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PREVISIONI SBAGLIATE
Mai fatta previsione più sbagliata: i sospetti sono affiorati alla mente ieri pomeriggio. Sulla piazza del mio paese due vecchi amici mi salutano e mi chiedono se ho votato. Ho risposto, con una qualche sicumera, che poteva essere l'ultimo dei miei pensieri. Il secondo, un cugino che non vedevo da quattro o cinque anni, che non si è mai occupato di politica, mi ha detto, quasi che volesse scusarsi, "io sono andato per la prima volta, chi sa, può darsi che questo serve a qualcosa". Che dire di fronte alla buona fede, alla speranza (quella che Pasolini dileggiava perché fonte di illusioni e di inerzia) ? Speranza (ultima speranza) e insofferenza che ha mosso, nonostante tutto, tre milioni di persone per partecipare alle primarie del PD. Renzi non avrà il mio voto per tante buone ragioni, e nemmeno il PD, ma auguro a quel mio ottimo cugino che il suo sia servito a qualcosa...
(SA - 09/12/2013)

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GLI ONESTI DUELLANTI
A proposito di Vauro e Dario Fo.
Molti discutono sulle letterine che si sono scambiati Dario Fo e Vauro. Tutti riconoscono l'"onestà intellettuale" dei due contendenti.
Non so quanto "gli intellettuali"  riescano ad essere "onesti", con tutta la buona volontà, quando  la passione politica, le storie personali, specie se ingombranti, entrano nel gioco delle "oneste" contrapposizioni. A me sembra che i due si potrebbero dirsi senza scandoalo ( e in parte se lo dicono ), con stima e affetto: "Guarda che ti sei scimunito", "No, sei tu che non hai capito un cazzo"... Forse la cosa si potrebbe sdrammatizzare, tra amici ci si può anche dare dello "scimunito". Forse sbagliano tutti e due perché Fo dice "abbiamo già vinto" quando la strada è ancora all'inizio, e Vauro che invita a scendere da quel carro infausto, senza tuttavia poter offrire strade, prospettive o carri alternativi, ma, invece, con matematica certezza, soltanto "sinistri" disastri...
(03-12-2013 - G.S.)

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STRATEGIE SEMANTICHE
Il procuratore della Corte dei conti del Lazio ha definito la normativa post referendum sul finanziamento pubblico dei partiti un "artificio semantico". In realtà una gran parte di quel che avviene in Italia, la sua politica e la sua comunicazione innanzitutto, è un "artificio semantico"...
(G.S.: 01/12/2013)

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PAUL KRUGMAN
Recensione di Andrea Boitani dalla voce.info
Nel suo ultimo libro [Fuori da questa crisi, adesso!- Garzanti, ndr] , Paul Krugman spiega perché né gli Stati Uniti né l’Europa sono riusciti a uscire dalla crisi, con costi umani e sociali troppo alti. È tempo di governare i problemi in un quadro istituzionale e politico internazionale cooperativo, per far sì che alle carenze di domanda privata sopperisca la spesa pubblica. Uno strumento che i Piigs europei, per esempio, non possono utilizzare unilateralmente. E dunque la ricetta per l’Europa dell’euroscettico premio Nobel muove da un elemento comune alle tesi di chi chiede più integrazione nell’Unione: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.
(SA, 01/12/2013).

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IL COMPAGNO BILL
Zuckerberg (il Casaleggio globale): La grande sfida che attende la mia generazione è collegare 5 miliardi di persone e dare a tutti accesso a Internet. Quando saranno tutti collegati, potranno decidere quale tipo di governo avere, potranno avere accesso alla conoscenza e alla sanità »
Bill Gates: Se nella scala delle priorità più urgenti del mondo mettiamo la Rete al primo posto, ci prendiamo in giro. Pensate a questa cosa strana della quale mi sto occupando io, il vaccino per la malaria, che uccide 500 mila persone all'anno. Che cosa è più importante per loro, avere accesso alla Rete o avere accesso alla vaccinazione? Ditemelo voi»
REPUBBLICA - DAGOSPIA
Angkor (03/11/2013

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CARDINALI MANCATI
Cuperlo, lo sento alla TV. Se si dava alla carriera ecclesiastica, adesso sarebbe vescovo o cardinale, avrebbe contato di più; col suo parlare soave e leggero, con indosso un purpureo abito talare avrebbe trascinato moltitudini di perpetue entusiaste sulle vie del Signore...
(SA - 01/11/2013)

