ANTIFASCISMO MILITANTE. MA DOV'È IL FASCISMO ?
Data: Lunedì, 13 marzo @ 18:12:32 CET
Argomento: Politica


Leggo in giro che la manifestazione di Napoli contro Salvini è salutata da molti come un evento simbolico di lotta meridionale contro il razzismo e le forme di nuovo fascismo impersonate dalla Lega.
Una bella manifestazione napoletana, numerosa e vivace contro un provocatore come Salvini non può che essere un'ottima cosa. Anche se finita in disordini, eventualmente gestiti secondo i canoni cossighiani: botte da orbi e infiltrati.
È però fuorviante trasferire l'avvenimento al contesto meridionale, e magari rispolverare l'antifascismo militante. Napoli non è il Mezzoggiorno, che in una situazione di minore crisi economica e di minore disgregazione sociale ha votato in massa anche Lega, votando Berlusconi. Questi 'abbagli di sinistra' sono il frutto di una profonda inconsapevolezza delle cause di una crisi sociale ed economica senza precedenti per lunghezza e profondità. I pericoli di fascismo verranno anche da Salvini, ma la vera  origine del rischio autorirario è nellla crisi economica che mina le fondamenta della coesione sociale e della democrazia (e che attacca frontalmente la Costituzione), determinata e gestita, senza limite alcuno, dalle oligarchie finanziarie che governano l'Europa. Rispetto ad esse la 'sinistra' continua a balbettare.


Leggo i commenti dei molti rivoluzionari della domenica, contenti e appagati dall'antifascismo militante di cui hanno dato prova i manifestanti di Napoli, centri sociali e neoborbinici compresi, contro il fascista Salvini.
Il sindaco di Napoli ha assunto una posizione corretta: Salvini esprime ideologie razziste e fascistoidi; ha diritto di parola, ma non chiedete a me di preparargli il palco; Salvini non avrà motivo di lamentarsi per la pubblicità in più di cui ha goduto; il governo, grazie agli scontri di piazza, potrà campare un po' sugli allori sempre verdi degli opposti estremismi, ancor più meritati se gestiti secondo gli insegnamenti cossighiani; e i rivoluzionari della domenica per la prossima settimana saranno arci soddisfatti dello spirito antifascista e solidarista del popolo meridionale.
Il brutale sfruttamento dei migranti, lo schiavismo della piana di Gioia Tauro o di quella del Sele sono rimandati al rito penitenziale del solito scoop televisivo che si ripete mediamente una volta all'anno. Magari in occasione della uccisione di qualche bracciante 'clandestino' del quale si sia scoperto il cadavere...
Contemporaneamente ai fatti di Napoli si svolgeva un importante consesso della 'vera sinistra' (Fassina, Ferrero, Fratoianni, ecc.), riunita alla ricerca del piano B, ove mai fallisse il piano A (per indurre i vertici UE a cambiare politica economica). Come a dire: hanno scoperto con 20 anni di ritardo che l'euro è una fregatura ed ora studieranno per i prossimi 20 anni (litigando anche sulle virgole) strategie fallimentari per come combattere l'egemonia eurista. Fallimentari, se non altro per non avere alcun peso contrattuale per poterle solo proporre.
A me pare (ma non solo a me) che il progetto dell'euro, per le conseguenze che sta producendo nelle società europee, non è meno fascista di Salvini, il quale , per converso, organizza un convegno al mese dove spesso parlano economisti rigorosamente di sinistra negli unici spazi che hanno a disposizione, dal momento che 'la sinistra', da Renzi a Fratoianni, da Ferrero a Pisapippa, dall'alto della loro collaudata sapienza politica, non hanno mai consultato.
Perché ? Perché il piano A e il piano B sono cazzate, ma non vogliono sentirselo dire. Vladimiro Giacché, uno che di finanza se ne intende, insieme a tanti analoghi studiosi, spiega QUI che Shaeuble & C hanno già detto No ripetutamente ai vari piani A e B timidamente proposti da qualche socialdemocratico che ancora osa pronunziare il nome di Keynes.
E allora ? Allora, il nemico principale è l'euro, non è Salvini. Credere che la manifestazione di Napoli sia una importante tappa di democrazia e di antifascismo è fuorviante.
Lo è perché: la società meridionale ha molti più simpatizzanti di quanto si creda tra i fautori dell'ordine e dei muri, alimentati più dall'insipienza (volontaria ?) dello Stato nella gestione della sicurezza a tutti i livelli, che dalle odiose strumentalizzazioni salviniane (per paradosso si potrebbe sostenere che dopo, o insieme all'euro, è l'inefficienza, a volte persecutoria, dello Stato, a favorire sentimenti fascisti); il concetto di antifascismo militante è oggi un simulacro per rassicurarsi ogni tanto di essere ancora in vita, piuttosto che uno strumento di lotta lontanamente paragonabile a quando queste categorie politiche avevano un senso ben più pregnante e specifico;
gran parte della 'sinistra' non è affatto consapevole che l'Itlaia attraversa una crisi economica che è la più grave e prolungata della sua breve storia, e nemmeno è consapevole di quel che il crescere dell'insicurezza, e spesso della vera e propria disperazione sociale ed esistenziale sta producendo nelle viscere di una società che non è quella che racconta il piddino Michele  Santoro, Saviano, il Manifesto o i Talk televisivi...
Sa - 13/03/2017.






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