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LO STRANO FENOMENO DEI 'RIVOLUZIONARI' BENESTANTI

'A PROPOSITO DI FUSARO', da 'Interferenza'.
C'è chi di rivoluzione ci campa (con onori e prebende) e chi di rivoluzione ci muore ...
Non c'è dubbio, vi sono rivoluzionari che stanno in TV in servizio permanente effettivo, ed altri che muoiono a causa di uno sciopero della fame, senza che nessuno sappia o dica nulla: come nel caso dell'indipendentista sardo Salvatore Meloni, di 74 anni, morto lo scorso aprile, in carcere per 'reati fiscali'; oppure, come qualche 'no-tav' che si sta facendo qualche annetto di carcere per 'terrorismo'...
Angkor - SA/08/7/2017.



A proposito di Fusaro 

Imperversano da parecchio tempo sui social tanti articoli (critici) nei confronti del nuovo fenomeno mediatico rappresentato dal sedicente filosofo, Diego Fusaro, contestualmente al suo imperversare in tutte le televisioni, dalla Rai a Mediaset, alla 7 e nelle più disparate trasmissioni (più collaborazioni vari quotidiani, magazine, ecc.).

Da quelle per casalinghe (nulla contro le casalinghe ma la mattina la televisione la possono vedere solo loro…) ai talk show politici di vario genere. Il “filosofo” Fusaro è invitato pressochè ovunque.

La logica ci dice che se fosse veramente un intellettuale dissidente, o meglio ancora sovversivo, non sarebbe invitato da nessuna parte. Facciamo un paio di esempi così ci capiamo senza tanti giri di parole.

Ammettiamo che Fusaro (o chiunque altro) sostenesse apertamente che Israele è uno stato razzista, neocolonialista e imperialista che fonda la sua stessa esistenza sulla guerra e sul terrore di stato sistematico e che fin dalla sua fondazione ha ucciso impunemente decine di migliaia di innocenti oltre a mandare i suoi sicari in giro per il mondo ad assassinare dirigenti dell’OLP o semplici intellettuali palestinesi, secondo voi sarebbe invitato a presenziare nei vari talk show?

Facciamone un altro. Se Fusaro (o chiunque altro) sostenesse apertamente che il femminismo è una ideologia sessista, interclassista, antimaschile, e del tutto funzionale e organica al sistema capitalista dominante, secondo voi sarebbe invitato a presenziare nei vari talk show?

La mia opinione è che se Fusaro o chiunque altro sostenessero simili tesi (cosa che noi facciamo, e infatti non solo non ci invita nessuno ma siamo anche finiti nella lista di proscrizione dell’Osservatorio sull’antisemitismo con l’infamante e spregevole accusa di essere degli antisemiti…non parliamo poi di quello che dice di noi la “sinistra” politicamente corretta e femminista…) non solo non sarebbero invitati ad intervenire da nessuna parte ma non verrebbero assunti neanche come bidelli. E invece il “nostro” fa il professore universitario, oltre a presenziare in tv e in tutti i convegni a cui viene invitato, il più delle volte, a quanto si dice, dietro lauto compenso. Né più e né meno di qualsiasi altro presenzialista, sia esso di destra o di “sinistra” (Fusaro dice di non essere né di destra e né di “sinistra” quindi è pure avvantaggiato, anche se risulta simpatico prevalentemente a destra).

Ergo, se la logica non è acqua fresca, Fusaro non può oggettivamente essere un intellettuale dissidente, men che meno sovversivo. Fusaro non è neanche un filosofo, a mio parere, perché i filosofi sono coloro che partoriscono una tesi autonomamente. Fusaro non ha mai partorito nulla di suo, ha soltanto rielaborato il pensiero di altri e in particolar modo quello del suo maestro, Costanzo Preve, troppo poco “animale mediatico”, troppo spigoloso e troppo poco politicamente corretto per poter diventare un fenomeno mediatico.

Fusaro è un brillante, colto, intelligente e dialetticamente dotato docente di filosofia, e quindi un ottimo affabulatore. Ha capito che poteva ritagliarsi uno spazio mediatico rileggendo alcune tesi del suo maestro che opportunamente rielaborate potevano risultare funzionali al cosiddetto mainstream ideologico-mediatico dominante. Fusaro infatti mescola Marx e Gentile (come può, lo sa solo lui, ma tant’è…), dice che i rossi e i neri debbono smetterla di azzuffarsi, che bisogna andare oltre la destra e la sinistra, che bisogna unirsi contro la cupola capitalista finanziaria che governa il mondo e tanto altro ancora nel quale non entro per ragioni di spazio e perchè ce ne siamo già occupati diverse volte in altre occasioni.

Va ovunque lo invitano, ha flirtato con la Lega Nord e poi l’ha abbandonata, voleva dialogare con quelli di Casa Pound e poi ha desistito (dice lui perché alcuni “antagonisti” lo avrebbero minacciato, ma secondo me è una balla; penso piuttosto che alcuni suoi amici più savi lo abbiano fatto riflettere sull’opportunità di evitare un simile scivolone). Insomma, il buon (si fa per dire…) Fusaro va ovunque, tranne nei luoghi che dovrebbe frequentare un autentico intellettuale sovversivo, sia esso organico o non organico: i luoghi di lavoro, le periferie, i quartieri popolari, oppure le situazioni di lotta e di scontro sociale concreto. Solo un caso? Non credo.

