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L'analisi di Italia Nostra sul PUC di Salerno

Assenza di valutazione dell'impatto ambientale. Una perequazione macchinosa e di problematica realizzazione. Spiagge convertite in verde pubblico con garage sotterranei. L'edilizia pubblica separata dalla città e praticamente irrealizzabile.

PREMESSA

            E’ operazione decisamente difficile la “rilettura” di tutto il materiale che si è accumulato nell’arco di circa dodici anni per giungere alla formulazione del P.U.C.

            E ciò sia per la mole dei documenti, sia per il tracciato non sempre comprensibile che ha avuto proprio l’ “accumulazione” dei “materiali”, frammisti, oltretutto, a realizzazioni estemporanee, a inglobamenti di progetti forzatamente ricondotti a compatibilità, ad anticipazioni, a inversioni di rotta, a previsioni azzardate, subito smentite.

            Ora, l’esigenza per l’Amministrazione di pervenire, finalmente, ad uno strumento regolatore, ha imposto un’accelerazione nella composizione finale che certamente non giova alla intelligibilità complessiva, soprattutto tenendo conto della diluizione temporale dei documenti propedeutici, nemmeno tutti portati a conoscenza di quanti avrebbero potuto utilmente fornire parere, mentre manca anche la conoscenza di quali di tali documenti abbiano o meno concorso alla  composizione del P.U.C.

            La ristrettezza del tempo che le norme procedurali concedono per la presentazione delle “osservazioni” – oltretutto “virtualmente” ridotto a motivo della scelta del periodo in cui tale tempo si è inserito – suggeriscono che l’Amministrazione non rinunzi all’apporto di ulteriori contributi che potrebbero pervenirle da osservatori, interessati soltanto al miglioramento del “prodotto”, certamente possibile in sede di esame delle osservazioni stesse.    

            E’ quanto “Italia nostra” auspica, nel produrre le osservazioni seguenti, che sono ispirate ai fini propri dell’Associazione che dalla sua nascita, attraverso l’obiettivo della tutela ambientale, dei valori culturali nel senso più ampio del termine, ha sempre concorso al miglioramento di ogni tipo di strumento regolatore delle attività modificatrici dell’ habitat: la riscoperta di tutti tali valori, la fruizione da parte di sempre più larghi strati di popolazione, la suscettività turistica che essi conferiscono anche a remoti siti del Paese danno continuamente ragione alle sue iniziative, ad onta di interessate ostilità da essa incontrate.

                       Pertanto le osservazioni – aventi ciascuna un diverso sviluppo - si riferiscono ad alcune opzioni di base del Piano che suscitano perplessità di natura ed interesse generale e, cioè:

-       1 - elusione dell’obbligo delle procedure di V.I.A. per il complesso degli interventi previsti nel P.U.C.

-       2 – tutela e valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici;

-       3 - dimensionamento e progetti di trasformazione urbanistica;

-       4 – interventi per l’obiettivo “turismo”

 

1 - ELUSIONE DELL’OBBLIGO DELLE PROCEDURE DI V.I.A. PER IL COMPLESSO DEGLI INTERVENTI PREVISTI NEL P.U.C.

            La direttiva 24/6/2001 n.42 della C.E. – G.U.E.21/7/01 n. 197 - , definisce, a livello comunitario, “l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di contribuire all’integrazione  di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che , ai sensi della presente direttiva, venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente.” (Art. 1)

            La medesima normativa, prevede, inoltre, l’obbligo di indicare e adottare misure di monitoraggio allo scopo di “individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti ed essere in grado di adottare le misure correttive che si ritengono opportune”.

            Per altro verso, la legge istitutiva del Ministero dell’Ambiente - Legge 8 luglio 1986, n. 349 -, il  Decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale, la, Legge Regionale Campania 22/12/2004 n.16, sanciscono, con varie accentuazioni e specificazioni, la obbligatorietà della valutazione dell’impatto ambientale in tutte le circostante nelle quali vengano progettate o programmate opere che comportino rilevanti trasformazioni del territorio.

         In particolare la legge regionale citata prevede all’art. 47:

1. I piani territoriali di settore ed i piani urbanistici sono accompagnati dalla valutazione ambientale di cui alla direttiva 42/2001/CE del 27 giugno 2001, da effettuarsi durante la fase di redazione dei piani.

