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VIAGGI : DIARI CUBANI.

L'Avana. In viaggio sull'"autopista". I miti sessuali. Trinidad.
... Ho regalato un libro alla moglie del medico che affitta la casa dove spesso sono ospite...Il libro costa 12 dollari, il medico ne guadagna 26 al mese...Alla mancanza delle cose essenziali si sopperisce con grande pazienza, fantasia, fierezza, sotterfugi, illegalità. Lo stato di necessità è la regola non scritta. Del resto per chi vive o convive in regioni come la Campania, c'è poco di che meravilgiarsi. Le probabilità di essere derubato o scippato a L'Avana, rispetto a Napoli, sono infinitesimali.
Le foto 1 - 2 - 3. (da Angor 1 - 23/08/06).


L'Avana.
Sono stato, alle dieci di sera, con Kenia a trovare due suoi amici (che non erano in casa) ed ho visto un quartiere di L'Avana, in versione notturna, che potrebbe essere - fatte le debite proprorzioni - l’equivalente di un quartiere periferico nostrano, dove i turisti non mettono piede .
Strade dissestate che pendono pericolosamente ora da un lato, ora da un altro, disseminate di enormi buche. Un’illuminazione rara e verdognola, angosciosa. Orrendi caseggiati di forme e grandezze diverse, costruzioni di un solo piano mischiate a casermoni che preoccuperebbero un recluso di Rebibbia. Porte, ringhiere e qualsiasi altro accessorio generalmente scassati, scardinati, arrugginiti, acconciati alla meglio. Si percepisce la presenza della miseria, intesa come mancanza delle cose essenziali, che sembra gridare come il vento che attraversa veloce quei muri di cemento socialista.
Una miseria di cui sono palesemente consapevoli gli abitanti di quest’isola e dalla quale cercano di liberarsi con ogni mezzo, con grande pazienza, fantasia, fierezza, sotterfugi, illegalità. Lo stato di necessità è la regola non scritta.
Del resto per chi vive o convive in regioni come la Campania, ha poco di che meravilgiarsi. E tuttavia le probabilità di essere derubato o scippato a L'Avana, rispetto a Napoli, sono infinitesimali.
Sono capitato a Cuba a fine anno. Noi “occidentali” ci lamentiamo delle nostre ricorrenze festive o vacanziere, ripetitive, squallide, notevolmente volgari, più o meno opulente ( ma immensamente e sfacciatamente opulente in confronto alla miseria della maggioranza del mondo), dando prova sistematica di mancanza di fantasia e di senso critico, non sapendo usare il tempo della vacanza e disperdendolo alla rincorsa di problemi insulsi: che comprare, dove andare, che regalo fare…
Ho regalato un libro alla moglie del medico che affitta la casa dove spesso sono ospite. Il solito Follet (mi è stato richiesto), non ricordo il titolo.
Il libro costa 12 dollari, il medico ne guadagna 26 al mese…
Il quadro cambia radicalmente se in una mattina di sole ti trovi improvvisamente in mezzo a frotte di adolescenti festosi che escono di scuola. E allora ti viene voglia di ripudiare il tuo paese. Il paragone non regge. Gli adolescenti delle nostre scuole sono infagottati e afflitti da aggeggi griffati, giubbotti, zainetti, cellulari; afflitti, quantomeno e loro malgrado, da modelli televisivi fasulli, con la testa piena di problemi. Quì è una esplosione di vita e di gioia. Le ragazze con le gonnelline arancione ridono e scherzano senza ritegno, parlano fitto, gesticolano col volto come fossero donne mature, sagge, di esperienza. Ma il loro confabulare, vociare, correre e scherzare ha un che di delicato, di comico innato e consapevole, di irriverente e gentile, di malizioso e schietto, mai invadente. I maschietti soccombono, sono generalmente sulla difensiva, non sono all'altezza della verve fantasiosa e teatrale delle coetanee. Si rifaranno negli anni a venire, visto l'alto tasso di machismo presente nella società cubana? Comunque sia, guardare gli studenti cubani che escono dalle scuole medie è una vero, impagabile divertimento.

