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"MEGLIO CA STA DEPRESS' "(Meglio che depressi). Gli studenti in piazza.
Dopa la tristezza per la morte di Steve Jobs, premio inatteso alle dieci del mattino: il Corso principale di Salerno è invaso da studenti delle medie, incazzatissimi e felici. Erano anni che non vedevo scene tanto deliziose. Ragazzine in prima fila col sinbolo dell'anarchia dipinta sulla faccia, e tanti altri che si adoperano in una sorta di servizio d'ordine fai da te. Nelle frasi concitate che si scambiano si sentono i dialetti dei paesi della provincia. Un ragazzetto s'è scritto su di un foglio la frase "Meglio ca sta depress" e la agita dopo essere salito sulle spalle di un compagno.
Sintomatica la posizione dei Tutori dell'ordine: al massimo una decina di poliziotti osservano sornioni, stesso numero di vigili sparpagliati. Un ragazzo saluta un signore distinto ai margini del corteo, chiamandolo: Ispettore!. E l' "ispettore", di rimando: "Ciao guagliò".
Si direbbe che anche le "forze dell'ordine" aspettino che qualcuno dia la spallata finale per ammazzare il Porco. Meglio farlo fare alla Piazza, è il pensiero dei Machiavelli del Palazzo. E la polizia...intuisce.
C'è da sperare che non vincano i più cinici, di quelli che paventano (desiderandolo) che "ci scappi il morto", affinché i conti si possano regolare (tra loro) presto e bene.
 (SA -07/10/11).

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DELLA MORTE (NON RECENTE) DELLA SINISTRA
«Ha scritto il 24-4-2003 il direttore del Manifesto Luigi Pintor: “La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si aprirebbe un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette”.
Non si poteva dire meglio. Non c’è praticamente niente da aggiungere».
Un'intervento di Costanzo Preve in polemica (moderata) con Domenico Losurdo.
(SA, 15/09/11).
Link di riferimento:
http://www.comunitarismo.it/

http://www.comunismoecomunita.org/

Postilla: L'analisi di Preve mi sembra esatta. Ciò non comporta un'adesione alle sue tesi in generale.

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PERIPEZIE LIBRARIE (ovvero, Sofri dove lo metto ?)
...Rimettere a posto una libreria riserva sofferenze, fatiche, starnuti micidiali a causa della polvere, ma anche imprevedibili gioie. Ho ritrovato Gunder Franck (che aveva idee molto chiare su Marx e Weber), ho ritrovato un testo di Paul Virilio. Sono contento, e smetto di prendermela con Salerno e i salernitani. Ho modificato il titolo originario del pezzo (LA GRANDE SALERNO - quinquies)... Certo, continuo a leggere saggi invece di poesie... Però, sento molta musica...(31/07/11)
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LA MIA GENOVA
Da Franchino's Way
(SA, 20/06/11)

