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L'Amore ai tempi di Berlusconi
A vedere la vacuità della sinistra e la lucida arroganza delle destre, il loro belluino attaccamento al potere, l'orgia di chiacchiere urlate senza senso, dà fastidio, stanca. Come si può continuare a sopportare "discussioni democratiche" dove killer professionali della parola e del senso comune continuano a sostenere che gli asini volano e i loro imbolsiti contraddittori rispondere senza energia, idee e spina dorsale. E perciò, a chi non ha altro da fare che restare spiaccicato sul divano, stanco per la giornata trascorsa, e angosciato per quel che gli tocca vedere e sentire, non rimane che fuggire di corsa dai dibattiti politici alla Ballarò, inutili e frustranti. Controproducenti perché danno legittimazione a gente che ormai lavora apertamente al sovvertimento della Costituzione.
Meglio rivedere per la seconda o terza volta su RaiMovie, tra una cosa e l'altra "L'amore ai tempi del colera". (Con tutta l'indifferenza possibile per i critici di Garcia Marquez e sapendo che il film è stato girato prima che il "nuovo cinema italiano" annacquasse ( per poi disperdere) il fascino di Giovanna Mezzogiorno).
Che uomo, Florentino Ariza, che ha conquistato e amato centinaia di donne (623, compresa qualche minorenne ?); e che pure è rimasto fedele al primo grande amore della sua vita, che inseguirà, paziente e irriducibile, fin quando diverrà vecchio: "per 53 anni, 3 mesi, 11 giorni e notti". E fin quando non riuscirà a issare sul pennone del suo battello la bandiera gialla del colera, per mettere in fuga passeggeri e curiosi e restare solo con Fermina, la donna che amava imperterrito da 53 anni, tre mesi…
(G.S. 01/02/2011)

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DONNE, POLITICA E VECCHI PORCI
Il Corriere della sera del 17 gennaio pubblica un editoriale di Piero Ostellino che è una vera perla, un documento "storico", una rappresentazione chiara e concisa della visione del mondo secondo cui gli uomini, specialmente quelli che possono fare "la fortuna" di una o più donne, pure se rappresentanti dello Stato, puttanieri e immorali senza ritegno, devono essere lasciati in pace. Non fosse altro che per tutelare le donne, la loro dignità e la loro privacy. Un capolavoro di ipocrisia e di maschilismo. Un pezzo di scuola da studiare con cura. Di seguito, una lettrice del Corriere, che pubblica l'abominevole pezzo, da la migliore risposta (G.S. 23/01/11).

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CESARE BATTISTI
         I rappresentanti dello Stato che fanno i sit-in per l'estradizione di Cesare Battisti davanti all'ambasciata brasiliana sono ridicoli, non meno di quelli dei partiti. Gli uni e gli altri non hanno legittimità morale e politica, dal momento che sono responsabili del mantenimento del segreto di stato sui più gravi delitti politici perpetrati in Italia negli ultimi quarantanni.

        Sanno benissimo che questa pagliacciata dovranno finirla al più presto, perché saranno chiamati all'ordine dai padroni della Fiat, della Finmeccanica, della Telecom, ecc., che intrattengono col Brasile rapporti commerciali molto consistenti.

        Non sanno o fingono di non sapere che la Costituzione brasiliana consente di negare l'estradizione per i condannati all'estero in contumacia e/o all'ergastolo; e che perciò la scelta dello Stato brasiliano non è un illecito o un abuso sotto il profilo del diritto internazionale.

          Ancora più ridicoli sono i socialisti, a cominciare dai celebratori del craxismo (rifugiatisi in massa sotto le ali protettive del Cavaliere), che a suo tempo hanno assecondato, se non promosso, la dottrina Mitterand, grazie alla quale Battisti e molti altri sono sfuggiti ai processi ed alle condanne dei tribunali italiani.

      Battisti è accusato (da un pentito correo) di un omicidio che avrebbe commesso direttamente e di altri tre, cui avrebbe partecipato in concorso morale. E se non basta, riesce ad essere antipatico, a dir poco, anche a chi vorrebbe essere benevolo nei suoi confronti.