2. La valutazione scaturisce da un rapporto ambientale in cui sono individuati, descritti e valutati gli effetti significativi dell'attuazione del piano sull'ambiente e le alternative, alla luce degli obiettivi e dell'ambito territoriale di riferimento del piano.

3. La proposta di piano ed il rapporto ambientale sono messi a disposizione delle autorità interessate e del pubblico con le procedure di cui agli articoli 15, 20 e 24 della presente legge.

4. Ai piani di cui al comma 1 è allegata una relazione che illustra come le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano e come si è tenuto conto del rapporto ambientale di cui al comma 2.”

            Nella relazione di piano, definita “Rapporto ambientale”, che accompagna il PUC 2005 si apprende, tuttavia, che lo strumento urbanistico approntato dall’Amm.ne comunale di Salerno ha carattere prevalentemente vincolistico, atteso che “le azioni previste dal piano non si possono definire “interventi”, bensì vincoli imposti a tutti i potenziali operatori, contenuti passivi che tuttavia svolgono anch’essi un fondamentale contributo per la configurazione ottimale del territorio”.

            D’altra parte il Piano non sarebbe altro che “un macro progetto urbano”, per cui esisterebbero “notevoli difficoltà concettuali e pratiche, a proposito della complessità e della indeterminatezza degli obiettivi ed effetti che il Piano prevede, e dei loro probabili tempi di attuazione, rispetto ad un vero e proprio progetto di una singola opera.”

            Sembra, perciò, di dover concludere che l’Amm.ne ritenga sostanzialmente inutile o irrealizzabile la valutazione di impatto ambientale, inutile la prospettazione di soluzioni alternative per una maggiore tutela dell’ambiente, superflua la illustrazione di quanto sono state tenute in conto le valutazioni sull’impatto nella concreta realizzazione del piano (art.47 L.R.16/04), nonché – e a maggior ragione – del tutto inutili le misure di monitoraggio ex artt. 9 e 10 direttiva 42/2001/CE.

            Infatti, il “Rapporto ambientale”, coerentemente alle sopra citate considerazioni giuridico-filosofiche, dichiara di fatto inapplicabili le normative comunitarie, nazionali e regionali. Procede alla elencazione delle caratteristiche del piano, omettendo qualsivoglia riflessione che possa riguardare le previsioni normative fin ora richiamate, procedure, analisi, simulazioni o interpretazioni circa gli interventi urbanistici progettati e le possibili conseguenze sull’ambiente.

            Sotto il profilo giuridico e con riferimento alle normative sopra citate si appalesano elementi di illegittimità per carenza di istruttoria e illogicità in riferimento sia alla radicale omissione della valutazione dell’impatto ambientale, sia in riferimento ai rilevantissimi “interventi” sul territorio che il piano prevede (porti turistici, garage sotterranei, trasformazione di spiagge in verde pubblico, ecc.).


2  -  TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI, AMBIENTALI E PAESAGGISTICI

2 -                   Il P.U.C. non evidenzia i beni culturali, ambientali e paesaggistici che intende salvaguardare e valorizzare. Le stesse tavole aventi ad oggetto “Beni culturali ed ambientali – D.Lgs 42/2004” non evidenziano in modo completo e corretto tutti gli immobili e gli spazi vincolati “ope legis”.

            Al di là dei vincoli imponibili a norma di legge, “Italia nostra” ritiene che debbano essere con chiarezza considerati degni di forte tutela:

   -    il Centro storico cittadino ed i nuclei  storici minori;

-       le costruzioni di architettura rurale tradizionale;

-       gli opifici industriali e artigianali e le sedi storiche di attività commerciali, testimonianze di un passato degno di memoria;

-       il territorio costiero e gli arenili;

-       i rilievi collinari;

-       i corsi d’acqua.

              Per tutti tali “beni”, nel P.U.C. non v’è traccia degli obiettivi che si intende perseguire, né di strategie scelte per la loro valorizzazione, nè della valutazione delle ricadute positive o negative su di essi derivanti dall’attuazione del Piano.