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ECONOMIE DI FRONTIERA (O DELLE PORSCHE CAYENNE)
Alle undici del mattino di domenica 3 luglio fa un caldo afoso, insopportabile, incattivito da una luce abbagliante che fa male agli occhi. Sono a Battipaglia, in cerca di un supermercato. Non c'è cittadina della Campania più amorfa e più singolare di Battipaglia. Senza forma, appunto. Ma pure una strana comunità che, impregnata di un miscuglio di cultura agraria e industriale ( Battipaglia è una realtà produttiva nei settori primari ben più solida di Salerno), sembra voler resistere disperatamente all'avanzata del cosiddetto progresso. Le corpose adunate patriarcali che qualche domenica si incontrano in ristorante, oppure la pagana e contadina festa della Madonna della Speranza, le facce squadrate impastate di terra e sole di certi contadini, le ragazzotte straripanti da vestiti fuori moda parlano di un mondo legato alla terra e al lavoro fisico che, se pure inconsapevolmente, resiste al ferreo principio dell'omologazione, o che, in qualche modo, cerca di ricondurlo ad una propria visione originale e primitiva.
Tra un bar e un tabaccaio, alla fine di Via del Centenario, in direzione Salerno, vedo parcheggiate l'una dietro l'altra, all'interno di un incrocio, due Ferrari, una rossa ed una grigio chiaro. Sopraggiunge una Porsche Cayenne guidata da una signora di mezza età con meches vistose e occhiali coi brillantini; vorrebbe, ma non riesce a parcheggiare. La strada è ingombra di macchine ferme. Strana concentrazione di ricchezza nella periferia di una cittadina di periferia... della periferia della periferia. Un piccolo centro del Sud che non brilla per opulenza. Immagino le possibili spiegazioni, ma non mi va di indagare.
E' passato un quarto d'ora, ho raggiunto il supermercato e sono già alla cassa. Davanti a me due giovani di fisionomia slava, con l'aspetto e i vestiti scoloriti dei tanti extracomunitari che, qui a Battipaglia, sparpagliati nella Piana o impiegati nell'edilizia a 20/25 € netti al giorno, alimentano l'economia delle Porsche Cayenne.  Si accingono a pagare: sul banco hanno depositato una specie di grosso formaggio, un bottiglione di vino rosso di quelli che costano un euro al litro, un melone giallo e due bottiglie di un De Conciliis dal prezzo abbordabile. La commessa, arrivata al vino pregiato, senza degnare di uno sguardo i due giovanotti, con tono impersonale, e l'aria di chi sa (da prima o da sempre), comunica: "le due bottiglie costano 15 € l'una, le tolgo?". I due ragazzi rovistano rapidamente (o fingono di farlo) in un portafogli comune che sembra particolarmente vuoto e rispondono all'unisono, "Sì". Per la verità, sembrerebbe che abbiano obbedito ad un ordine, piuttosto che aver fatto un calcolo economico. Si direbbe che, al cospetto di quella commessa così  sicura delle cose del mondo, abbiano realizzato, in una frazione di secondo, che, a prescindere dalle contingenti disponibilità, un Fiano dei De Conciliis (per quanto a buon mercato) fosse un lusso che a loro non competeva.
(G.S. 04/07/2011)
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SUDDITI - COMPLICI
«... Una collettiva irresponsabilità verso il giardino – la Terra – che abbiamo avuto misteriosamente in dono... So che molti avranno da obiettare a questa constatazione, ma se non si parte da qui, dal rapporto di complicità che si è creato tra governanti e governati in questo paese nel corso dell’ultimo ventennio, poco cambierà.» Goffredo Fofi dal Mattino dell'1/07/11.

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IL MURATORE DI RAITO E I VINCITORI ''A LORO INSAPUTA''.
A Raito si vota in una scuola un pò scalcinata, cui non manca, tuttavia, la vista della "Divina" costiera. Davanti al seggio papà muratore e bambina capricciosa che invoca la madre: «arriva,arriva», dice il padre, « falla votare...». La signora un pò pensierosa esce dal seggio, saluta il poliziotto, prende per mano la figlia, «iamm'a cucinà ch'è tardi». E se ne vanno, signora con bambina, papà un pò dietro, dignitosi e tranquilli.
Secondo me ce la facciamo.
(G.S.13/06/11)

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IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA
Le amministrative di Milano sono il paradigma della condizione della sinistra.
Due brevi interviste al candidato sindaco e a Milly Moratti, alleata di Pisapia, racchiudono il senso ( meglio, il non senso o il senso grottesco) della sinistra nelle sue varie rappresentazioni.
Giuliano Pisapia, figlio di uno dei più brillanti penalisti italiani del '900....
( B.S. - SA - 13/05/11). Con aggiunta postuma di dichiarazione di voto.

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SANTI E DEMONI
Nella folta e altolocata assemblea che in San Pietro acclama la santificazione di Wojtyla manca il cardinale Casimir Marcinkus, ben noto a molti dei potenti che partecipano all'oceanico raduno. Avrebbe fatto la sua figura al fianco di Lech Walesa o di qualche ministro sud americano. Supponiamo ( e speriamo ) che, se Dio esiste, il cardinal Marcinkus soggiorni all'Inferno. ( 1° maggio 2011).

