, né gli architetti sono
Imhotep...gli uni e gli altri ne sono solo patetiche caricature...
Carmen Maria alle 17.49 del 15 febbraio se fanno il lego crescent ce li chiudiamo dentro e buttiamo la chiave...
Maria Isabella alle 18.04 del 15 febbraio sai
che non sarebbe male, magari prima li trabestiamo da figure-manichini
dei quadri di De Chirico, così fingiamo che sia la parodia
tridimensionale di un suo quadro!!! |
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Re: SALERNO: LA CITTA' DEGLI GNOMI (Voto: 0) di AN il Lunedì, 16 febbraio @ 00:15:45 CET | Re: SALERNO: LA CITTA' DEGLI GNOMI (Voto: 0) di il Lunedì, 16 febbraio @ 00:07:47 CET Sono un architetto di Salerno, ho 42 anni, attualmente lavoro ad Arcosanti, Arizona. Seguo con estremo interesse tutte le vicende legate all'urbanistica della mia citta'. Sono in contatto con persone che cercano di contrastare i danni che l'amministrazione salernitana sta causando, o almeno diffondere una visione obbiettiva di quanto sta accadendo a Salerno. Voglio qui esprimere e spiegare il mio disappunto verso De Luca e la sua maniera arrogante e falsa di proporre la realta' ed esprimere la mia solidarieta' a questo blog.
De Luca apostrofa col termine talebani coloro che non approvano le sue idee di "progresso", ma i suoi metodi sono a dir poco da medioevo e la sua idea di progresso e' arcaica: innanzitutto e' indegno il fatto che l'Amministrazione Municipale di Salerno non abbia mai mostrato chiaramente il progetto del "Crescent di Bofill" ai cittadini nella sua interezza e che invece usi l'arte della retorica per esaltarne solo alcune carateristiche nascondendone altre. Il fatto di mentire ai cittadini da parte di una Amministrazione Municipale, che dovrebbe fare i loro interessi si commenta da se'. IL modo di fare di De Luca equivale davvero, nel 2009, a Salerno, al modo di fare dei Talebani e ricalca le orme dei regimi dittatoriali.
"Le città non le disegnano gli urbanisti, ma i cittadini ed i loro legittimi rappresentanti, i politici." E' questa una delle proposizioni conclusive del documento programmatico, novembre 1994, del nuovo PUC, approvato a fine 2006. In realta' i cittadini di Salerno non hanno neppure accesso, a tutt'oggi, non dico alla documentazione riguardante una delle maggiori opere da farsi nel centro della loro citta', ma neanche ad una immagine tridimensionale comprensibile di essa.
Incredibile ma vero, l'unica immagine chiara a loro accessibile e' stata pubblicata la prima volta sul quotidiano il mattino dell'8 gennaio 2009.
E mettiamo pure una pietra tombale sulla tanto declamata trasparenza della autoproclamatisi "Citta' dell'Eccellenza".
La concezione di progresso come il Sindaco De Luca lo intende e' vecchia e sepolta. Innanzitutto l'idea del monumento architettonico fatta per perpetrare ai posteri lo sfarzo ed il potere della Municipalita' e' vecchia e si rifa' ad Haussmann, prefetto della Parigi dell'800, con i suoi assi viari e gli sventramenti, ripresa a Napoli prima, a Firenze capitale d'Italia poi, ed infine da Mussolini a Roma, per citare alcuni esempi. Tale progresso ha portato alla perdita di tanta parte del carattere originario di quelle citta', contestata da tutti i critici e gli storici dell'architettura, rimane esempio da biasimare.
Da tale idea si giunge fino ai giorni nostri alle citta' a misura di monumento e non a misura d'uomo.
Visione ampiamente superata dalle piu' avanzate tendenze dell'urbanistica contemporanea che mettono al centro della pianificazione i bisogni dei cittadini e la qualita' della vita reale e non la retorica del potere e l'edificazione di edifici o di quartieri firmati da architetti famosi come spunto per una ripresa economica e sociale.
Questo modo di fare trasformazione urbanistica costruendo monumenti di fatto favorisce solo i soggetti che partecipano attivamente alla realizzazione dei nuovi manufatti ma crea quartieri in cui esplodono tutte le peggiori contraddizioni sociali ed in cui la gente e' sola in mezzo alla folla.