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DATAGATE
La cosa più comica è che dello spionaggio di massa fatto dagli americani a danno dei propri alleati più fedeli ce ne dà notizia un'ex dipendente dell'NSA attraverso il Guardian; non i servizi italiani, o tedeschi...per non parlare di quei presuntuosi dei francesi. Ci spiano, ma poi, siccome sono democratici, ce lo fanno pure sapere da un loro "pentito" e ci promettono che non lo faranno più. Che vuoi di più dalla vita?...
(SA - 25/10/2013)

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PACE E DINAMITE
Il Nobel per la pace dato ad un organismo creato e finanziato dagli Stati firmatari di un trattato internazionale per la interdizione delle armi chimiche (da quegli stessi Stati che vendono ai belligeranti tutto l'occorrente per la fabbricazione di quelle armi) è un capolavoro di ipocrisia. Ma soprattutto, se considerato in concomitanza con i tragici avvenimenti di Lampedusa, una scelta precisa di chi vuole ignorare e disconoscere lo straordinario contributo alla pace, alla comprensione e alla solidarietà che gli abitanti di Lampedusa danno da anni, ogni giorno, senza avere e chiedere corrispettivo. Un esempio e un sacrificio senza scadenze e condizioni, condiviso da tutti quei popoli del Mediterraneo che, privi di mezzi, accolgono i profughi in fuga dai luoghi di guerra. Guerre spietate e orribili che il nobile Occidente arma, sobilla, provoca e a cui, volendo, partecipa direttamente. Ovviamente, in difesa dei sacri principi della libertà e della democrazia.
L'esempio degli abitanti di Lampedusa e di tutti i poveri disposti a dividere la propria miseria con i disperati in fuga da questo orrore permanente non è, per gli "accademici reali" di Stoccolma, un valore da riconoscere e da promuovere. Non molto distanti, per indifferenza e somma ipocrisia, dalla sciatta e criminale ignavia dello stato italiano che persegue penalmente e, nella migliore delle ipotesi, abbandona a se stessi  profughi e fuggiaschi. Salvo comparire, attraverso i suoi rappresentanti, alle estemporanee passerelle mediatiche nei momenti clou dell'emozione collettiva. Per onorare le spoglie di centinaia di sventurati, della cui sorte nessun potente della terra, grande o piccolo che sia, sente la minima responsabilità.
Ignorare ai più alti livelli della cultura e della politica europea quel che avviene di epocale, tragico, eroico o irreparabile sulle sponde del Mediterraneo è sintomo di preoccupante irreparabile miopia, di decadenza morale e anche di incoscienza criminale.
Ma forse, c'è un'altra chiave interpretativa che attiene alla storia e al destino di questo prestigioso riconoscimento internazionale: probabilmente il Nobel e la pace sono una contraddizione in termini, non tanto perché il premio è stato dato, tra gli altri, a criminali politici certificati del calibro di Henry Kissinger, quanto per il fatto che Alfred Nobel divenne famoso e si arricchì per aver inventato la dinamite e per esserne divenuto, al suo tempo, il maggior produttore mondiale.
(SA G.S. - 11/10/2013)

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L'IDEOLOGIA DI MAGNUM P.I. (e la presunta forza delle idee - Il Disumano che ava
A chi rimane in casa un giorno di domenica con un piede acciaccato e si vede passare davanti agli occhi, se pure come sottofondo, un epico film di John Ford con l'immancabile John Wayne nella parte del bandito generoso, e poi la serie di Magnum P.I., e poi Star Trek..., può essere indotto a pensare che:
Per capire l' "imperialismo americano", servirebbe (anche) "capire" la sua mastodontica, inesauribile produzione culturale, a cominciare da quella di gran lunga più importante, la produzione cinematografica (e televisiva). A detta di Wim Wenders, il cinema americano ha colonizzato la coscienza degli europei. Un'arma decisiva, pervasiva e pacifica (almeno in apparenza) di acculturazione e assimilazione ideologica nel ventre simbolico e sterminato di una “società ad organizzazione totale”, come Theodor Adorno definiva le società, anticipate dal nazifascismo , formatesi negli USA e in Unione Sovietica nell'immediato dopoguerra...
(G.S. - 07/10/2013)