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BORGHERSIA TAPINA
La grande stampa "democratica" sui temi cruciali, quali il rapporto con i popoli dell'Africa, il razzismo, le strategie di convivenza, concede alla destra uno spazio strategico, tra omissioni, travisamenti più o meno evidenti, richiami alle armi in difesa dell'Occidente. Ci si chiede se questi temi, in assenza di una visione e di una proposta alternativa, unifichino anziché dividere  il governo leghista e la borghesia "democratica", quanto meno nel senso di lasciare il lavoro sporco ai Maroni, ai Bossi ed ai Berlusconi. A sentire Ezio Mauro che commenta l'uccisione di Vittorio Arrigoni, col tono distaccato di un notaio di Cuneo (piuttosto che con l'aplomb di un lord inglese) sembrerebbe proprio così (G.S. 16/04/11).

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IL NOBEL PER LA PACE AGLI ABITANTI DI LAMPEDUSA
IL NOBEL PER LA PACE AGLI ABITANTI DI LAMPEDUSA PER LA COMPRENSIONE TRA I POPOLI E CONTRO IL RAZZISMO
L'esempio che continuano a dare gli abitanti di Lampedusa,  nonostante le difficoltà praticamente insormontabili difronte alle quali sono posti i suoi abitanti, per incuria, irresponsabilità o calcolo politico dei governanti, merita il più ampio riconoscimento. (SA - 28/03/11).
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SARKO' E I MANICOMI GIUDIZIARI
Si può assistere con rassegnazione all'indagine di Corrado Iacona sulla corruzione imperante ai livelli più bassi della società; con un pò di buona volontà ( e magari con un pò di schifo) si può ridere di Sarkozi che, sotto elezioni, parte avanti a tutti per la guerra, fingendo di non sapere che  non reggerebbe nemmeno una settimana a controllare un territorio tre volte la Francia, se non avesse dietro gli americani; oppure, sentire una certa pena per l'ossequioso provincialismo di quei giornalisti che ci intrattengono trepidi dalle 4 di oggi pomeriggio sulla missione degli otto Tornado Italiani, partiti non si sa per cosa e finalmente tornati, sani e salvi.
Ma le immagini degli uomini rinchiusi nei manicomi giudiziari, ridotti a larve, eppure consapevoli della loro insopportabile condizione di prigionieri dichiarati "folli"per legge, povere vittime di una macchina effettivamente folle, concepita per vendicarsi dei deboli, sono una vergogna così profonda e imperdonabile che ti fanno spegnere e maledire la televisione, non sapendo che altro fare. (G.S. SA - 21/03/11, ore 0,26)

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EBOLI (SA) 13 febbraio manifestazione delle donne.
Manifestazione delle donne ad Eboli. La piazza, che in effetti è un grande giardino pubblico, è piena di dazebao con scritte e foto che descrivono adeguatamente il Cavaliere e i suoi lacchè . Un buon lavoro. Molti curiosi leggono. La maggioranza dei presenti è irrimediabilmente di genere maschile: "Ma perché la domenica da queste parti le donne vanno a messa e poi cucinano", dichiara, serio, un amico del posto. Verso mezzogiorno la cosa comincia a trascinarsi. Il microfono acceso rimane senza oratori. Per fortuna c'è il senatore locale, Cardiello, fresco subentrato ad un collega nelle file del PDL, che ha pensato bene di noleggiare un piccolo aereo con scritta a rimorchio: "SILVIO NON MOLLARE - Franco Cardiello". L'aeroplanino fa tre o quattro giri sulla piazza. Qualche manifestante, (combattente e...) reduce di antichi servizi d'ordine, invoca la contraerea. Le donne presenti si incazzano a morte e mettono mano al microfono. La manifestazione si rianima d'improvviso, e quindi si conclude dignitosamente. (G.S. 13/02/11)