              Gli stessi “ambiti ambientali omogenei” (v. tav. RA 3) sono, invece, caratterizzati da eterogeneità di natura, di destinazioni, di tessuto edificato, per tutti portando ad esempio l’ambito n. 5.

              Questa Associazione ritiene che non siano conciliabili con le esigenze di conservazione e valorizzazione dei citati beni, soprattutto gli interventi di seguito riportati:

-       l’inserimento di nuovi porti turistici;

-       la creazione di aree di verde attrezzato sugli arenili;

-       l’ulteriore cementificazione della fascia litoranea e delle sponde dei corsi d’acqua;

-       l’estensione e l’intensificazione della edificazione sui rilievi collinari.

   -  la realizzazione di parcheggi interrati sotto piazze e corsi cittadini, (ad es. piazza Luciani, corso Garibaldi) dotati di vegetazione secolare, che da sempre hanno conferito alla città caratteri distintivi particolari che non possono essere cancellati pena la definitiva perdita di ogni identità della Città, in ogni caso vincolati “ope legis”.

               Al Centro storico, ai borghi tipici minori ai complessi di edilizia tradizionale, alle strutture dismesse non viene assegnato alcun ruolo, ma vengono assimilati in modo anonimo al resto della Città costruita.

 

               Il P.U.C. non contempla la salvaguardia dei rilievi collinari che, peraltro, costituiscono lo sfondo naturale alla città e sono elementi  caratterizzanti del paesaggio.

               L’estensione del costruito anche in parti emergenti delle colline certamente stravolgerebbe la morfologia del territorio e risulterebbe di notevole disturbo nelle libere vedute godibili da molteplici punti di vista (Colle Bellaria, La Mennola, etc.)

 

               Il P.U.C. risulta contraddittorio nelle scelte di soluzione del rapporto della città con il mare, laddove introduce la valorizzazione e l’ampliamento degli arenili, ma la loro occupazione successiva con la fascia giardinata, probabilmente destinata al soddisfacimento degli standards urbanistici. La realizzazione dei programmati porti turistici, infine, determinerebbe la frammentazione del litorale e l’annullamento del godimento immediato e della percezione visiva del mare.

 

                 Il P.U.C. non assicura lo sviluppo sostenibile del territorio comunale.

 

                 Il dimensionamento spropositato ed ingiustificato determinerà un incremento caotico ed eccessivo della edificazione esistente, della quale, peraltro, manca un’indagine inerente la sua consistenza e l’effettiva utilizzazione. La nuova edificazione non favorirà, comunque, né i servizi pubblici, né la qualità dell’abitare (basti pensare alla ghettizzazione della proposta E.R.P.) né un’equilibrata interazione delle diverse funzioni.

 

                  In sintesi Italia Nostra ritiene che il P.U.C. non ottemperi a quanto rescritto dalla L.R. della Campania n. 16/2004 in relazione alla tutela ed alla valorizzazione dei beni culturali ambientali, e paesaggistici.

 

 

 

                 

 

                                 

 

 


3 -  DIMENSIONAMENTO DEL PUC E SCELTE ECONOMICO-PRODUTTIVE

 

 

Per quanto riguarda il dimensionamento del Piano, Italia Nostra ritiene che esso sia stimato in eccesso e contraddica i dati evidenziati dalla dinamica demografica del territorio comunale degli ultimi decenni, che non vanno affatto nella direzione di una crescita di popolazione. Tantomeno, di una crescita così importante come quella messa al fondo dell’anima tutta edificatoria del piano; il quale, pertanto, sarebbe proporzionato e fatto per soddisfare le ovvie necessità di consumo territoriale da parte di diverse decine di migliaia di nuovi abitanti nel prossimo decennio (e il numero esatto delle decine è stato più volte aggiustato).

Prescindendo dalla facile considerazione che se nel pianificare il proprio territorio ogni altro Comune, intorno, adottasse lo stesso criterio di calibrare la propria ulteriore trasformazione-espansione (con imponente nuova edificazione) non su verificate dinamiche antropiche ma su desiderate soglie eutrofiche presunto-europee avremmo l’indifferenziata congestione dei luoghi, Italia Nostra osserva che tale dato di crescita sarebbe potuto essere giustificato solo in quanto già avviato, oppure stimolato, o indotto, da concreti importanti nuovi insediamenti di tipo economico-produttivo operati dalla comunità salernitana, generatori di nuovo sviluppo socio-economico-culturale e, dunque, di nuova prosperità collettiva.