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A PROPOSITO DI SINISTRA
Elsa MORANTE – Piccolo manifesto dei comunisti (senza classe né partito)
1. Un mostro percorre il mondo: la falsa rivoluzione.
2. La specie umana si distingue da quella degli altri viventi per due qualità precipue. L’una costituisce il disonore dell’uomo; l’altra, l’onore dell’uomo.
3. Il disonore dell’uomo è il Potere. Il quale si configura immediatamente nella società umana, universalmente e da sempre fondata e fissa sul binomio: padroni e servi – sfruttati e sfruttatori.
4. L’onore dell’uomo è la libertà dello spirito...
(SA-07/10/2013)

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QUANDO LA STORIA SI RIPETE COME FARSA

Molti pensano che oggi, con la rottura nel PDL, sia nata la nuova DC. Ma personaggi come Alfano, Nunzia De Girolamo, Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin, Gaetano Quagliariello, gli sgherri di Comunione e fatturazione sono tutt'al più dei sottoprodotti della vecchia DC.

Al confronto, anche Andreotti era un gigante. Né sembra vi sia la minima possibilità che possa rinascere una nuova DC sulla labilità psicologica e politica di personaggi come Giovanardi o Amicone.

(Angkor 03/10/2013)


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«I DESIDERI E LE MASSE»
I desideri e le masse. Una riflessione sul presente di Guido Mazzoni.

Un'analisi vasta e innovativa sul capitalismo e sulle trasformazioni antropologiche indotte negli ultimi quarant'anni. E sul significato e gli esiti del '68...

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IDEALI
Con involontaria tempestività Rai 3, in concomitanza con la folgorante vittoria della Merkel, ha trasmesso il film La caduta, che narra gli ultimi momenti del Terzo Reich vissuti nel bunker dove il Führer era nascosto. I suoi fedelissimi per non tradire l'ideale nazista si suicidarono e con loro, come Goebbels, uccisero i propri figli.
Speriamo che la Merkel non trascini l'Europa in un'altra epocale tragedia, pur di restare fedele al suo "ideale" di società.
(G.S. - Sa, 22/09/2013)

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NARCISI ILLUSTRATI
Su Facebook qualcuno (si suppone di Salerno) scrive:
«ma l'avete vista "Presa diretta" ieri sera?
Iacona ha fatto un grande pezzo di giornalismo, altro che il nostro paesano quaquaraquà».

Qualcun altro risponde:
«Perfettamente d'accordo. Non è tanto un problema di quacquaracqua (io parlerei di "paraculismo specializzato"), quanto dell'insopportabile narcisismo di troppi "illustratori del mondo", che in realtà illustrano e lustrano se medesimi...»
(G.S. 17-09-2013)
 

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COSE DI PAESE. I SOPRANNOMI.
Il 28 luglio si festeggia ad Aquara il santo patrono, San Lucido: un benedettino fervente e operoso che, a cavallo dell'anno 1000, tra molte altre cose, fondò un monastero nei pressi di Montecassino, fece costruire alcune chiese, si recò in Terra Santa, fu eremita ed anche consigliere spirituale di Guaimario IV principe di Salerno. E' la festa  religiosa principale del paese ed è molto sentita.
Aquara, come tutti i paesi del sud, ha una popolazione decimata dall'emigrazione. E così (volendo trarre un personale beneficio dal danno), scopro che è un esercizio delizioso acquattarsi nella penombra della salumeria che affaccia sulla piazza principale e, il giorno della festa, nei momenti di massima affluenza, individuare e cercare di riconoscere le tante persone tornate per l'occasione; una per una, attraverso il rispettivo soprannome. Dedicarsi a questa occupazione non è forse il massimo della riservatezza e della discrezione, in compenso  apre alla conoscenza di una lingua del tutto originale, letteralmente costruita dalla fantasia popolare, appannaggio esclusivo di chi usa e conosce il proprio dialetto e i propri concittadini, con cui lo divide. Una 'lingua' che molto spesso, attraverso un suono o un'immagine che evoca, riesce, con fulminea brevità, a fare una storia. Giovanni, il titolare della salumeria, uomo dai mille mestieri e dalle infinite risorse (detto anche il Musulmano, pur facendo Levi di cognome) è il mio complice: essenziale, perché, come ogni aquarese che si rispetti, conosce nomi, soprannomi, nomignoli e relativa storiografia...
"C'è anche Enza e Teresa", dico io, sbirciando sulla piazza, e il Musulmano: "ah, sono venute anche le Ciambane da Roma e da Torino". E via di seguito: 'ngé puru Mastachillu dal bergamasco, l'Allargatore da Arezzo (così detto perché in gioventù, questa è la versione ufficiale, uscì di strada e “allargò” con la sua moto un interminabile campo di grano), il Monaco da Faenza, Paraviso da Padernò di Milano, Carna e Maccaruni sempre da Milano, u' Machinista da Milano, u' Ssà da Missaglia (così detto perché da piccolo saliva sui palchi e collaudava l'amplificazione, strillando appunto nel microfono: sssà!), Cavatone da Pontecagnano, la Delegata da Morengo, u' Pupazzu da Borgomanero, i Cacalalerta da Pianezza , u' Capitanu da Gessate, i Zanzufali da Cusano Milanino, i Purditi  da Monza, u' Turescu da San Remo, i Ciocio da Salerno, u' Scialè e i Picurari da Ferrara, i Calivarii (con accento sulla seconda 'a' e doppia 'i' finale) da Forlì, i Patone da Torino, a' Miscela da Milano, i Tufi da Roma, Carnavecchia da Cinisello Balsamo, u' Wosh (o il “Soffio”) da Bergamo; ma c'è anche un Zolla Zolla da Nola (il ramo napoletano arriva sempre dopo), i Ciuoti da Milano, gli Ianguliddi da Lucca, qualche Talano da Firenze e da Scandicci, il Leparo da Castel San Lorenzo (il fratello americano arriva quando meno te lo aspetti), il Papuocchio da Bolzano, una signora della schiatta dei Tic tic da Paestum, una Mastaddavio da Salerno. I Francisieddi sono andati già via. Nessuna notizia dei Pesciafore, dei Pescialiettu, dei Tabbano e dei Katawè (di Toronto), che nemmeno quest'anno sono venuti....
P.S.: Insistono perché scriva che nemmeno il Picuozzo (da Roma) si è fatto vedere.
Aquara - 28/07/2013 - G.S.