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L'Amore ai tempi di Berlusconi
A vedere la vacuità della sinistra e la lucida arroganza delle destre, il loro belluino attaccamento al potere, l'orgia di chiacchiere urlate senza senso, dà fastidio, stanca. Come si può continuare a sopportare "discussioni democratiche" dove killer professionali della parola e del senso comune continuano a sostenere che gli asini volano e i loro imbolsiti contraddittori rispondere senza energia, idee e spina dorsale. E perciò, a chi non ha altro da fare che restare spiaccicato sul divano, stanco per la giornata trascorsa, e angosciato per quel che gli tocca vedere e sentire, non rimane che fuggire di corsa dai dibattiti politici alla Ballarò, inutili e frustranti. Controproducenti perché danno legittimazione a gente che ormai lavora apertamente al sovvertimento della Costituzione.
Meglio rivedere per la seconda o terza volta su RaiMovie, tra una cosa e l'altra "L'amore ai tempi del colera". (Con tutta l'indifferenza possibile per i critici di Garcia Marquez e sapendo che il film è stato girato prima che il "nuovo cinema italiano" annacquasse ( per poi disperdere) il fascino di Giovanna Mezzogiorno).
Che uomo, Florentino Ariza, che ha conquistato e amato centinaia di donne (623, compresa qualche minorenne ?); e che pure è rimasto fedele al primo grande amore della sua vita, che inseguirà, paziente e irriducibile, fin quando diverrà vecchio: "per 53 anni, 3 mesi, 11 giorni e notti". E fin quando non riuscirà a issare sul pennone del suo battello la bandiera gialla del colera, per mettere in fuga passeggeri e curiosi e restare solo con Fermina, la donna che amava imperterrito da 53 anni, tre mesi…
(G.S. 01/02/2011)

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DONNE, POLITICA E VECCHI PORCI
Il Corriere della sera del 17 gennaio pubblica un editoriale di Piero Ostellino che è una vera perla, un documento "storico", una rappresentazione chiara e concisa della visione del mondo secondo cui gli uomini, specialmente quelli che possono fare "la fortuna" di una o più donne, pure se rappresentanti dello Stato, puttanieri e immorali senza ritegno, devono essere lasciati in pace. Non fosse altro che per tutelare le donne, la loro dignità e la loro privacy. Un capolavoro di ipocrisia e di maschilismo. Un pezzo di scuola da studiare con cura. Di seguito, una lettrice del Corriere, che pubblica l'abominevole pezzo, da la migliore risposta (G.S. 23/01/11).

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CESARE BATTISTI
         I rappresentanti dello Stato che fanno i sit-in per l'estradizione di Cesare Battisti davanti all'ambasciata brasiliana sono ridicoli, non meno di quelli dei partiti. Gli uni e gli altri non hanno legittimità morale e politica, dal momento che sono responsabili del mantenimento del segreto di stato sui più gravi delitti politici perpetrati in Italia negli ultimi quarantanni.

        Sanno benissimo che questa pagliacciata dovranno finirla al più presto, perché saranno chiamati all'ordine dai padroni della Fiat, della Finmeccanica, della Telecom, ecc., che intrattengono col Brasile rapporti commerciali molto consistenti.

        Non sanno o fingono di non sapere che la Costituzione brasiliana consente di negare l'estradizione per i condannati all'estero in contumacia e/o all'ergastolo; e che perciò la scelta dello Stato brasiliano non è un illecito o un abuso sotto il profilo del diritto internazionale.

          Ancora più ridicoli sono i socialisti, a cominciare dai celebratori del craxismo (rifugiatisi in massa sotto le ali protettive del Cavaliere), che a suo tempo hanno assecondato, se non promosso, la dottrina Mitterand, grazie alla quale Battisti e molti altri sono sfuggiti ai processi ed alle condanne dei tribunali italiani.

      Battisti è accusato (da un pentito correo) di un omicidio che avrebbe commesso direttamente e di altri tre, cui avrebbe partecipato in concorso morale. E se non basta, riesce ad essere antipatico, a dir poco, anche a chi vorrebbe essere benevolo nei suoi confronti.

           Ciò non toglie che, per gli zelanti difensori dello stato di diritto radunati a far caciara sotto l'ambasciata brasiliana, i giudici e i pentiti di Battisti non equivalgono a quelli che, invece, “perseguitano" quel poveraccio di Berlusconi.