Invece, nel vuoto di ogni prospettica impresa economico-produttiva estranea ai soliti store commerciali (la quale non si capisce perché per inverarsi debba aver bisogno di aspettare per qualche decennio un Piano!) le ipotesi che il PUC formula nei comparti edificatori dei nuovi insediamenti produttivi (da CPS_1 a CPS_16, destinatari di funzioni portatrici d’impulsi di sviluppo collettivo) risultano accennate, indefinite, possibiliste di tutto e, dunque, aleatorie. Italia Nostra constata cioè che in quasi tutte le AT_R e AT_S contemplate dal PUC la questione delle funzioni usi non-residenziali da allocare nei volumi contigui alla residenza o da essa distinti è risolta con la pedissequa ripetizione di tutte le possibili ipotesi di destinazione funzionale, non escludendo perciò neppure la contemporanea presenza di destinazioni DT/n, DP/n e DTR/n incompatibili fra loro (come DT/12 con DP/3 con DTR/1 nei comparti da CPS_7 a CPS_16). Conseguentemente, le relative Norme di Attuazione restano magre, reticenti, di fatto inespresse e immancabilmente aperte a precisazioni attuative postume; laddove, i pochi casi di AT_PIP con individuazione preventiva dell’uso (Rufoli, S.Leonardo, Acquasanta) appaiono fragili anche alla luce dei fallimenti dolorosamente registrati da similari opzioni avviate in-progress del PUC.

In questo quadro, un cenno particolare merita il CPS_6, che, offrendo ai salernitani la collocazione di un complesso produttivo decisivo per chissà quali loro sorti di sviluppo, edifica pure la sommità del colle di Bellaria!

 

 

Dimensionamento del P.U.C. e Citta’ Compatta

 

Nell’ambito del denunciato sovradimensionamento quantitativo della massa edificabile contenuta nel PUC, Italia Nostra critica la scelta di allocare nella cosiddetta «città compatta» le nuove edificazioni e i nuovi volumi, poiché essi occupano, riducono, o frantumano molte aree già destinate a «standards» per i cittadini insediati, spingendo quegli standards in fasce più esterne o residuali. Molti comparti “discontinui” del tipo CR_n (prevalentemente residenziale) sono sottesi da questa filosofia che massimizza l’investimento immobiliare affidandogli le aree più appetibili e pregiate (AT_Rn) e mette il verde in periferici, collinari, pluviali, scoscesi lotti (AS) esterni alla AT_R collegata. Tale scelta, se è propizia a tenere alti i valori d’investimento immobiliare a Salerno, non pare propizia per l’economia dei giovani e delle famiglie. Peraltro, il criterio perequativo che consentirebbe quell’acquisizione di aree-standards esterne alle AT_Rn,  non essendo cogente ope legis per i privati coinvolti nel comparto, non scongiura l’ipotesi di una litigiosa separata manomissione edificatoria pure di quei lotti, comunque dotati di un indice edificatorio proprio non trascurabile.

In conclusione, la scelta di chiudere nel perimetro della città consolidata la massima parte del nuovo edificabile appare negativa, anche se rapportata alla realtà di una città che proponendosi come futuro grande centro di servizi e di turismo sceglie di congestionarsi ulteriormente per inseguire estranee presenze turistiche senza offrire attrezzature domesticamente fruibili alla totalità socialmente articolata e diversificata dei suoi cittadini residenti. Cui, in alcuni più eclatanti casi, offre la possibilità di acquisire il verde di legge solo piantumando(?) i solai del nuovo cemento interrato dei box-auto del centro.

 

 

Il PU.C. e l’ambiente della Citta’ storica e consolidata

 

La sezione salernitana di Italia Nostra crede che osservazioni non parziali sul nuovo PRG (ora PUC) di Salerno possano venire dalla lettura del grado di congruità dei progetti di trasformazione urbanistica proposti dal PUC per costruire il nuovo sviluppo basato sul Turismo con la questione dei servizi spettanti ai cittadini residenti e con quella della capacità di riconoscimento dei valori naturali e storico-ambientali sedimentati. Lettura che riveli quale equilibrio complessivo vi sia in quel campo triangolare spazio-esistenziale definito fra Sviluppo economico, Agibilità ordinaria e Cultura della Città e come il Piano modifichi le varie relazioni che intercorrono fra i tre poli del campo.

