NOI SPERAVAMO
Data: Mercoledì, 23 gennaio @ 20:45:23 CET
Argomento: Politica


Il Manifesto, storica avanguardia della sinistra, assolve  il colonialismo francese: il CFA (la moneta che la Francia impone alle sue ‘ex colonie’) ‘non è un ‘tassa’ (certo, è un po’ peggio)  e ‘non fa male all’Africa’. La Cgil fa pubbliche manifestazioni contro Maduro . Sempre a sinistra plaudono al nuovo patto franco-tedesco e attendono, trepidi, di essere disossati, alla greca, dalla sapiente cucina dei crucchi...
E rimproverano i nostri baldi e giovani governanti, che si ribellano alle prepotenze franco germaniche (e ce ne sono !), in base all’assioma: ‘si sa, gli italiani non sono seri”. Loro, invece...
D’altra parte, ci troviamo con un ministro dell’interno, afflitto da ‘sindrome hubris’, che mostra in diretta permanente il personale godimento per gli effetti del suo geniale  ‘decreto sicurezza’. Molti dei migranti che già stanno qui, in aggiunta ad altri che arriveranno, diverranno clandestini e/o assoggettati a pesanti limitazioni, nella speranza, evidentemente, che in qualche modo scompaiano. Sempre per la ‘sicurezza’, ha riesumato il reato di blocco stradale (depenalizzato nel 1999). Sicché, a chi venisse in mente di manifestare, tipo gilets jaunes, rischierà da 2 a 12 anni di carcere!
E perché nulla ci manchi, nel 2019 le regioni più ricche, in barba alla Costituzione, sperano di acquisire nuove competenze inerenti a fisco, scuola, sanità. Niente paura, il pacco c’è stato già confezionato da Renzi, lo stesso che per le infrastrutture ferroviarie stanziava i fondi per il 98% da Firenze in su.
Le infrastrutture necessarie al Sud, magari, bisognerà elemosinarle da Zaia.
Ciò nonostante, io ancora spero che questo governo abbia qualche chance per invertire il processo di svuotamento, politico ed economico, cui l’establishment italiano ha portato consapevolmente il Paese, accettando e imponendo politiche recessive, utilizzando l’escamotage del ‘vincolo esterno’ (ce lo chiede l’Europa), in cambio della garanzia del proprio arricchimento; accettando supinamente una politica estera al servizio del blocco franco tedesco e rinunziando a giocare un ruolo nel Mediterraneo.
Alla fine della fase risorgimentale Lella Banti ha scritto il libro della disillusione, dal titolo: Noi credevamo. Dato il ridotto cabotaggio di questa Italia culturalmente e politicamente piccola e debole, attraversata da una grande sofferenza, saprebbe auspicabile non dover scrivere un più modesto, infelice: Noi speravamo.
SA-23/01/2019








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