       L'Italia ( e il mondo) pullula di delinquenti, veri o presunti, pentiti e non, riconosciuti come tali dai tribunali nostrani, che se la spassano più o meno allegramente fuori dal carcere, perché non estradabili o perché rimessi in libertà per i più svariati motivi. In galera marciscono migliaia di persone, accatastate come bestie, metà delle quali è "statisticamente" innocente.

            Battisti serve a pareggiare il conto?

            L'argomento della tutela delle vittime è un argomento più che fondato, ma anch'esso è un diritto che uno Stato deve saper garantire e basta, risparmiandoci penose sceneggiate dei suoi più alti rappresentanti, che certo non bastano a mascherare la trave gigantesca infilzata nell'occhio della Giustizia da quegli stessi che oggi strepitano contro il Brasile. (Angkor 04/01/2011).


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UN'ANALISI DI UN ''COMMERCIALISTA'' SERIO.
 Rino Formica sull'Espresso..."Il grande sforzo dei primi anni della vita repubblicana è stato di riuscire a conciliare il rapporto tra il popolo e lo Stato. Poi via via il ceto politico ha disatteso il problema e in questi vent'anni si è finito per confonderlo con l'accesso al governo. Tutto il sistema dei partiti è diventato governismo, non ha la visione della prospettiva ma la prospettiva del come passare la giornata. Questa differenza sostanziale è la tragedia di oggi"....( http://espresso.repubblica.it/dettaglio/formica-erano-meglio-i-nani-e-le-ballerine/2138134/24 ) - (SA - 12/11/10).

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MARCHIONNE NON FA TENDENZA
Lunedì sera, ligio ai turni che preparano le mie sorelle, sono andato in ospedale per far compagnia a mia madre, la quale, alla veneranda età di 89 anni, s'è rotta il femore sinistro. Ero con gli abiti "di lavoro", anzi in "assetto di lavoro": giacca, cravatta ed anche borsa con molte carte...
All'entrata e all'uscita mi salutavano infermieri e dottori. Andando via, alla fine delle scale, un infermiere piccolo e umile, mi ha persino detto: buona sera professò. Ma io non ho nulla a che fare con quell'ospedale e con la medicina in generale. E nemmeno sono professore.
Martedì, al solito turno dalle 19 alle 22 sono andato in ospedale con addosso un vecchio pullover, un pò slabbrato, di quelli che si mettono per casa, quando comincia a far fresco. Un pullover alla Marchionne. Nessuno mi ha salutato. Nessuno mi ha visto. Al ritorno l'infermiere piccolo e umile, fisso allo stesso posto della sera prima, non si è nemmeno accorto del mio passaggio.
Marchionne col suo abbigliamento non fa testo e non fa tendenza. E la Sanità va sempre peggio.(G.S. 25/10/10).