Esattamente quello che accade a Salerno: si dichiara di voler abbellire e nobilitare con monumenti la citta' ma si negano e cancellano storia, le tradizioni e le caratteristiche del territorio, cementificandolo, distruggendo gli aranceti rimasti a cintura e dentro il perimetro urbano che oltre a far parte della storia rurale locale sono polmoni verdi e quanto di piu' bello possa esistere, magnifica espressione della civilta' umana ed andrebbero conservati, e lo sarebbero, in qualsiasi altra parte del mondo veramente moderno.
Sorgono periferie e nuovi quartieri, come quelli in costruzione a S. Eustachio, totalmente estranei al contesto, e la campagna intorno alla citta', seppur con un passato ricco di storia, viene ridotta tristemente a pattumiera pericolosa, in cui galleggiano come rottami abbandonati antichi casali, cantine, tracce di una civilta' locale che viene negata e giudicata indegna. E' questo un puro sintomo di provincialismo acuto, il motto del nuovo PUC la dice tutta:
"Salerno, nuova coscienza di identita', nuovo esigenza di urbanita'"
Dovremmo noi, i cittadini, negare le nostre tradizioni di gente del mediterraneo sospesa tra montagna e mare ed abbracciare le auliche forme incise in nuovi monumentali opere proposte da architetti tanto famosi quanto estranei al nostro bagaglio di cultura e tradizioni? E' questo la modernita' che la nostra Amministrazione vuole?
I nuovi quartieri, se l'urbanistica a Salerno fosse moderna, si sarebbero costruiti sulle aree industriali dismesse, abbondanti dalle nostre parti, e che pure a loro volta furono costruite su aranceti con la promessa, ancora una volta mendace, di modernita' e progresso.
In realta' tali operazioni nascondono esigenze che ben poco hanno a che fare con la vera modernita'. La retorica che li ammanta e' fatta per occultare speculazioni edilizie. Nulla di nuovo: e' la stessa retorica che clona e ricicla dejavu' "costruiamo case per giovani coppie", "i prezzi delle case diminueranno", "a Salerno e' in corso un'opera di modernizzazione urbanistica", etc.
Usata per giustificare gli interventi speculativi iniziati negli anni del dopoguerra che hanno ridotto Salerno da luminosa mediterranea citta' ad un ammasso indistinto di cemento, mi riferisco a quartieri come Pastena, via Luigi Quercio, Torrione, Mercatello, il Carmine, fatti di palazzacci di sette piani ammucchiati gli uni agli altri i cui elementi distintivi sono il balcone ed il garage con la saracinesca contornata dai marmetti, disegnati da ingegneri con in mente la realizzazione della massima volumetria possibile nella minima unita' di superficie, senza riguardo alcuno per i cosiddetti standard urbanistici, cioe' la dotazione di spazi verdi ed attrezzature collettive a disposizione dei cittadini, ridatti a giordinetti ed opere di contorno.
Voi pensate che le cose siano davvero cambiate? Nell'apparenza, forse, ma non nella sostanza. I cittadini di Salerno, oltre ad adorare il loro sindaco, iniziano a lamentare alcuni problemi: inquinamento del mare e dell'aria, inefficienza dei trasporti pubblici, senso di insicurezza.
In uno stato cosi' grande di informazione distorta la speranza e' i cittadini di salerno inizino a capire da soli le connessioni tra il crescente peggioramento e quel "bisogno di modernita'", che qui, in USA, dove temporaneamente risiedo, e' esploso in tutta la sua drammaticita' e dove attualmente si cerca di riparare i danni ridimensionando l'uso dell'urbanistica di facciata tanto esaltata dalla nostra amministrazione a favore di interventi che prediligano il cittadino e la sua esigenza di socialita'. L'effetto piu' drammatico di questa cosiddetta urbanistica moderna, a cui De Luca si rifa', ben lontano dall'essere chiaramente compreso, e' la disintegrazione dell'identita' locale e la mancanza di motivazione e strumenti per costruire aggregazione sociale, il nucleo del vivere civile.
La domanda rivelatrice, che noi tutti dovremmo porci, per comprendere quale sia la direzione di una urbanistica davvero moderna e' sem
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Re: SALERNO: LA CITTA' DEGLI GNOMI (Voto: 0) di AN il Lunedì, 16 febbraio @ 21:44:35 CET | Tommaso alle 19.05 del 16 febbraio AMMAZZA, CHE ZOZZERIA!
Carminealle 20.51 del 16 febbraio Per me va bene, basta che la fanno trasparente, per poter vedere sia la costiera che l'hotel salerno. vi sembra buona l'idea, a me piace ...
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