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LA VERITA' (E LA DEMOCRAZIA) SOTTO I PIEDI.
(Chi mente per professione non può invocare, pretendere o imporre il metodo democratico, perché lo calpesta a priori.)
Sento Belpietro, moderato da Telese (neo assunto a Mediaset) sulla espulsione di moglie e figlia del dissidente Kazaco, rispedite nelle mani del loro nemico giurato con un aereo privato fornito dal Kazakistan. Belpietro, insieme a Sallusti, la Santanché e qualche altro disperato sono i maestri del travisamento di ogni evidenza, facce di bronzo ( e da schiaffi) capaci di qualsiasi menzogna camuffata con mezze verità. Specialisti dell'aggressione, della denigrazione, dello svilimento di qualsiasi cosa nobile o degna che confligga con gli interessi del loro capobastone. Ricordo, nelle antiche tribune politiche, che uomini come Paietta, quando qualcuno superava i limiti della decenza, saltava sui banchi per impedire, manualmente, che lo scempio continuasse. Vedere e sentire ogni sera le bocche sguaiate di questi scagnozzi, anche per una sola frazione di secondo, richiede una pazienza senza limiti. Farli parlare, insultare le persone e la verità sempre e dappertutto non è un esercizio di democrazia.
P.S. Ancor meno, accogliere nei propri salotti televisivi il capo dei mestatori, che si dice di combattere da mane a sera, garantendogli per contratto che non si entrerà nel merito dei suoi guai giudiziari.
Angkor - 16/07/2013.

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IL 'MEGLIO' DEL CETO MEDIO CHE AFFONDA: GI AVVOCATI, CHE NON LO SANNO.
Commento ad un articolo di Mariano Casciano sul Fatto del 10/07/2013.
Una visione 'corporativa' della categoria degli avvocati non coglie aspetti che riguardano il ceto medio in generale, ormai in caduta libera verso la scomparsa totale, cui sopravvive una tenace, radicata inconsapevolezza della propria estinzione. Agli avvocati gli affari non vanno meglio di quanto vadano ai piccoli commercianti o ai piccoli imprenditori; semmai peggio, considerato il loro numero spropositato. Infatti, sono tantissimi gli avvocati che non riescono a pagare in tempo la rata trimestrale della Cassa..
Il peso politico degli avvocati in parlamento è drasticamente diminuito in termini numerici ( dal 40% della prima repubblica a sotto il 20% di adesso, quasi alla pari con funzionari pubblici e giornalisti; ed anzi, ritengo che gli avvocati in quanto tali non contino un bel niente, se non in quanto inseriti in circuiti affaristici nei quali un ragioniere o un faccendiere con la qualifica di giornalista è, di norma, il dominus reale.
A differenza dei magistrati, che per funzioni e per reddito, possono essere definiti “classe dirigente”, una quantità sterminata di avvocati mal pagati e sempre in lotta con le cancellerie, i giudici ed i propri clienti, non è più classe dirigente, ma vittima e ostaggio di un sistema che li spreme e li schiaccia nella impossibile, illusoria funzione di cerniera tra “interessi superiori” (Stato e lobbies affaristiche, a cominciare dai gestori telefonici, alle banche, a Equitalia) e moltitudini di cittadini la cui condizione sociale di emarginati è pressoché identica a quella dei loro difensori...
Per altro, nemmeno si può sottacere l'atteggiamento pecorino di tanti avvocati, i quali sanno benissimo come le istituzioni degli ordini servano a garantire esclusivamente quelli che riescono ad entrarvi, e ciò nonostante votano sempre gli stessi, godendo, evidentemente, nel farsi prendere per il culo...
Segue intervento di M.Casciano.
Sa, 10/07/2013.