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ALPINI SARDI E TIPICHE STORIE ITALIANE
...E LO SPETTACOLO DEI MORTI.
L'ennesimo “incidente” in Afganistan fa venire strane idee.
Che per esempio i razzisti della Lega non hanno mai chiesto che i corpi militari dislocati storicamente al Nord, vedi gli Alpini, debbano essere composti da “padani”, come chiedono, invece, ripetutamente per gli insegnanti, i ferrovieri, gli impiegati comunali. Evidentemente, nonostante la crisi, è meglio che la guerra continuino a farla i terroni. Mi viene in mente la discussione fatta in treno con un giovane reduce dell'Afganistan...(Angkor - 10/10/10).
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EDMONDO ... BRUTI ... LIBERATI ...
Di ritorno dal lavoro, in macchina e a notte fatta, mi capita di sentire Radio Radicale che trasmette il replay della seduta del CSM in occasione della elezione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano. I giudici del plenum sono intervenuti quasi tutti con discorsi articolati, e spesso ripetitivi, per celebrare le qualità del candidato risultato vincitore con 21 voti su 25. Qualità morali, giuridiche, culturali, umane, organizzative e politiche, intese, queste ultime, come capacità di mediazione e di dialogo. Interventi, per la verità, a volte imbarazzanti per le lodi sperticate espresse; discorsi piuttosto singolari, secondo il modesto parere di chi scrive, perché  si assisteva ad una sequela di pedanti comizietti in favore del vincitore; un rituale autoreferenziale, non saprei se più vicino alle cerimonie della politica o a quelle vaticane. Un rituale che poco sembra avere a che  fare con la stringatezza, la sobrietà, la riservatezza e l'efficacia che dovrebbero caratterizzare lo stile del Giudice.  Sia quando è chiamato a fare le sentenze, sia che gli venga richiesto di giudicare i propri colleghi, nel bene o nel male, e sia pure in un ambito non strettamente giuridico.
Per fortuna, il nuovo Procuratore di Milano risponde al nome fatidico di Edmondo Bruti Liberati. Un susseguirsi di parole onomatopeiche che rimandano all'inesorabile, all'eterno. Al "maglio" ristoratore della umana giustizia? Un nome che sembra un programma, indecifrabile, ma ineluttabile. Un sigillo di ribollente ceralacca. Un richiamo senza scampo al motto Romano: Dura lex sed lex.
Insomma, con questo nome, sotto la destra o la sinistra, sotto Berlusconi, sotto i comunisti o gli Austriaci, i giusti del distretto di Milano potranno dormire sonni tranquilli. (SA - G.S. 06/07/10).
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LA CONVERSIONE ECOLOGICA E LA "TRUFFA" DI MARPIONNE
"...Anche se la cosa non inciderà sulle scelte dei prossimi mesi, è ora di dimostrare che non è vero che non c'è alternativa. L'alternativa è la conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti o nocivi, tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti. I settori in cui progettare, creare opportunità e investire non mancano: dalle fonti di energia rinnovabili all'efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile ...
...Se a chiudere non sarà Pomigliano, perché Marchionne riuscirà a farsi finanziare da banche e governo (che agli «errori» delle banche può sempre porre rimedio: con il denaro dei contribuenti) i 700 milioni di investimenti ipotizzati e a far funzionare l'impianto - cosa tutt'altro che scontata - a cadere sarà qualche altro stabilimento italiano: Cassino o Mirafiori. O, più probabilmente, tutti e tre. La spiegazione è già pronta: il mercato europeo non «tirerà» come si era previsto...
Certo, all'inizio si può solo discutere e cominciare a progettare. Gli strumenti operativi, i capitali, l'organizzazione sono in mano di altri. Ma se non si comincia a dire, e a saper dire, che cosa si vuole, e in che modo e con chi si intende procedere, chi promuoverà mai le riconversioni produttive?"
Di seguito l'intero articolo di Guido Viale sul Manifesto del 17/06/10. (SA-18/06/10)

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GLI OPERAI POLACCHI AI COLLEGHI DI POMIGLIANO
 ... I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione... (SA -18/06/10)


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NODI AL PETTINE
C'è poco da inveire e disperarsi contro la cattiveria della Fiat o la codardia dei sindacati. L'avv. Agnelli teneva sulla scrivania la foto del generale Bava Beccaris (quello che ordinava all'esercito di sparare coi cannoni sugli scioperanti). Lo dice Carlo De Benedetti in un suo libro-intervista di qualche anno fa. Marchionne, come Agnelli, fa il capitalista e fa la lotta di classe (e gli affari con essa), e pare ci riesca meglio della grande e funesta Famiglia torinese per la quale lavora. Invece, il 90% (o il 95?) dello schieramento che nominalmente fa riferimento alla sinistra ha bandito dal proprio lessico ( e dalla propria cultura) questa espressione sgradevole, questo concetto obsoleto. Quelli della sinistra televisiva hanno optato per la non violenza...
Dato il presupposto della soppressione (a sinistra) dell'idea che vi possa essere una qualche forma di lotta di classe e, quindi, del disarmo unilaterale, c'è poco da arrovellarsi.
I sindacalisti della Fiom, reduci dalla recente sconfitta al congresso della CGIL (pachiderma sindacale che si mantiene con i pensionati e i patronati, gli unici che hanno i soldi), perderanno l'ennesima partita, bastonati e contenti, perché hanno fatto una lotta giusta, per quanto già persa in partenza.
D'altra parte, pensando a che cosa è diventata l'Italia e, peggio ancora, Napoli e il suo hinterland, c'è da chiedersi se Marchionne riuscirà mai a piemontesizzare, o meglio, robotizzare, Pomigliano D'Arco e dintorni.
Tanto più che il nostro "manager dei due mondi" sta tentando di portare in porto una grande quanto misteriosa operazione economico finanziaria, piuttosto che salvare dalla disoccupazione alcune migliaia di napoletani.
Parafrasando Flaiano (che da ultimo si porta molto), può giustamente dirsi che la situazione è drammatica, ma non del tutto seria... Di seguito i link di un intervento di Luciano Gallino su Micromega, l'appello di un gruppo di economisti, di Guido Viale sul Manifesto, che mettono in chiaro i termini "materiali" dell'accordo (Wcm), quelli economici e, in parte, quelli giuridici.  (Angkor, 15/06/10)
23/06/10. Fatto referendum: Non si può dire che la Fiom ne sia uscita "bastonata e contenta". Gli "estremisti" hanno vinto. E Marpionne si è incartato?

