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"Chiunque dovrebbe accostarsi a qualunque, anche piccola, manomissione di uno scenario, di uno sky-line con estrema cautela, col rispetto che meritano gli uomini che per generazioni lo hanno formato per viverci e quelli che lo hanno impresso nella propria memoria allorquando se ne sono dovuti allontanare e che godono nel ritrovarlo quando ritornano." Ritorniamo sul Monstrum di Salerno e pubblichiamo un intervento dell'Ing.Felice Bottiglieri. Si ritorna e si approfondiscono gli aspetti tecnici e urbanistici del gigantesco palazzone, che l'attuale amministrazione vuole piazzare nel punto più suggestivo del Centro storico, stravolgendo i più elementari criteri di urbanistica, schiacciando con una costruzione mastodontica, geometrica e disperante, la storia preziosa di quei luoghi, il senso comune. http://www.facebook.com/note.php?created&&suggest¬e_id=62278957812&id= http://www.facebook.com/note.php?note_id=61905807812(G.S.-16/02/09). Su anologhi argomenti: SALERNO: RIMOSSO IL CONO GELATO GIGANTE. LA CITTA' NON E' PIU' LA STESSA. I LUOGHI DI UNA CITTA' E LA SUA STORIA. POLITICA. Sintesi delle osservazioni di Italia Nostra al P.U.C. di Salerno. L'analisi di Italia Nostra sul PUC di Salerno.
Felice Bottiglieri Finalmente! La foto pubblicata da “Il mattino” ha tutti i crismi dell’ufficialità: Dobbiamo ringraziare l’autore del montaggio per averci offerto sufficienti spunti per alcune osservazioni. Le mie? Eccole.
1 – Anche in relazione a recenti interventi sullo stesso giornale ed altri locali: escludo che il territorio - e men che meno un ambito urbano consolidato - possa essere considerato un campo per l’addestramento di nuove leve o di vecchie glorie dell’architettura.
2 – Chiunque dovrebbe accostarsi a qualunque, anche piccola, manomissione di uno scenario, di uno sky-line con estrema cautela, col rispetto che meritano gli uomini che per generazioni lo hanno formato per viverci e quelli che lo hanno impresso nella propria memoria allorquando se ne sono dovuti allontanare e che godono nel ritrovarlo quando ritornano.
3 – L’esempio che abbiamo ora sotto gli occhi è la più macroscopica, prepotente, violenta, immotivata negazione di quei principî che difficilmente possono essere contraddetti.
4 – Guardate le dimensioni del nuovo oggetto rispetto a tutti gli altri elementi che compongono il “quadro”: dall’ edificio scolastico “Barra”, alla villa comunale, al Teatro “Verdi”. Trovo veramente demenziale il confronto che l’arch. Villani propone con la Reggia di Caserta: possibile che non ha esaminato, per quell’intervento, la cartografia del “prima” e del “dopo” che gli avrebbero consentito di percepire l’abissale distanza tra l’atteggiamento dell’odierno progettista e quello del Vanvitelli?
5 – Dal “sentito dire”, da quello che può agevolmente rilevarsi dalla fotografia pubblicata, da un non difficile calcolo della convenienza economica per l’operatore privato (alcuni decenni orsono si sarebbe detto “lo speculatore”) può desumersi che l’edificio non sarà meno alto di una quarantina di metri! Ebbene: ho scattato una serie di fotografie a distanze variabili di ~ 50 metri l’una dall’altra allontanandomi dall’esistente Hotel Jolly sul viale esterno del lungomare. Non è necessaria un’operazione di “rendering” per accorgersi che un manufatto di tali misure cancella dalla visuale ad una distanza di circa cinquecento metri perfino il S.Liberatore! Ovviamente la cancellazione delle “vedute” è anche ben più penalizzante per tutti gli abitanti – ma anche per tutti gli “occupanti” per diverse motivazioni – degli edifici di un lungo tratto del lungomare e non solo: ma chi se ne importa? Peggio ancora se la vedranno gli scolaretti delle elementari “Barra” che perderanno, oltre al sole, anche lo sfondo del mare, oggi inquadrato dalle fronde dei tigli e dei platani, risonanti dei concerti offerti dagli stormi di uccelli che vi si posano. E del paesaggio ormai storicizzato fanno parte non solo il turrito palazzo Barone, testimonianza di uno stile che anche a Salerno ebbe episodi non trascurabili, ma anche i ponti dell’autostrada Cava-Salerno che ben altro architetto-urbanista ebbe ad apprezzare – e proprio per il sapiente inserimento nel paesaggio - dalle colonne de “l’ Espresso”: tutto cancellato!
6 – Tralascio altre considerazioni di contenuto paesaggistico, urbanistico, architettonico. Immaginiamo per un momento la destinazione d’uso di gran parte di quell’edificio: ormai consistenti porzioni del patrimonio edilizio privato, anche nel centro urbano più consolidato, sono destinate ad uffici e tale è immaginabile la destinazione prevalente del progettato edificio di “Piazza della libertà”. Che deserto la sera, che incubo quella mole oscura che ti incombe addosso!
7 – Ed, ancora: non vi sembra che si va a creare una “dissonanza” tra il progettato edificio e la stazione marittima in costruzione (chissà per quanto ancora!) E non solo - e non poco – per il “peso” assolutamente inconfrontabile (forse sopportabile solo in una galleria di modelli, da “Biennale d’architettura”) ma anche per il “senso” che gli oggetti urbani possono esprimere: usciti dalla stazione marittima i viaggiatori (i “turisti” per gli ottimisti) si imbatteranno nella “convessità” dell’edificio, altro che accoglienza a braccia aperte!
8 – Quest’ultima considerazione, non disgiunta dalle precedenti, induce ad una inversione di congetture, verso una fase “costruens”.
Il verso giusto i viaggiatori per mare potrebbero “riceverlo” se questo maestoso oggetto di architettura fosse realizzato in altro punto dello sfondo portuale, liberato dall’ingombro delle…laboriose grues: ad esempio in corrispondenza (o quasi per evitare di nascondere altro “brano” dell’insediamento urbano ben impresso nel paesaggio) del molo “trapezio”, gareggiando in dimensioni con i piloni del viadotto, anch’esso, ormai, parte insostituibile del “paesaggio” e non del tutto occultabile dall’edificio.
Non potrebbe, così ed in tale posizione, costituire la sognata “porta ovest” della Città?
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