Il '68 dell'On. D'Alema
Data: Domenica, 04 dicembre @ 02:52:01 CET
Argomento: Televisione


Loro avevano capito tutto. E del resto si sa che l’on. D’Alema è il più intelligente di tutti.
(B. S.)


Il ’68 dell’On. D’Alema

Nel corso di un programma condotto da Giovanni Minoli – di quelli che per essere utili e interessanti vengono trasmessi su RAI 3 alle 2 della notte oppure alle sette del mattino – è comparso l’On. D’Alema che ci ha raccontato la sua esperienza del ’68. Ha rievocato, col suo solito tono saputo e forbito, un’esperienza di lotta dura e drammatica, dove lo scontro dialettico nel fuoco delle assemblee studentesche era il banco di prova per i futuri dirigenti del movimento operaio. La rovente palestra dove uomini come lui si sono forgiati.

Sentendolo, vengono in mente quelli che menano vanto di imprese lontane, confidando nel fatto che i più non sanno e non possono esercitare un controllo su quel che accadde e sul ruolo dei coinvolti.

E’ da escludere che l’On. D’Alema potrebbe mai vantarsi di aver partecipato ad eventi di particolare intensità, men che mai a scontri con la polizia, se pure subiti più che cercati.Tuttavia, di qualcosa si è indebitamente vantato: e cioè di essere stato protagonista, o comunque soggetto non secondario, di un’esperienza politica che, invece, sfiorò soltanto gli astuti e ambiziosi giovani dirigenti dell’allora FGIC. Costoro, tra l’altro, ben poco capivano di ciò che stava accadendo. Lo subivano più o meno stoicamente, quando non si ponevano in aperta contrapposizione.

Generalmente, ovunque si presentassero, erano presi a fischi e pernacchie per il loro atteggiamento moderato e per la loro sostanziale estraneità al movimento. I vecchi militanti del PCI, quelli che arrivavano a dare una mano se le cose si mettevano male, godevano, invece, della stima incondizionata della grande maggioranza degli scalmanati rivoluzionari che eravamo. I giovani dirigenti alla D’Alema non ispiravano alcuna simpatia, e ancor meno fiducia. Si capiva lontano un miglio che stavano da un'altra parte e che erano terrorizzati da quel genere di “politica”; che sognavano di far carriera fuori dalle rumorose e, ahimè, spesso inconcludenti assemblee studentesche.

Diciamo allora, per come recita una frase corrente, che loro 'avevano capito tutto'. E del resto si sa che l’on. D’Alema è il più intelligente di tutti.

(B.S.)







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