In una fase storica come questa, dove obiettivamente la confusione (creata ad arte) è tanta e il livello di coscienza politica e di classe ha toccato lo zero, le posizioni di Fusaro possono far presa e in effetti fanno presa su molti, sia a destra che a sinistra. Lui le condisce un po’ di più (perché è infinitamente più colto e intelligente) di un Di Maio, ma poi alla fin fine il brodo risulta essere lo stesso.

In televisione fa la sua porca figura, come si suol dire, perché effettivamente è un “animale televisivo”. Recita la sua parte di intellettuale dissidente, che non è, e per questo risulta comodissimo per un sistema che è abilissimo a costruirsi il dissenso su misura. Il giornalista Paragone tentò la stessa operazione con Paolo Barnard, tutto sommato un discreto animale mediatico anche lui (pur se completamente diverso da Fusaro), ma poi fu costretto a mollare. Barnard è un fervente sostenitore della causa palestinese e non fa mistero di essere un antisionista. In più se ne uscì con dichiarazioni poco politicamente corrette sulle donne (che sarebbero più ciniche o più “cattive” degli uomini, o cose simili, non ricordo bene…) e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, oltre all’accusa di golpismo (o simile) all’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Gli fu chiesta un’autocritica (per la sua dichiarazione sulle donne…) che rifiutò di fare e a quel punto fu cacciato su due piedi (salvo poi, dopo una mezza autocritica a posteriori e a mezza bocca, fare un altro paio di comparsate, secondo accordi sindacali, come si suol dire, per poi sparire del tutto…). Insomma, un personaggio inaffidabile (secondo il loro punto di vista), non sai mai come se ne potrebbe uscire durante una trasmissione. E infatti anche Paragone ha da tempo ripiegato su Fusaro. Il quale è tutt’altro soggetto, con lui si può stare tranquilli. Recita la parte che è chiamato a recitare, nessuna nota stonata, tutti sono contenti, è pure caruccio, il che non guasta (nulla a che vedere con la faccia da matto, lo dico in senso buono, di Barnard…), e il dibattito si arricchisce di una voce apparentemente fuori dal coro.

Fin qui Fusaro.

Ora, cosa succede? Che molti “intellettuali” (non si capisce perché definirli tali dal momento che non producono nulla di nulla che non sia la rielaborazione di concetti ultra noti), per lo più tromboni, trombe e tromboncini (o aspiranti tali) del mondo accademico e mediatico, hanno cominciato il tiro al piccione nei confronti di Fusaro. La qual cosa fa pensare. A me che sono un birichino fa pensare una cosa molto semplice. E cioè che siano rosi dall’invidia per il successo mediatico di Fusaro e che vorrebbero essere al suo posto. In fondo è umano, tanto umano.

Fino a un po’ di tempo fa, oltre al sempiterno Sgarbi che, come si dice in gergo, fa sempre brand e trend, tra i presenzialisti più gettonati, figuravano “professoroni” come Umberto Galimberti e Stefano Zecchi. Anche Bertinotti, a dire il vero, è stato molto gettonato per lungo tempo, e infatti era innocuo oltre ad aver portato il suo partito alla dissoluzione.

E dove starebbero, di grazia, tutti questi intellettuali sovversivi? Io non ne vedo uno che uno, per lo meno fra quelli noti (ma anche tra le seconde file…) , fra quelli che hanno i loro spazi sulle televisioni, sui quotidiani, sui magazine e sulle riviste dei grandi gruppi editoriali (e anche di quelli più piccoli). Eppure anche e soprattutto fra questi ci sono i più acerrimi critici di Fusaro. E con quali credenziali, mi chiedo? In virtù di quali particolari meriti filosoficie e politici si permettono di criticarlo? Perché, cos’hanno di diverso o di migliore rispetto a quest’ultimo? Esprimono forse una reale criticità nei confronti dell’attuale contesto sociale? Ma non scherziamo neanche. Se lo facessero, come abbiamo già spiegato, non potrebbero avere lo spazio che hanno. O pensiamo che La Repubblica, L’Espresso, Il Corriere della Sera, Panorama, La Stampa e via discorrendo siano dei giornali rivoluzionari?

Sarebbe molto più dignitoso starsene tranquilli e in silenzio, aspettando che il “fenomeno Fusaro” si esaurisca da sé. Quando ciò avverrà non siamo in grado di saperlo e, ad essere sinceri, non ci interessa neanche. Anche perché una cosa è certa: a noi, anche ammesso di essere bravissimi, non ci inviteranno mai a presenziare o a pubblicare da nessuna parte per le ragioni che abbiamo spiegato prima.

Noi, cari i miei intellettuali finti critici e finti dissidenti, possiamo permetterci di criticare, anche duramente, Fusaro. Non voi. Quindi statevene buoni, godetevi il vostro posto al sole e anche se Fusaro vi fa un pochino d’ombra, fate finta di niente. Ci guadagnerete in dignità.

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Fonte foto: La Chiave di Sophia (da Google)

 

 

 



 
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