Finora tale lettura è mancata, in attesa della compiuta tessitura della tela bohigasiana da cui sono stati stralciati diversi interventi sull’esistente divulgati come anticipazioni del Piano e prove provate dell’efficacia del suo metodo. E non, come invece piuttosto erano, atti di manutenzione, o di riordino, o di ampliamento, di spazi collettivi (strade, piazze, giardini e loro arredi) cui va riconosciuto il valore di prove di nuova cura amministrativa e buona politica. Ma su questo, a parte i giudizi critici per certi discutibili esiti estetici, Italia Nostra ha sempre espresso sincero apprezzamento fornendo -soprattutto in avvio del processo di PRG- contributi sinceramente collaborativi. Laddove, in più occasioni nel successivo prosieguo progettuale, ha dovuto constatare curiose incoerenze ovvero contraddizioni, che l’hanno costretta ad esprimere, via via, perplessità e obiezioni, fino all'aperta contrarietà.

Oggi, la maggior comprensione delle questioni sul tappeto non si avvantaggerebbe di osservazioni fatte di piccole obiezioni localizzate. Servono ragionamenti di tipo più ampio, come quello, appunto, della valutazione della congruità fra i tre grandi ambiti di riferimento succitati.

Perciò, per esempio, se si guarda alla relazione <Sviluppo di Turismo-Agibilità ordinaria> è utile chiedersi se una città già troppo compattata e in evidente crisi d’identità funzionale e di sviluppo socio-economico possa farsi ospitale con i visitatori e attirarne i flussi qualificati inseguendo nuove interne ipertrofie cementizie. Oppure chiedersi quale credibilità turistica possa, in generale, immaginarsi per città inquinate, congestionate, disordinate, dispari, scomode, poco servizievoli per i loro abitanti e con investimenti di sviluppo socio-economico ostinatamente vaghi, se nel quadrante (cioè nel piano ricchezza-cultura-ambiente) non risultasse adeguatamente accudito il fondamentale requisito della qualità competitiva che vive del pregio dell’originalità e della distinzione del patrimonio d'ambiente di storia di uomini sedimentato dalla vicenda storica.

Oggi, su siffatte questioni le rassicurazioni a parole non bastano più: a significativa distanza di anni dall'inizio dell'attività di Piano è tempo infatti che la Città sia posta nella condizione di rintracciare tutto il filo che lega gli elementi progettuali prodotti e riguardarne tutta la coerenza: che non può più essere data per rintracciabile nei documenti di parole programmatiche, o nel coacervo di separati progetti separatamente approvati nel tempo dal consiglio comunale.

Ciò è tanto più necessario oggi, in quanto non pare evidente (prima che a Italia Nostra al comune cittadino) quanta coerenza possa esserci fra la proposta di un nuovo grande quartiere residenziale (con grattacieli?) sulla litoranea orientale e le simultanee assicurazioni di una indiscussa centralità del Centro Storico che, nei fatti, resta frazionato in basso e alto e affidato a un Concorso d'idee prima cripticamente gestito fra Funzioni Simboli Economia Architettura e Urbanistica, e loro suggestioni, e poi svanito in Estremo Oriente. O fra la strada-AAPU Lungoirno nata per evidenti bisogni di decongestione e le nuove volumetrie che sono sbucate man mano a occuparne i diversi segmenti. O fra la collocazione di quattro nuovi porti turistici (disegnati minutamente o solo individuati da un cerchio tratteggiato a mare) incollati posticci sul fronte consolidato urbano e l'immagine "storica" di Salerno già ferita da un precedente porto sbagliato.