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TEMPORALI D'ESTATE
Uno dei tanti spettacoli che riserva la campagna è quello dell'arrivo del temporale dal fondo della valle. La pioggia avanza in una foschia tumultuosa, che oscura progressivamente il paesaggio, sotto la coltre spessa, quasi notturna, delle nuvole. Percorrono tutti insieme, nuvole, acqua e tuoni, chilometri a gran velocità. Trascorsi pochi minuti è già sul balcone da dove la osservavi, scroscia fragorosamente su tegole e tettoie. Il Cardillo commenta soddisfatto: 's'arracqua l'uortu'.
(07/07/2013)

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NEL MONDO DEL MARCHESE DI CARABAS, DELL'ORCO E...
Al mio paese, per enfatizzare l'assurdità di qualche fatto, si dice (o forse si diceva): Ma non è successo qui; no assolutamente. E' successo in un posto tale e quale, che però sta dalle parti dell'Australia.
Da quelle parti, per l'appunto, in una ridente cittadina sul mare, molto simile a Salerno, che per una singolare coincidenza si chiama Salernia, succedono cose molto strane.
Comunque sia, in questa cittadina, il sistema di vita che avvolge i suoi abitanti è un misto tra l'italico fascismo di un tempo e l'immaginario fiabesco del Marchese di Carabàs, dell'Orco e del Gatto con gli stivali.
Il Podestà, così si chiama il sindaco del posto (che nel caso ben potrebbe rappresentare l'Orco), bistratta la popolazione con ogni sorta di soperchieria. Da ultimo, ha intimato ai gestori dei locali pubblici aperti sulla piazza più importante di arretrare coi loro gazebo, al punto che alcuni di essi farebbero prima a chiudere l'esercizio. Gli interessati, si sono recati alla sede comunale per chiedere lumi. Con tutto l'ossequio e il rispetto dovuti. La fortuna li ha assistiti, perché si sono subito imbattuti in uno dei più influenti factotum del Podestà. Costui, senza perdersi in preamboli, disponibile e gioviale, ha illustrato ai sudditi bottegai lì convenuti gli errori insormontabili contenuti nell'atto amministrativo che minaccia le loro attività. E li ha rincuorati: "Non ci vuole niente, andate dall'avvocato tal dei tali (che è il fratello del nostro caro presidente dell'Università delle Cose Inutili) e avrete la sospensiva dal Giudice del Cortile Superiore in due o tre mesi, al massimo !".
Il più audace dei supplici ha azzardato una pertinente osservazione: "Se è chiaro che il provvedimento non risponde alle regole, perché è stato fatto ?"
L'autorevole factotum (che potrebbe assomigliare al Gatto con gli stivali, se i tratti umani non degradassero l'eleganza felina), ha risposto, a testa bassa e fissando negli occhi i malcapitati, con l'aria di chi sta svelando un segreto di stato: "Ma voi dovete capire che il nostro Potestà ( che "Dio salvi il Potestà", si è sentito rimbombare a gran voce nel salone dove si erano incontrati) vuole aprire all'interesse della città nuovi spazi...“orientare” le attività commerciali verso nuovi luoghi...Voi sapete delle nuova Piazza...la Piazza !"... E cosi ammiccando, preso dai mille impegni, è fuggito via...
(SA -S.Th. 02/07/2013)

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LE ORIGINI DEL DEBITO
Si tratta di un breve articolo in occasione degli 80 anni di Augusto Graziani (l'articolo risale ai primi di maggio), che tuttavia costituisce uno spunto importante per approfondire alcuni temi della crisi italiana, attraverso l'analisi di uno dei maggiori economisti, elaborata una trentina d'anni or sono. Da 'Economia e politica'.
(SA - 24/06/2013).