I miti sessuali.
Sarai curiosa di sapere delle eventuali avventure erotiche per cui si viene a Cuba. Niente da fare. Qui le donne mi danno l’impressione di essere così schiette e naturali, che, a mio parere, dovrebbero disarmare qualunque persona, rectius, maschio normale. Per altro, le donne cubane, fatte le dovute eccezioni, non sono particolarmente belle.
Sono giunto alla conclusione che gli assidui frequentatori di Cuba per motivi sessuali, sono in realtà nostalgici o estimatori di bordelli a prezzi popolari.
Poi ci sono i maschi “euro-latini” ( europei di mentalità 'latina' ), atterriti dalla donna emancipata, che si illudono di trovare a Cuba una possibile compagna, più accondiscendente, oltre che molto più giovane. Questa ipotesi che rimanda ad una cultura para-coloniale ( perché una donna di un paese povero si presume accondiscendente), non pare confermata dall’esperienza.
Mi diverto a guardare le donne che mi piacciono, le quali, immancabilmente, che siano studentesse, massaie, impiegate di una delle innumerevoli aziende statali, mi sorridono. Che bello. Per scrupolo ho cercato di fare una breve inchiesta: le cubane sorridono perché mi individuano come turista o perché è un modo di reagire alle attenzioni dell’altro sesso? La risposta è che si tratta di un modo comune e disinibito di reagire. Ma se sei un turista ti sorridono di più.
Ovviamente, quando incontri qualche italico forzato del sesso devi inventarti qualche sciocchezza, perché se gli dici che non stai combinando niente o, peggio ancora, che vai distribuendo solo sorrisi, ti guarda come un poveraccio, un degenerato, una vergogna nazionale o non so cos’altro…

L'autopista.
Sarebbe buona regola guardare con attenzione la Peugeot 206, la Clio, la Palio o la minuscola Hunday che ti affittano a 50 dollari al giorno, specialmente se devi farci molti chilometri. La nostra Peugeot, trovata a 40 $, aveva la marmitta distaccata e rotto uno dei perni che sostengono il motore al telaio. Ce ne siamo accorti all’arrivo, visti i preoccupanti fragori che produceva sin dalla partenza. Ciò nonostante, siamo riusciti a percorre qualche migliaio di chilometri.
Quando si esce da La Vana ( e l’impresa non è semplice ) cambia tutto rapidamente. L’autostrada che porta al sud è uno sterminato budello semideserto, circondato da paesaggi di campagna tropicale, assolati senza scampo. Su quella che si chiama “autopista” sembrano avventurarsi rari viaggiatori, turisti e i pochi cubani che si muovono sulle mastodontiche e variopinte vetture americane degli anni 50/60. Montano quasi sempre motori diesel ( spesso vecchi e fumogeni Perkins), adattati alla bene e meglio. Poi ci sono i pulman per i turisti. Il resto dei cubani che si muove fa percorsi brevi e predilige l’autostop. L’ autopista è sede di venditori di riso che lo stendono per terra, e di altri variegati prodotti alimentari agitati agli occhi dei turisti, individuati da lontano per via delle macchine più piccole e più recenti.
E’ discretamente frequentata da poliziotti, in genere opportunamente mimetizzati, che ti danno l’alt se, ad occhio, superi il limite di velocità. Siccome escono all’improvviso, costringendoti ad una lunga frenata, non si affannano a correrti dietro, ma ti invitano a raggiungerli a marcia indietro. Sì, a marcia indietro sull'autostrada, tanto non passa nessuno. E’ inutile fare discussioni sulla velocità presunta ed effettiva, a Cuba non c’è l’Autovelox e perciò paghi i 10 $ e zitto. I soldi non li prende il poliziotto, ma saranno versati alla società che ti ha dato la macchina in affitto. L’autopista riserva altre sorprese da tenere in conto: è il caso, ad esempio di stare sempre molto attenti alla segnaletica e, in mancanza, alla strada. Le ipotesi di pericolo più ricorrenti sono la fine della corsia, oppure una ferrovia che ti taglia la strada. Nel primo caso rischi di finire a 140 all’ora su un fondo cosparso di breccia e buche, nel secondo di “volare” su binari non visti. E’ praticamente impossibile scontrarsi con un treno, sia perché sono piuttosto rari, sia perché viaggiano come lumache e soprattutto perché fanno un tale frastuono che li senti e li vedi molto più che un passaggio a livello chiuso. Che nel caso specifico, se non si fosse capito, non c'è.
(continua)



 
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