Per l'AAPU di S.Teresa e il "Fronte-Mare", cui Italia Nostra ha opposto la massima contrarietà pure per l’incoerenza con gli impegni di "standards" già previsti lì a ristoro delle trascurate necessità degli abitanti del Centro Storico., le stesse stesure bohigasiane che vi si sono succedute sono la prova della loro arbitrarietà. Ricordando, infatti, che a S.Teresa si sono viste pure stesure inopinatamente abbandonate senza un perché ufficiale, è veramente arduo spiegare tanta attività progettuale ogni volta additata come l’optimum se non con la forza di obiezioni sempre, in apparenza, derise. A ben guardarli, infatti, quei ripetuti tentativi progettuali sono assai rivelatori: non solo perché non si sono affatto snodati attorno a qualche correzione apportata in corsa per dare una miglior risposta a qualche singolo tema trascurato (come quello della diversificazione fra percorsi veicolari e pedonali) ma soprattutto perché tradiscono un incredibile e disinvolto approccio di segno e di disegno che, contraddicendosi nella stessa mano!, è andato sempre più negando le ragioni del suo essere fatto. Per cui, per paradosso, verrebbe da dire che fosse proprio la prima stesura la più attenta alla trama urbana esistente, benché ne cercasse un più massiccio e pernicioso ampliamento di cemento!

 

 

 


   4  -  INTERVENTI PER L’OBIETTIVO TURISMO

 

            Era inevitabile che l’attenzione dell’Associazione fosse attirata da quello che certamente costituisce l’intervento più incisivo sull’immagine – e non solo – della Città, vale a dire gli interventi che interessano l’”ambito 5” come delimitato sulla tavola RA2.

 

            Peraltro, nell’evidenziare l’impossibile ed assolutamente infondata omogeneizzazione nell’ “ambito 5” di elementi totalmente eterogenei tra loro, si particolarizza l’analisi su una frazione di tale ambito, proprio per i motivi sopra esposti, e l’osservazione affronta anche le motivazioni che hanno indotto alle scelte contenute nel P.U.C., che – e si anticipano qui le conclusioni – sono macroscopicamente carenti ovvero contraddittorie.

           

            L’ambito 5 costituisce, invero, il fulcro di tutta l’attuazione dell’ obiettivo “turismo”.

 

            E’ stato, perciò, ripreso e qui riprodotto il filo conduttore che, intorno a tale “obiettivo”, si svolge nei documenti di Piano:

 

R1 

“Relazione illustrativa”

- Se ne riportano gli stralci significativi, citando le fonti originarie, i cui testi sono stati sintetizzati nella Relazione

- Si sviluppano specifiche osservazioni

 

N1

“Norme tecniche d’attuazione”

- Si riportano quelle che interessano gli interventi nell’ambito in esame, significative per la comprensione dell’impatto che essi possono generare

RA1

“Relazione ambientale”

- Se ne riportano stralci significativi,  raffrontandoli alle norme in materia contenute nella L.R. n.16 del 22.12.2004, che rinvia alla Direttiva 42/2001/CE del 27/6/2001

- Per ciascuno dei punti di tali norme, si verifica la rispondenza o meno del testo della Relazione ambientale

 

 

 

            Sono state esaminate le tavole:

 

I 2    -    Sintesi del Piano

P4    -    Il disegno urbano di indirizzo

P2.8 -    Zonizzazione

RA 2  - “Previsioni di piano e fattori di criticità ambientale”

RA3   - “Previsioni di Piano e Beni ambientali e culturali”

 

            L’”osservazione” è articolata nelle 2 componenti aventi ad oggetto – per quanto attiene l’obiettivo “turismo” -  la  “Relazione illustrativa”  e  la “Relazione ambientale”

 

 

RELAZIONE

ILLUSTRATIVA

 

4. Studi specialistici propedeutici al Piano

 

 

4.1 – Il sistema socie-sconomico

 

 

 

 

4.1.1 – Salerno città europea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4.1.2 – Salerno città globale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4.1.3 – Il dimensionamento del piano – Fabbisogni residenziali e non residenziali

 

4.2 – Il sistema turismo:

- 1 – Lo stato dell’arte del turismo …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 – Indagine su alcune componenti della risorsa turismo nella città di Salerno

 

 

3 – Piano strategico per lo sviluppo turistico della città di Salerno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La comprensione delle dinamiche socio-economiche di una città costituisce il fondamento per qualsiasi pianificazione strategica”…

…”Il dimensionamento del P.U.C. e la definizione delle scelte in esso prefigurate sono basate sugli studi indicati nei paragrafi seguenti.”