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LA VIRTU' SIA PERDONATA
Un paese dove la virtù deve chiedere perdono.
«Gli uomini hanno sempre praticato delle trasgressioni a livello etico, ma un tempo quando si era immorali ci si sentiva fuori posto (peccatori nella versione cattolica, inadempienti agli obblighi della coscienza nella versione laica). Oggi si è immorali e ci si sente furbi e vincenti. Ecco cosa sta affondando il nostro Paese.»
«...Come nello sport, così nella vita: chi è cattivo riesce, chi è buono no. Questo è il pensiero che abita la mente occidentale da qualche secolo a questa parte e che ha trovato la sua consacrazione teoretica nel pensiero di Friedrich Nietzsche, il filosofo preferito da Mussolini e Hitler (in un discorso alla Camera del 26 maggio 1934 il Duce si dichiarò “discepolo di Federico Nietzsche polacco germanico”, mentre il Führer si recò in visita più volte all’archivio del filosofo, gestito, e strumentalizzato, dalla sorella Elisabeth)...»
Da un intervento di Vito Mancuso su Micromega.
(SA - 22/06/2013).

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LUCCIOLE
Nonostante l'anatema pasoliniano la campagna stasera è invasa dalla lucciole.
Ma non basterà ...
(Aquara - 09/06/2013) 

"Essi sono diventati in pochi anni (specie nel centro-sud) un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo"
P.P.P.


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COSE DI PAESE
Agosto, domenica mattina nella piazza del vecchio paese. Sotto la fatidica Croce di pietra ci siamo raccolti in quattro o cinque: ci si rivede a un anno di distanza, nella migliore delle ipotesi. Due rimasti al paese, tre 'emigrati'. Compagni di scuola o amici per altri motivi. Passa Lucio, ex milanese dall'adolescenza, ritornato alle origini, forse stabilmente. Bardato con borsa e macchina fotografica, saluta e scappa via. "Uldimamend' a' pigliat'a fissazione r'i futografie; si t'acchiappa sotta ti faci nuovo nuovo". Dice uno di noi, unanimemente condiviso. E infatti, poco più avanti, lo vediamo esibirsi nel suo numero preferito: spiaccica l'biettivo sulla faccia di un malcapitato, lo mitraglia con scatti in sequenza, di fronte, di sopra, di sotto, steso a terra. Lancia ordini al poveretto sulla posa da assumere, piroetta a destra e a manca. Finisce all'improvviso e scappa via in cerca di nuove prede.
Si affaccia dal balcone la moglie di Tonino che, perentoria, avverte: va comprata la bombola del gas prima di pranzo, se no non si mangia. Visto che il marito tergiversa, gli intima di salire immediatamente in casa. Il Nostro saluta e corre via a tutta velocità. Lo seguiamo a occhi bassi; non ci sfuggono le mani tese e le braccia lungo i fianchi che agita avanti e indietro, freneticamente, come un soldatino dei cartoni animati. "Ha vistu come corre!". "Quann'era zicu curria talacquali".
Ci divertiamo maliziosamente. Però, a me viene il dubbio: "Scusate, mò che me ne vado io, che direte sul mio conto?"
Ma il Cardillo, sornione: "eh..., u' segretu è ca nun ' ti na í mai ra sulu, semp' insiem'a l'ati... (Il segreto è che non devi andartene mai da solo, ma sempre insieme agli altri).
Aquara (SA) 09-06-2013.

