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PRETI MARXIANI

L'Osservatore Romano, anticipando un intervento sulla Civiltà Cattolica, pubblica estratti di un saggio su Marx, che viene trattato non come l'anticristo, ma come un tale che ha detto parecchie cose condivisibili...

©L'Osservatore Romano - 21 ottobre 2009
"È in uscita il nuovo numero della rivista quindicinale "La Civiltà Cattolica". Pubblichiamo un ampio estratto di uno degli articoli presentati." Segue articolo. (G.S. 21/10|09).



È in uscita il nuovo numero della rivista quindicinale "La Civiltà Cattolica". Pubblichiamo un ampio estratto di uno degli articoli presentati.


Dalla miseria del proletariato dei suoi giorni Karl Marx ha tratto la conclusione che l'alienazione possa essere neutralizzata soltanto con l'eliminazione del capitalismo e l'abolizione della proprietà privata. La storia del marXIsmo ci ha insegnato però che tutti i tentativi di introdurre il comunismo con la violenza sono finiti in una ingiustizia e in una miseria ancora più grandi. Che cosa rimane dunque del Marx filosofo ed economista venti anni dopo la caduta del Muro di Berlino?
La novità dei manoscritti di Parigi consisteva nel collegare i problemi antropologici e filosofico-sociali con quelli economici. Come Marx mostra con evidenza, i princìpi e le teorie della scienza economica non vagano nel vuoto. E ciò vale soprattutto per l'oggetto fondamentale di ogni faccenda economica, il denaro. Il capitale, a ben vedere, non è altro che una trattazione della natura del denaro. Marx ha lavorato per più di trent'anni alla sua opera principale, di cui ha completato soltanto il primo volume.
Contrapponendosi criticamente ai rappresentanti dell'economia politica classica, Adam Smith e David Ricardo, Marx cerca di trasformare il denaro in capitale. Mentre il denaro che uno possiede serve in linea di principio a essere scambiato per procurarsi le cose più diverse delle necessità quotidiane, la funzione pagamento del capitale è puramente teorica. Chi possiede o vuole possedere capitale, desidera che esso si accresca. Questo desiderio non è per nulla segno di particolare cupidigia o di infamia, ma mostra semplicemente quale sia la vera e propria funzione del capitale.
Il capitale per Marx si origina, per così dire, come prodotto secondario del lavoro, quando l'imprenditore vendendo la merce prodotta guadagna più di quanto paghi per retribuire gli operai.
L'imprenditore ha bisogno certo di denaro per acquistare macchine e materie prime, con le quali produrre nuova merce; ma trae il proprio profitto soltanto quando rifiuta di concedere agli operai la loro giusta partecipazione al ricavo dalla vendita. Il capitale aumenta soltanto grazie al lavoro prestato dagli operai al di là della misura del valore della loro forza lavorativa. "Esso produce plusvalore, che sorride al capitalista con tutto il fascino di una creazione dal nulla".
Benché la teoria marXIana del valore presti il fianco a molte obiezioni sul piano dell'economia, in tempi recenti ha suscitato nuovo interesse. Sollecitata dai lavori preliminari a Il capitale, disponibili ora con la pubblicazione dell'edizione critica integrale delle opere di Marx e Engels, soprattutto in Germania e in Italia è sorta una cosiddetta nuova lettura di Marx, che tenta di liberare da una visione deterministica della storia i primi elementi critici del capitalismo, formulati dal Marx maturo. Essa parte dalla supposizione che l'ingiustizia sociale che si può constatare ovunque nelle società capitaliste non sia semplicemente la conseguenza di una condotta individuale errata, ma trovi il suo fondamento ultimo nella maniera in cui il denaro diventa capitale, che si suppone aumenti da solo. Secondo questi studi, Marx avrebbe evidenziato che, contrariamente alle apparenze esterne, il denaro non sarebbe un semplice oggetto di scambio e non sarebbe esatto dire che il denaro in banca o in borsa "lavori" per il suo padrone. Non è certo esagerato dire che nulla più del marXIsmo ha danneggiato l'interesse per il Marx filosofo. L'abuso ideologico, durato per decenni, e l'eccessiva esaltazione del significato del suo pensiero ha condotto, da un lato, a un rifiuto risoluto e, dall'altro, a ostinati equivoci. A vent'anni dalla fine della guerra fredda dovrebbe ormai essere giunto il tempo di tracciare un bilancio equilibrato.
