TV: da Marco Polo a Calderoli. Un salto all'indietro prodigioso.
Data: Luned́, 13 febbraio @ 01:54:13 CET
Argomento: Televisione


Nemmeno le più recenti considerazioni di Umberto Eco sulle regressioni della storia rendono plausibile un simile scempio: Calderoli che crede, con la sua nazione padana, di essere un epigono di Marco Polo...
Non ci rimane che chiederci con angoscia: vi è stato un eccesso di regressione?



Su di un canale satellitare della RAI ancora gratuito c’è una rubrica, Rewind, che riprende vecchie trasmissioni.
Stasera, domenica 12 febbraio 2006, ripetevano un bel film televisivo, di qualche anno fa, sulla vita e le avventure di Marco Polo, diretto da Giuliano Montaldo.
Finito il film e passati alle notizie dei Tg, è apparso in primo piano il faccione sconcertante del signor Calderoli, ministro della Repubblica Italiana. Blaterava, ovviamente, contro gli immigrati, la droga, gli omosessuali; e il suo era un discorso “programmatico”.
Il contrasto appariva evidente e paradossale. Impossibile non domandarsi come la straordinaria avventura della più importante repubblica marinara del Mediterraneo abbia potuto essere cancellata e ridotta, dai suoi sedicenti epigoni, ad una specie di barzelletta di cattivo gusto.
Nemmeno le recenti e stimolanti considerazioni di Umberto Eco sui dietro front della storia rendono plausibile un simile scempio.
Personaggi come il Calderoli sventolano orgogliosamente la bandiera del leone di Venezia – o i vessilli dei Longobardi- ma non sanno e non capiscono che Marco Polo riuscì a parlare, imparare, capire, insegnare, trattando con i popoli più lontani e allora sconosciuti, riconoscendo nella Cina - pensa un pò! - la sua seconda patria.
Marco Polo ha interpretato al meglio la natura dell’uomo, avventurosa, aperta, avida di conoscenza. Magari meglio di Ulisse e certamente degli eroi del colonialismo moderno.
Come se non bastasse quello che dice – a titolo esemplificativo http://www.onemoreblog.org/calderoli.html -, Calderoli fa il “Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione”.
Non ci rimane che chiederci con angoscia: non è che siamo tornati troppo indietro?








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