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GLI STRACCIONI DI OLIVIERO

Straccioni si nasce o si diventa ? La disinformazione come metodo.
Oliviero Bea, uno dei tanti specialisti del "chiagnere e fottere" dell'Italia mediatica, ha dedicato quasi un terzo dell'orazione funebre  in onore di Giorgio Albertazzi al fatto che, in occasione della dipartita del Maestro, sia uscita fuori la sua adesione alla Repubblica Sociale di Salò. Quelli che l'hanno sollevata sarebbero, a suo dire, degli "straccioni".
Se Oliviero Bea fosse ancora un giornalista, e cioè uno che racconta ciò che vede e ciò che sa al pubblico, piuttosto che raccontare quel che 'si deve', probabilmente ci risparmierebbe simili ignominie.
Chi riesce ancora a distinguere tra i fatti e le chiacchiere, sa che non è stata messa in discussione la semplice adesione del giovane Albertazzi alla RSI.
Metà della nomenclatura comunista aveva aderito al fascismo, più o meno profondamente, per non parlare dei futuri leader della DC, di intellettuali e premi Nobel...
Il problema è che un intero paese, Sestino in provincia di Arezzo, ricorda le gesta eroiche del Maestro, quando nel '44 fucilò un povero ragazzo nel cimitero del paese.
Il fascismo c'entra poco o, addirittura, niente.
Gli 'straccioni' vorrebbero almeno sapere delle qualità degli eroi che gli Olivieri Bea ci propinano e celebrano nelle tenute dei propri amici.
Segue pezzo di archivio di Repubblica.
31/05/2016



SESTINO RIFIUTA LA PACE CON GIORGIO ALBERTAZZI

SESTINO Una lettera non basta. Non si può fare un incontro se non c' è chiarezza, se non si conosce la verità. La strada che va da Roma a Sestino è ancora lunga. Ruggero Ruggeri, 54 anni, insegnante, sindaco democristiano di Sestino, non è disposto a incontrare Giorgio Albertazzi. L' attore ha scritto una lettera pacata, accorata, che elogia gli abitanti del paesino, che era ed è civile. Più accesa la polemica Ha chiesto un appuntamento per ricordare insieme Ferruccio Manini. E' il giovane fucilato nel paesino toscano da un plotone che si vuole guidato dall' attore. Ma risposta è un no e la polemica continua, più accesa di prima. Ormai si sono riaperte ferite mai completamente cicatrizzate e buona parte della Toscana sta mettendo sotto accusa l' attore fiorentino. Ad Arezzo è spuntato anche un nuovo testimone, il segretario di una scuola, che addebita pesanti colpe a Giorgio Albertazzi: il 28 luglio del 1944 ha comandato il plotone di esecuzione che ha fucilato Ferruccio Manini e ha sparato un colpo alla nuca del giovane. Nessuno sembra aver dimenticato quei torbidi giorni ed il fantasma dell' attore, sottotenente della Repubblica di Salò, aleggia sulla regione. Di colpo non è più il divo da amare, da applaudire, da ricompensare. Per la tragica storia di Sestino ad Albertazzi è stato tolto un premio, il Castiglioncello, che gli doveva essere consegnato il 17 agosto. Il riconoscimento andrà a Marcello Mastroianni, a coreografi, ballerini, ma non all' attore toscano. Sui motivi del ripensamento non ci sono dubbi.Ho telefonato al sindaco di Sestino per sapere se le accuse hanno qualche fondamento ha spiegato Giuseppe Danesin, primo cittadino di Rosignano Marittimo e membro della giuria del Castiglioncello e mi sono convinto dell' opportunità di non attribuire il premio ad Albertazzi. Sì, Sestino insiste: Albertazzi è colpevole. Lui si proclama innocente. Non posso pentirmi di azioni che non ho mai commesso, ha affermato nella lettera indirizzata al sindaco di questo antico paesino, 2000 anime, situato a due passi dal confine con l' Umbria. Non si parla d' altro in questi giorni e quelli che fino a ieri erano semplici sussurri sono diventati ruggiti. Quello che sapevo l' ho sempre detto, non l' ho mai nascosto. Io Albertazzi in camicia nera l' ho visto bene racconta Giancarlo Bartolucci, segretario della scuola media IV Novembre di Arezzo nel 1944 avevo tredici anni. La mia famiglia si era rifugiata nella zona di Sestino. Quel giorno ero in paese, insieme a mio zio Umberto che è morto due anni fa. Vidi passare un ragazzo in mezzo a un gruppetto di fascisti. Aveva la camicia aperta, i capelli rasati. Dietro il gruppo c' era il sottotenente Albertazzi in camicia nera e stivali. Mi nascosi mentre entravano nel cimitero prosegue dopo poco uscì don Pasquale Renzi e attraverso il cancello vidi tutta la scena. L' unico che era vestito da ufficiale si mise al comando del plotone d' esecuzione. Poi prese la pistola e sparò un colpo alla nuca del giovane, il colpo di grazia. Era Albertazzi. Sono 45 anni che lo dico. Non l' ho mai dimenticato. Quel giovane, Ferruccio Manini, era un ex repubblichino passato nelle file dei partigiani. Nella sua autobiografia, Un perdente di successo, Albertazzi sostiene che morì gridando viva il duce ma che il plotone, composto da otto soldati estratti a sorte, era comandato da un maresciallo maggiore. Dei giorni di Sestino nel libro l' attore ricorda anche otto soldati morti, ritrovati con la M rossa, che la Tagliamento portava sulle mostrine, infilata negli occhi. Non è vero replica il sindaco di Sestino ma quello che trovo più offensivo nel comportamento dell' attore è il tono delle dichiarazioni. Nessun pentimento, nessun sentimento, verso un caduto a cui abbiamo tributato doverose onoranze. Non mi sento di stringere la mano a quest' uomo il cui pensiero cozza contro i miei principi morali. Riconosco i miei errori Del caso Albertazzi a settembre ne discuterà il consiglio comunale. E intanto in paese si misura ogni parola della lettera dove Albertazzi, che era stato invitato a Sestino, si dice dispiaciuto che una infelice intervista abbia turbato i rapporti civili che stavano per stringersi. Mai in nessuna occasione scrive ho offeso Sestino, nÚ affermato che qualcuno dei sestinati in quel tempo abbia commesso atti di violenza...quando dico che non mi pento non significa non riconoscere i miei errori giovanili che voglio mantenere presenti alla mia coscienza, non seppellire in un facile pentitismo che non mi assomiglia. Ma a Sestino non basta. Forse anche perchè nel 1944 Albertazzi era l' amante della donna più bella del paese, nell' autobiografia definita una pantera. E' una strettissima parente di quelli che accusano l' attore.



 
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