A questo scopo è indispensabile distinguere il Marx del partito comunista e del suo amico Engels dal Marx giovane e dall'autore de Il capitale. Inoltre bisogna dare la preminenza all'osservatore critico rispetto al dogmatico rigido. Proprio le ricerche condotte sull'evoluzione del suo pensiero hanno mostrato che Marx nelle sue convinzioni era meno determinato di quanto comunemente si supponga.
Infine, un dibattito che voglia essere produttivo presuppone si sappia distinguere attentamente tra le varie pietre che compongono l'edificio del pensiero marXIano. Così, ad esempio, nessuno più troverà convincente la concezione materialista della storia, che considera la "produzione materiale della vita immediata come fondamento di tutta la storia". E così pure è troppo riduttiva la visione materialista dell'uomo, secondo la quale la nostra cultura si può comprendere soltanto in base ai bisogni fisici e all'attività concreta dell'uomo.
Con questo tuttavia non si vuole pronunciare un giudizio sul lavoro alienante né è risolto il problema dell'origine del plusvalore. Questi sono i problemi che dovrebbe affrontare oggi lo studio di Marx. Dobbiamo essere grati al filosofo per l'idea che l'uomo va considerato anche alla luce del modo di produzione e della forma di gestione economica che predominano in una società.
Dopo il fallimento del comunismo non si tratta certo di condannare ogni proprietà privata come cattiva o ingiusta in se stessa. L'esperienza del secolo scorso ha mostrato a sufficienza che le difficoltà che sono venute aumentando con l'industrializzazione non si possono superare collettivizzando la proprietà. Tanto più urgente si pone il problema di un'equa partecipazione di tutti gli uomini, e non soltanto dei possidenti, ai processi decisionali economici e politici. Il fatto che a una gran parte dell'umanità rimanga interdetta una compartecipazione sociale può essere considerato con Karl Marx come un'alienazione dell'uomo da se stesso, in quanto essere sociale.
Un altro aspetto dell'alienazione, di cui siamo decisamente ancor più consapevoli, è quello che riguarda l'uomo nei confronti della natura. Non occorre essere materialisti per riconoscere che si deve stabilire una certa sintonia tra quell'essere vivente che è l'uomo e il suo ambiente naturale. Non si tratta semplicemente di rapportarsi a uno spazio vitale o di procurarsi del cibo, ma di tener conto dell'uomo che è costituito da una unità di corpo e di spirito. Lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali e la distruzione dell'ambiente che ne deriva, mostrano quanto sia necessario formarsi una visione integrale dell'uomo.
Infine dobbiamo chiederci con Marx se le forme di alienazione, di cui si è parlato, trovino il loro fondamento originario nel sistema capitalista. Benché oggi si sia ampiamente d'accordo sul fatto che la teoria marXIana dei salari e dei prezzi non trova rispondenza nelle situazioni economiche concrete, la questione dell'origine del plusvalore non ha perduto per nulla la sua legittimità.
Se il denaro come tale non si moltiplica da se stesso, da dove deriva allora la rendita e come si spiega l'accumulo dei beni nelle mani di pochi? Ad ogni modo non sembra finora contraddetta la tesi marXIana che alla fine è sempre il lavoro reale degli uni quello che crea la ricchezza eccessiva degli altri. Ovviamente questa affermazione va inquadrata e sfumata alla luce di altre considerazioni, come ad esempio il ruolo dell'intelligenza, del sapere accumulato, del tempo, della quantità di risorse naturali disponibili nella formazione del capitale.
Certo, è divenuto moda comune contrapporre l'"economia di mercato", intesa in senso positivo, al "capitalismo" inteso nella sua accezione negativa. Ma questa contrapposizione resta imprecisa, finché non viene sostenuta da una teoria generale del denaro. Anche da questo punto di vista non conviene, oggi come in passato, lasciare semplicemente alla sinistra la critica dell'economia politica di Marx.


(©L'Osservatore Romano - 21 ottobre 2009)

 
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