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EFFETTI COLLATERALI
Apprendo dagli ottimi servizi di "Rai Storia" che l'organizzazione e l'armamento dei talebani in Afghanistan contro i russi costò agli americani "solo" 3 miliardi di dollari. Un vero affare, considerato che sconfissero l'Armata Rossa, mandarono a picco l'economia sovietica, contribuirono alla totale distruzione dell'Afghanistan; e che, invece, la "guerra fredda" è costata, più o meno, tredicimila miliardi di dollari, senza produrre risultati apprezzabili...
Ci sono, purtroppo,  i soliti effetti collaterali: i talebani di oggi (dopo essere stati "creati" e addestrati dalla CIA) usano molte delle armi, "perfettamente funzionanti" , fornite loro dagli americani negli anni '80.
(G.S. - 06/06/10).
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NON C'E' PIU' NIENTE DA DIRE
Sembra non ci sia null'altro da dire. Sulla destra e sulla sinistra. Sugli insostenibili talk show, e sulla insopportabile classe dirigente. Compresa quella che non lo è e vorrebbe diventarlo, preparandosi vanamente e male da sinistra e perfino dall'estrema sinistra, ferma ad osservare il mondo dalle porte socchiuse di angusti stanzini. Non c'è più nulla da dire sulle infrante illusioni di una possibile sinistra vera, rinnovata, capace di vivere nella società, invece che nelle proprie catacombe. C'è poco o niente da dire. Ci sarebbe, invece, molto da fare e da capire, facendo. (Sa - 03/06/2010)

