SERVI E PADRONI
Data: Martedì, 09 agosto @ 01:09:03 CEST
Argomento: Politica


Servi e padroni.
I giornalisti epurarti dalla Rai non mi suscitano  particolari emozioni per diversi motivi:
1) non vengono mandati in Siberia, rimangono con stipendi stellari ( da 200.000 a qualche milione all'anno) e spesso vengono promossi;
2) Normalmente vengono rimossi perché non dicono le cazzate che pretende l'ultimo dittatorello arrivato al potere; ma di cazzate (e/o omissioni) ne hanno dette e fatte a iosa, altrimenti non avrebbero occupato (magari per anni, come nel caso della Berliguer) il posto dal quale sono stati licenziati. Per la verità, la principale occupazione dei direttori di tastata, credo, non sia quella di dire cazzate, bensì di fare un lavoro più sottile e penetrante: scegliere le notizie da far passare, i tempi e i modi, gli uomini fidati che devono confezionare il tutto...;
3) La loro beatificazione dopo la caduta è per lo più un pessimo esercizio di ipocrisia nel quale non è da meno, tra gli altri, Marco Travaglio, che adesso trasforma in vittime della repressione renziana giornalisti come Giannini e la Berlinguer, storicamente allineati e coperti sotto le ali protettive dei D'Alema, dei Bersani, dei De Benedetti;
4) Esistono storie infinite di giornalisti non famosi, non direttori di testate nazionali, non gratificati dalla notorietà di massa, mobizzati, mortificati e mal pagati, di cui nessuno parla.

In definitiva, se il sistema è quello consolidato (e accettato con sommo gaudio se a proprio vantaggio), secondo cui ogni padrone si sceglie il 'suo' giornalista, inutile lamentarsi quando il padrone decide di cambiare cavallo.
In Italia, con responsabili della cosa pubblica del livello di Renzi, si toccano vette del ridicolo altrove irraggiungibili. Tuttavia, le regole mondiali del mainstream informativo sono quelle, e i padroni non sono i giornalisti.








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