 

 

“Nel 1998 l’Amministrazione comunale affidò al CENSIS l’incarico di uno studio specialistico finalizzato alla individuazione dei bisogni futuri della città. Lo studio, svolto in collaborazione con la fondazione Carisal-Sichelgaita di Salerno ed il supporto dell’Ufficio di Piano, consentì anche di censire le attrezzature sociali esistenti sul territorio.”…

 

“La ricerca consentì di definire, con una proiezionew decennale, i possibili scenari di sviluppo e le relative trasformazioni territoriali. Nell’Aprile 1999 venne consegnato il lavoro “Salerno Città Europea”: analisi e previsioni per il nuovo Piano della città frutto di una ricerca realizzata tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999.

   Lo studio è organizzato in quattro sezioni:

1 – Sintesi dei risultati analitici e revisionali raggiunti e loro inquadramento nel contesto definito dai precedenti studi;

2 – Rapporto sui risultati di un’indagine su un campione rappresentativo di circa 600 unità abitative utilizzata quale base per le analisi  dell’andamento demografico, dei fabbisogni abitativi e di servizi;

3 – Analisi del sistema urbano salernitano, realizzata attraverso l’utilizzo delle fonti statistiche disponibili e la consultazione di oltre 40 amministratori della provincia;

4 – Analisi comparativa della realtà salernitana rispetto ad un campione di una quindicina di città portuali intermedie, italiane ed europee.

   La Fondazione Sichelgaita nel Febbraio 2000 presentò il progetto “Salerno Città Europea”, sintesi di una ricerca condotta in collaborazione con l’Ufficio di Piano

   Nella prima parte dello studio viene presentata la Matrice di Contabilità Sociale (SAM), utilizzata quale strumento di analisi delle interrelazioni esistenti tra gli attori economici della città di Salerno.

La seconda parte riguarda la valutazione dell’impatto economico complessivo degli interventi previsti nel Piano sul modello di equilibrio economico generale della città analizzato precedentemente. Vengono inoltre effettuate una serie di simulazioni di progetti infrastrutturali, valutando le relative politiche economiche.”…

…”In particolare sono state effettuate le simulazioni riguardanti gli interventi: Fronte del mare (porto turistico e per la pesca di S.Teresa, porto Masuccio salernitano, area ex cementificio, stazione marittima, nuovo arenile); Centro storico (edifici mondo, parcheggi, trincerane, viabilità di accesso alla stazione metropolitana M1, galleria piazzale S.Leo) Area litoranea (infrastrutture, palazzotto dello sport, cento fieristico, parchi tematici) Asse Nord-Sud (completamento strada lungo-Irno, parco archeologico di Fratte) Zona orientale (infrastrutture) e abitazioni.

   Stabiliti i parametri economici ed il periodo di realizzazione di ciascun intervento, si sono poi effettuate le valutazioni rivolte a verificare le ricadute economiche ed occupazionali su ciascun settore. I maggiori beneficiari finali degli investimenti sono risultati alcuni settori del terziario (soprattutto servizi al turismo, trasporti e comunicazione, credito e assicurazioni, altri servizi) che sembrano assorbire quote maggiori di produzione.

   E’ stato, inoltre, calcolato il valore – diretto e indotto – prodotto dalla completa realizzazione degli interventi e le entrate complessive che si prevedono a favore del Comune di Salerno. Da tali valutazioni emerge che l’intervento previsto nel Porto Masuccio salernitano è quello con maggiore effetto moltiplicativo indotto.”

 

 

 “La terza fase del rapporto, dal titolo “Salerno città globale”, ipotizza due scenari di possibile evoluzione della crescita della popolazione e dell’economia salernitana.

   Gli scenari possibili sono stati ipotizzati per l’anno 2010, secondo proiezioni di crescita economica, sociale e demografica, sulla base degli studi svolti dalla Sichelgaita, dalla fondazione CENSIS, dal Consorzio CSTP in collaborazione con il gruppo METIS; si è, inoltre, tenuto conto dei mutamenti urbani delle città dei paesi economicamente più industrializzati.

