P.ZZA SAN GIOVANNI. QUALCOSA STA CAMBIANDO, MA IL TEMPO E' POCO
Data: Martedì, 28 settembre @ 12:22:43 CEST
Argomento: Politica


Raccolgo, in sintesi, quello che mi sembra rilevante dell’esperienza di Piazza San Giovanni.

  1. Arrivato con un pò di anticipo, mi chiedevo quali valutazioni avessero fatto gli organizzatori per scegliere la piazza più grande e simbolica della capitale. Ma anche la più impegnativa, nel senso che un afflusso ridotto avrebbe moltiplicato gli effetti di un eventuale flop. La piazza si è andata riempiendo con un flusso lento e incessante, tanto che, ad un certo punto, la Tiziana Alterio, ha interrotto la sua appassionata orazione per dire: Ma siete in tanti. E’ meraviglioso!Prima domanda: Questo ‘popolo’, me compreso, è giunto da tutta Italia perché segue i vari canali dei social, Facebook e si scrive su Telegram? Credo sia molto più probabile che tanta gente si sia mossa perché ha toccato con mano, nell’esperienza concreta del covid e sulle tante piazze di grandi e piccoli centri, la sincerità, la solidarietà vera di medici, infermieri, militanti improvvisati che hanno aiutato, spiegato nei fatti, con le parole e le opere, il ‘grande inganno’, le sue caratteristiche, i suoi scopi. Questo, una volta si chiamava, nell’accezione più nobile:’lavoro politico’.
  2. La qualità degli interventi.
    Tutti gli interventi di P.zza San Giovanni, salvo, forse, il primo, erano ‘nuovi’ (nel senso di diversi dalle litanie politiche del mainstream), erano ‘politici’, erano centrati, ognuno con specifici contenuti, e in profonda sintonia ‘sentimentale’ con le centomila persone che sono venute ad ascoltarli. Dalle parole semplici e genuine della studentessa, al discorso più articolato dell’operaio metalmeccanico, che ha detto di essersi vaccinato, ben sapendo che il suo nemico non è il collega non vaccinato; che ha ricordato l’impegno e le lotte per la salvaguardia della salute nelle fabbriche nell’inverno del 2020, quando, quasi tutti i metalmeccanici  hanno lavorato (mentre gli altri stavano fermi) ‘per non mandare a picco il Paese’. “Nelle fabbriche non ci sono stati focolai, sebbene non avessimo nemmeno le mascherine per proteggerci”.
    Tutti i gli interventi avevano un nucleo comune che riguarda: il ‘grande inganno’ del Covid usato come strumento di attacco alle libertà costituzionali, e quindi ai diritti sociali ed alle condizioni economiche (una crisi economica finalizzata alla distruzione della piccola impresa ed alla drastica riduzione del costo del lavoro, non è possibile in un regime democratico); una visione finalmente geopolitica nella quale l’Italia è vista come un paese assoggettato a tecniche di destabilizzazione, per la sua posizione strategica, ma anche per le sue intrinseche capacità concorrenziali, se lasciato libero; ed anche una visione resistenziale. E’ sempre l’operaio metalmeccanico ad aver osservato che non avrebbe mai immaginato di vedere al suo fianco sul palco una vice questora della Polizia di Stato: “Questo avviene perché siamo in tempi simili a quelli del CNL”.
  3. E’ cambiato il linguaggio. Finalmente quelli che impropriamente possono definirsi i ‘dirigenti’ di questo movimento non solo parlano la stessa lingua del movimento, ma sono comprensibili e credibili ad altri milioni di soggetti, che hanno sperimentato la cura ‘intensiva’, violenta e vomitevole della comunicazione di regime. Un esempio per tutti è proprio il discorso della vice questora Nunzia Schilirò, che ha parlato col cuore ad una folla commossa, di diritto, di libertà inviolabili, di  una Costituzione vilipesa.
  4. L’organizzazione. Sono tantissimi i gruppi,  le sigle che lavorano ad un progetto che a me pare avere un suo DNA, che si snocciolava nelle analisi e nelle proposte, proprio sul palco di Piazza San Giovanni. Non c’è il settarismo utopico degli anni ’70 e nemmeno il verticismo tecnologico e impolitico che ha segnato la fine dei 5 stelle. E questo non è poco. E’ tutto (o quasi) nuovo.
  5. I tempi sono stretti. Un titolo dell’Antidiplomatico a fianco della faccia poco rassicurante di Draghi scrive: “Arrendetevi. Siamo pazzi”. In effetti, il ‘governo dei migliori’ sembra avere un programma molto stretto che deve portare avanti a tappe forzate e a qualsiasi costo. Nessuno ha idea su quale sia lo sbocco di questa furia vaccinista, legata ad un programma di controllo capillare e repressivo dei cittadini. E’ certo che porteranno il più avanti possibile un sistema di controlli e limitazioni dalle quali sarà sempre più difficile tornare indietro. Questo è il loro obiettivo minimo. Per quelli che hanno capito la natura del gioco e vogliono contrastarlo non c’è tempo da perdere.








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