LE VERE CAUSE DELLA MORTE DI MIKE BONGIORNO
Data: Mercoledì, 09 settembre @ 01:08:01 CEST
Argomento: Televisione


Stamattina Rai 3 ha mandato in onda il film di Pietro Germi "Il cammino della speranza". Mike Bongiorno, dalla sua residenza di Montecarlo, l'ha visto ed morto di li a poco, travolto da un insostenibile senso di colpa, consapevole degli incalcolabili  danni prodotti dalla sua Tv commerciale... . Di seguito il link di un intervista a M. Bongiono condotta da Alain Elkan, un'altra condatta da Luca Telese e un estratto da Fenomenologia di Mike Bongiorno  di Umberto Eco. (SA - Angkor -08-25/09/09).



Stamattina Rai 3 ha mandato in onda il film di  Pietro Germi "Il cammino della speranza". Un film bello, forte, commovente. Solido nella sceneggiatura, nella fotografia, magari, per i più smaliziati, un pò melodrammatico e magari un pò didascalico. Ma intenso e vero. E' probabile che Mike Bongiorno, dalla sua residenza di Montecarlo, l'abbia visto e che, resosi conto dei danni incalcolabili prodotti con la Tv commerciale da lui creata (coi soldi di Berlusconi), non abbia resistito  e sia morto di lì a poco, sopraffatto dall'irresistibile senso di colpa sopraggiunto.
In effetti, un film come "Il cammino della speranza", se fosse sfiorato dallo sguardo di un ventenne o anche di un trentenne, lo lascerebbe del tutto indifferente. Quelle facce drammatiche di poveracci in viaggio in un mondo d'altri tempi, estraneo, e per giunta in bianco e nero, non riguarda in alcun modo la sensibilità delle giovani generazioni. La loro "estetica" delle immagini, dei comportamenti e della comunicazione contempla modelli affatto diversi, così distanti dalla drammaturgia della nostra storia recente, quella vera, da rendere queste rappresentazioni del tutto irrilevanti, anzi, più esattamente, "invisibili" a chi è cresciuto alla scuola simbolica e pervasiva - ed alla estetica vuota -  della TV commerciale.
Un "merito" non secondario di questa orribile deformazione della sensibilità, del senso comune e del senso estetico è da riconoscere al geniale presentatore italo americano, il quale ha brillantemente ed estenuantemente ideato e condotto infiniti programmi televisivi che hanno fatto della TV il regno della pubblicità che decide i palinsesti e la cultura del Paese. Una perfetta e micidiale macchina mangiasoldi e trita coscienze. (SA - Angkor -08-25/09/09).

 (Vedi: Capire il Cavaliere.)


Intervista di A. Elkan a M. Bongiorno  (...io devo, come del resto i miei colleghi, il benessere a Berlusconi, altrimenti noi saremmo ancora dei poveretti...)

Dal Trattato di semiotica generale di Umberto Eco
“Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. […] quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta. […] Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. […] In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. […] professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto. […] Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. […] Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più fecondo di lui. […] Mike Bongiorno è privo del senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso […] Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.






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