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L'INSOSTENIBILE FARDELLO
" L’attività bancaria si sposta dai prestiti agli investimenti di portafoglio. Ulteriori risorse sottratte all’economia e immesse nella finanza. Somme stratosferiche circolano tra i mercati di tutto il mondo, ma in Italia è praticamente impossibile ottenere un mutuo sulla casa e le imprese non hanno accesso al credito. Un sistema incredibilmente inefficiente, in quanto necessità di enormi risorse per portare a termine il proprio compito, e altrettante inefficace, in quanto non riesce nemmeno a realizzare tale compito in maniera accettabile. Questa finanza non è più uno strumento al servizio dell’economia. È un fardello insostenibile, un gigantesco bidone aspiratutto sopra le nostre teste. È questa la posta in gioco quando parliamo di chiudere il casinò finanziario" Prima o poi la bolla arriva – Andrea Baranes - Il Manifesto dell'1/06/2013.
(Sa - 01/06/2013)
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GRILLO E IL CONTO DEL BOTTEGAIO
Negli anni '70, quando esistevano Lotta Continua, Il Manifesto, ecc., capitava ai militanti di avere rapporti quotidiani con le persone del quartiere in cui si trovava la sede. La militanza era un'attività continuativa. La "Sede" non era il dopolavoro, e il rapporto con l'ambiente circostante aspirava alla coerenza con la teoria del generale Giap, per la quale i combattenti stanno alla popolazione come i pesci all'acqua.  Per la verità, avevamo un rapporto difficile col nostro fornitore di palchi e amplificazioni ( chi dei vecchi compagni di Salerno non ricorda la faccia, il suo nasone, e il suo nome ?): teneva il negozio nei pressi della sede e noi cercavamo di girargli alla larga tutte le volte che non avevamo saldato i conti. Una volta ci beccò mentre, in due, tentavamo di infilarci in un vicolo per non passargli davanti. Gli dovevamo venti o trenta mila lire; ma soldi non ce n'erano, tanto per cambiare... Ci chiamò con una certa energia, quasi convocandoci, alzando le mani al celo e abbassandole fino alle ginocchia, nell'inconfondibile gesto partenopeo che significa: viè 'ccà, tanto più ineludibile quanto più era teatrale.  Arrivammo, imbarazzati, pensando a quale scusa trovare per l'ennesimo debito in sofferenza. Il Nostro tirò fuori un taccuino, una penna ed esordì: Voi che avete studiato, quanti sono gli operai in Italia ? Ci guardammo interdetti ed io azzardai: "Sei milioni". "Benissimo", disse il nostro interlocutore, mentre scriveva un bel sei sul foglietto. " E gli impiegati ?". "Diciamo 5 milioni". " I commercianti ?". "Altri 5 milioni ?". "Benissimo, in tutto sono 16 milioni che devono mantenere tutti gli altri, all'incirca 42/43 milioni di persone". Dopo essersi concentrato su questa sintesi sociologica piuttosto acciabattata, ci affrontò urlandoci in faccia: "Mi volete spiegare chi la fa questa rivoluzione se la maggior parte degli italiani sono mantenuti da sei milioni di operai che lavorano e votano il PCI, e parecchi anche la DC?". Non avevamo parole; e, in quel frangente, non ne trovammo.
Adesso, a sentire Beppe Grillo che il ragionamento da bottegaio se lo fa da solo, dividendo la società italiana tra buoni e cattivi, tra chi vota M5S e chi non ha interesse a farlo, e tra categorie sociologiche rabberciate alla buona, si direbbe che si taglia le palle da solo, senza accorgersene: in base al sua analisi sulla distribuzione del consenso, può anche chiudere bottega. Non avrà mai la maggioranza e nemmeno una decente minoranza.
Oppure, il nostro Bottegaio, auspicando la debacle totale economica e sociale dell'intero Paese, s'immagina di raccogliere, come l'Angelo Vendicarore, la rabbia ( e i voti) di 50 milioni e passa di diseredati. Come se la politica fosse un wargame con tre o quattro variabili.
(G.S.- SA, 28-29/05/2013)

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LA PENURIA DEGLI OTTIMI
Amministrative maggio 2013: Serracchiani: "Marino vince a Roma, nonostante il PD."
Grillo: "A ottobre saremo solo noi e il Nano".
La previsione non sembra attendibile; però, non serve godere delle crisi grillesche in mancanza di alternative.
...Seguono commenti su FB (SA - 27/05/2013)

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VARGAS LLOSA: IL DECESSO DELLA CULTURA
"se nel secolo 20 avessero dominato i rating editoriali di oggi, in libreria non troveremmo né ProustJoyceMusil. Non perché andati a ruba o slittati fuori catalogo, ma perché mai pubblicati. Troppo macchinosi, cervellotici, prolissi. Detto in linguaggio tecnico: pallosi... Tutto si merita il bollino di culturale. E Vargas Llosa non ci sta. Prendi i film: quando "si privilegia l'ingegno rispetto all'intelligenza, lo humour rispetto alla gravità, la banalità rispetto alla profondità - chi è proclamato icona del cinema ai giorni nostri? Woody Allen, che sta a David Lean o a Orson Welles come Andy Warhol sta a Gauguin o Van Gogh nella pittura, o Dario Fo a Cechov o a Ibsen nel teatro".
Dalla recensione di Marco Cicala del pamphlet Vargas Llosa "La civiltà dello spettacolo"   il Venerdì di Repubblica
SA - 25/04/2013.