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IL LEADER UNICO
"È stata una campagna elettorale inedita, singolare, paradossale. Il centrosinistra e il suo candidato, cioè i rappresentanti della coalizione che ha governato la Regione Campania negli ultimi dieci anni, hanno pensato di poter vincere prendendo radicalmente le distanze da se stessi e dal bassolinismo (identificandolo totalmente con un sistema clientelare) più dello stesso candidato del centrodestra...."
Un intervento di Isaia Sales sul Corriere del Mezzogiorno del 13 marzo, segnalatoci dall'arc. Ferraiolo, che di seguito si riproduce per intero. Ci sembra un'analisi condivisibile, salvo che per un aspetto: come ha già fatto Bassolino, anche Sales sottovaluta le capacità di recupero di De Luca; il fatto che abbia allargato la sua sfera di influenza presentandosi a livello regionale come il legittimo ed unico rappresentante del PD; la peculiarità deluchiana di saper sfruttare anche i propri limiti, quali l'arroganza e una certa rozzezza, che si trasformano in folcloristiche espressioni dell'antipolitica, secondo uno schema tipicamente berlusconiano; il fatto, infine, che nel PD campano non sembra esserci anima viva capace di contrastare la sua leadership. (G.S. - 14/04/10).
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IL PARTITO DEI NON-VEDENTI
Da Facebook un commento sulla pagina di Paolo Ferrero.
«... Qualunque persona normale capisce al volo, appena entra in una sede di Rifondazione, che il così detto "Partito" è un'armata Brancaleone senza testa, senza disciplina, senza alcuna capacità di capire la realtà e interagire con essa. Non basta che al vertice si producano analisi e progetti politici corretti, da soli non rigenerano e non fanno camminare un corpo politicamente corrotto e moribondo. Il partito nel suo complesso è una struttura politicamente e umanamente vuota, spezzettato in orticelli che non comunicano. Un cadavere ambulante di cui liberarsi prima che trascini a fondo progetti e speranze...". (G.S. - 04/04/10).
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DELUCA-TORMENTONE
Man mano che la scadenza elettorale si fa sotto, chiunque sostenga e faccia propaganda per la Federazione della Sinistra, che in Campania si presenta al di fuori della coalizione di centro sinistra, incontra l'obiezione  di molti orientati a sinistra per i quali bisogna "alzare un Muro" per impedire che la destra prevalga. E perciò, secondo i sostenitori del "muro" ad ogni costo, bisogna votare De Luca, magari turandosi il naso. Ovviamente, la tesi è rispettabile e plausibile. Non condivisibile, quando appare evidente che De Luca è una sorta di cavallo di Troia della destra; per altro, destinato a perdere con molta probabilità. La natura del fenomeno deluchiano la spiega molto bene nell'intervento che segue Cucco Petrone ( ripreso da una pubblicazione locale, Pensiero Scomodo) ed anche Rocco Falivena, candidato per la Federazione alle regionali, in un suo contributo su Youtube. (G.S. - 26/03/10)

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MIMMO PALO
La notte del 22 marzo è morto Mimmo Palo di Battipaglia, un operaio che fin dall'adolescenza aveva fatto una scelta esistenziale e politica molto precisa. Da lotta continua a rifondazione all'impegno sindacale nei cobas, per quanto tormentata - e spesso deludente - sia stata l'esperienza della sinistra, non ha mai avuto dubbi sulla sua collocazione. La sua coerenza di fondo ed il suo impegno sono patrimonio di tutti quelli che l'hanno conosciuto.

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BUONE NUOVE DA PARIGI
Il nostro "oste" di riferimento (che non vuol essere citato né lui né la sua "ostaria", atterrito dalla eventualità che ci finisca, per pubblicità indiretta, qualche avventore a lui antipatico) ci fa sapere di essere stato a Parigi per quattro giorni e ci racconta di episodi mirabolanti che gli sono capitati e dei quali non sa darsi pace, e che perciò  racconterà a tutti i suoi clienti, finché non si sarà stancato. La reazione degli attoniti ascoltatori alla fine del racconto è unanime: E' uno schifo, una vergogna, come siamo caduti in basso, povera Italia, poveri noi, com'è possibile che questo popolo si sia così rincretinito?  Ecc. ecc....
I fatti sono questi. Primo episodio: pranzo in un ristorante senza pretese. Vi entra un signore e prende posto vicino al tavolo occupato dal nostro oste, che sta in compagnia di amici parigini. Questi ad un certo punto gli fanno notare che il signore entrato poco prima e seduto poco lontano è il ministro francese dell'immigrazione, di origine marocchina. Il bravuomo (si fa per dire, dato che è sempre un ministro) mangia rapidamente, quindi chiama un cameriere per pagare il conto e per farsi chiamare un taxi. Esce e aspetta che passino a prenderlo.
Secondo episodio: il nostro oste fortunato partecipa ad una festa di compleanno che si tiene in una casa privata di uno dei suoi amici. Arriva un signore che piuttosto frettolosamente fa gli auguri alla festeggiata, le da il regalo, si trattiene qualche minuto per salutare e spiegare, scusandosi, che è costretto ad andarsene subito. Ma questo signore ha una faccia conosciuta, ma sì, è il sindaco di Parigi, quello che presentandosi alle elezioni ha detto di essere gay e che la cosa gli sembra del tutto normale. Quello che per prima cosa ha tolto l'acqua al controllo dei privati. E che va in bicicletta al lavoro ed anche alle feste di compleanno... (B.S. - 13/03/10)


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