   Il primo scenario presenta una crescita della popolazione rsidente pari a 180.000  ABITANTI. La città è caratterizzata dalla presenza di centri direzionali e di organismi di rilevanza nazionale con una economia prevalentemente legata all’industria high-tech ed al teriziario avanzato. In questo caso si ha un aumento della popolazione con un allargamento delle fasce giovane ed anziana.Il reddito netto pro-capite delle famiglie, nel 2010 è pari a circa 24 milioni di lire. 

…”Nel secondo scenario si ha una situazione più aderente a quella attuale. La popolazione resta stazionaria e diventa più anziana, l’economia resta legata ai servizi al turismo ed al commercio.”…

 

 

 “Le linee strategiche a più alta possibilità di successo riguardano:

-        le attività turistiche, in quanto valorizzazione del sistema Salerno, capace di convogliare consumatori esterni ed esportare un’immagine positiva della città”

 

                                                                                                                                (dallo studio CENSIS – 2000)

 

 

 

“…mostra una città che non presenta risorse capaci di attirare flussi di domanda di massa anche in considerazione dell’elevato grado di concorrenza che subisce dai poli turistici limitrofi di rilevanza internazionale (…) tuttavia alcune sue risorse hanno delle potenzialità, se adeguatamente valorizzate, di attrarre alcuni specifici segmenti turistici”

 

“…Esistono delle potenzialità di sviluppo che potrebbero fare da traino sia per migliorare i fattori di attrazione primaria disponibili (area di servizio congressuale, un porto turistico per i diportisti ben attrezzato, terminal crociere) sia per qualificare Salerno come area di supporto ai poli turistici limitrofi regionali.”

 

“…All’interno del sistema regionale Salerno può, infatti, assumere un ruolo primario”

 

“…è necessario analizzare le tendenze attuali e future del turismo a livello globale, soprattutto servendosi degli studi realizzati dall’ OMT (organizzazione Mondiale del turismo) e di altri organismi nazionali ed internazionali.

Stando alle previsioni, nel corso delle prossime decadi, il settore turistico vivrà una forte crescita globale. Questa crescita nn sarà uniforme, selezionerà le mete turistiche che sapranno armonizzare ed adattare la loro offerta alle aspettative del pubblico, con aggiornamenti costanti del prodotto e mantenendo un prezzo attraente.

   Per le quattro grandi tipologie turistiche si prevedono le seguenti evoluzioni:

- il turismo di massa di spiaggia tenderà a decrescere globalmente nelle zone tradizionali;

- il turismo di città rappresenterà la grande sacca di crescita delle prossime decadi;

- il turismo interno crescerà;

- il turismo di attrazione specifica (eventi, parchi tematici, luoghi naturali, storici o religiosi) sarà oggetto di un’espansione ancora più rilevante.

   Una breve considerazione va fatta sulla maggiore attenzione alle tematiche ambientali e sul turismo più esigente che porteranno verso un’offerta strutturata e di qualità.

   In questo scenario la città diventa meta idonea per un turismo di breve durata, sempre che vengano sviluppati alcuni settori e pianificato un turismo sostenibile: la città può offrire un prodotto di qualità fornendo attrazioni culturali, ludiche, ecc.

   La storia della città costituisce la base indiscutibile per lo sviluppo del turismo urbano”…

 

                                                                                              ( dallo studio CRS, Napoli – 1996)   

 

“…sono state redatte schede che catalogano ogni elemento indicando la tipologia degli eventi, la frequenza delle manifestazioni, la loro importanza, il numero dei visitatori e delle brevi considerazioni che intendono dare un giudizio sul funzionamento delle strutture”

 

                                                                       (sintesi dal rapporto dell’Ufficio turismo del Comune di Salerno)

 

 

 

“…l’obiettivo a cui tendere è quello di sviluppare una propria e specifica offerta turistica, da sviluppare in modo sostenibile e complementare con quella delle altre destinazioni turistiche prossime e concorrenti. Soltanto così Salerno potrà intercettare flussi turistici, traendo benefici dalla sua specificità urbana e dalla sua posizione geografica, strategica tra la costiera amalfitana e la costiera cilentana.

Nello studio vengono individuati i principali prodotti turistici che la città dovrebbe offrire:

- Il prodotto del tempo libero – Le attrezzature ricreative sono oggi assenti. Si suggerisce l’ipotesi della creazione di un acquario affiancata da una struttura educativa e di ricerca”…”Il divertimento



 
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