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IL MAGO DI OZ

Reporter si è occupato del partito di Grillo con una certa gentilezza. Ha rilevato che il suo blog è una fonte di finanziamento privata, non approfondendo la commistione tra un "interesse privato" e il Movimento il cui "motore politico" (il blog) è gestito e amministrato, appunto, da un privato che ne ricava profitto. Esattamente come Publitalia e Mediaset, amministrate da Berlusconi, che sono "il motore politico" del PDL. Nessun problema che un imprenditore guadagli sulla propria attività in una società nella quale il profitto è legittimo. Grandi problemi (che i grillini non vedono) quando profitto e attività politica sono intrecciati. Nessun riferimento alla forma "partito in proprietà" o in " franchising", che pure appare incompatibile col dettato costituzionale, essendo privo di una struttura democratica. Non si è capito gran che sui fondi destinati ai gruppi parlamentari, che gli eletti del movimento si sono impegnati a far gestire da Grillo. Però, dice la Gabanelli, per un movimento politico agli inizi non si può pretendere che sia tutto chiaro e a posto... Foto
(SA-19/05/2013)


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IN GALERA. PUNTO.
"In un altro paese Berlusconi starebbe in galera". In Italia, invece, si discute notte e giorno su tutti i canali televisivi e sui giornali se è vero o non è vero che Berlusconi è un evasore fiscale e se e vero o meno che si portasse a letto prostitute minorenni. Tutti sanno che è così, e tutti sanno che il suo comportamento, a prescindere dalla verità giudiziaria, è incompatibile con le funzioni pubbliche che ricopre. Ma ciò nonostante metà del tempo di ogni trasmissione o inchiesta dedicata all'argomento è destinata a chi racconta che gli asini volano. Vedere poi Daniela Santanché che occhieggia e si scioglie in languidi ammiccamenti verso Santoro e Travaglio, mentre racconta colossali cazzate, è uno spettacolo unico...
(SA - 16/05/2012).



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DIVI, PARRUCCHIERI, COMICI DI VARIO GENERE.
«Alla civiltà dei divi appartiene, come complemento della celebrità, il meccanismo sociale che uguaglia tutto ciò che spicca in qualche modo, e quelli sono solo i modelli della confezione su scala mondiale e per le forbici della giustizia giuridica ed economica, che eliminano anche le ultimi frange. La tesi che al livellamento e alla standardizzazione degli uomini si oppone, d’altro lato, un rafforzamento dell’individualità nelle cosiddette personalità dominanti, in rapporto al loro potere, è sbagliata; fa parte, a sua volta, dell’ideologia. I padroni fascisti di oggi non sono tanto superuomini quanto funzioni del loro stesso apparato pubblicitario, punti d’incrocio delle stesse reazioni di milioni. Se nella pscicologia delle masse odierne il capo non rappresenta più tanto il padre quanto la proiezione collettiva e dilatata a dismisura dell’io impotente di ogni singolo, le persone dei capi corrispondono effettivamente a questo modello. Non per nulla hanno l’aria di parrucchieri, attori di provincia e giornalisti da strapazzo. Una parte della loro influenza morale deriva proprio dal fatto che essi, come di per sé impotenti, e simili a chiunque altro, incarnano – in sostituzione ed in rappresentanza di tutti – l’intera pienezza del potere, senza essere perciò nient’altro che gli spazi vuoti su cui il potere è venuto a posarsi. Essi non tanto sono immuni dallo sfacelo dell’individualità, quanto piuttosto l’individualità in sfacelo trionfa in loro ed è in qualche modo ricompensata dalla sua dissoluzione. I capi sono diventati completamente ciò che erano già stati sempre, un poco, in tutto il corso della storia borghese: attori che recitano la parte di capi. La distanza fra l’individualità borghese di Bismarck e quella di Hitler non è inferiore a quella fra la prosa dei Pensieri e ricordi e il gergo illeggibile di Mein Kampf. Nella lotta contro il fascismo non è il compito meno importante quello di ridurre le immagini gonfiate dei capi alla misura della loro nullità. Almeno nella somilianza fra il barbiere ebreo e il dittatore il film di Chaplin ha colto qualcosa di essenziale.»
(Adorno – Horkheimer, La dialettica dell’illuminismo, traduzione di Renato Solmi, Einaudi, pp. 254-25)
(G.S.-01/04/13)

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