           Ciò non toglie che, per gli zelanti difensori dello stato di diritto radunati a far caciara sotto l'ambasciata brasiliana, i giudici e i pentiti di Battisti non equivalgono a quelli che, invece, “perseguitano" quel poveraccio di Berlusconi.

       L'Italia ( e il mondo) pullula di delinquenti, veri o presunti, pentiti e non, riconosciuti come tali dai tribunali nostrani, che se la spassano più o meno allegramente fuori dal carcere, perché non estradabili o perché rimessi in libertà per i più svariati motivi. In galera marciscono migliaia di persone, accatastate come bestie, metà delle quali è "statisticamente" innocente.

            Battisti serve a pareggiare il conto?

            L'argomento della tutela delle vittime è un argomento più che fondato, ma anch'esso è un diritto che uno Stato deve saper garantire e basta, risparmiandoci penose sceneggiate dei suoi più alti rappresentanti, che certo non bastano a mascherare la trave gigantesca infilzata nell'occhio della Giustizia da quegli stessi che oggi strepitano contro il Brasile. (Angkor 04/01/2011).


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UN'ANALISI DI UN ''COMMERCIALISTA'' SERIO.
 Rino Formica sull'Espresso..."Il grande sforzo dei primi anni della vita repubblicana è stato di riuscire a conciliare il rapporto tra il popolo e lo Stato. Poi via via il ceto politico ha disatteso il problema e in questi vent'anni si è finito per confonderlo con l'accesso al governo. Tutto il sistema dei partiti è diventato governismo, non ha la visione della prospettiva ma la prospettiva del come passare la giornata. Questa differenza sostanziale è la tragedia di oggi"....( http://espresso.repubblica.it/dettaglio/formica-erano-meglio-i-nani-e-le-ballerine/2138134/24 ) - (SA - 12/11/10).

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MARCHIONNE NON FA TENDENZA
Lunedì sera, ligio ai turni che preparano le mie sorelle, sono andato in ospedale per far compagnia a mia madre, la quale, alla veneranda età di 89 anni, s'è rotta il femore sinistro. Ero con gli abiti "di lavoro", anzi in "assetto di lavoro": giacca, cravatta ed anche borsa con molte carte...
All'entrata e all'uscita mi salutavano infermieri e dottori. Andando via, alla fine delle scale, un infermiere piccolo e umile, mi ha persino detto: buona sera professò. Ma io non ho nulla a che fare con quell'ospedale e con la medicina in generale. E nemmeno sono professore.
Martedì, al solito turno dalle 19 alle 22 sono andato in ospedale con addosso un vecchio pullover, un pò slabbrato, di quelli che si mettono per casa, quando comincia a far fresco. Un pullover alla Marchionne. Nessuno mi ha salutato. Nessuno mi ha visto. Al ritorno l'infermiere piccolo e umile, fisso allo stesso posto della sera prima, non si è nemmeno accorto del mio passaggio.
Marchionne col suo abbigliamento non fa testo e non fa tendenza. E la Sanità va sempre peggio.(G.S. 25/10/10).

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ALPINI SARDI E TIPICHE STORIE ITALIANE
...E LO SPETTACOLO DEI MORTI.
L'ennesimo “incidente” in Afganistan fa venire strane idee.
Che per esempio i razzisti della Lega non hanno mai chiesto che i corpi militari dislocati storicamente al Nord, vedi gli Alpini, debbano essere composti da “padani”, come chiedono, invece, ripetutamente per gli insegnanti, i ferrovieri, gli impiegati comunali. Evidentemente, nonostante la crisi, è meglio che la guerra continuino a farla i terroni. Mi viene in mente la discussione fatta in treno con un giovane reduce dell'Afganistan...(Angkor - 10/10/10).
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EDMONDO ... BRUTI ... LIBERATI ...
Di ritorno dal lavoro, in macchina e a notte fatta, mi capita di sentire Radio Radicale che trasmette il replay della seduta del CSM in occasione della elezione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano. I giudici del plenum sono intervenuti quasi tutti con discorsi articolati, e spesso ripetitivi, per celebrare le qualità del candidato risultato vincitore con 21 voti su 25. Qualità morali, giuridiche, culturali, umane, organizzative e politiche, intese, queste ultime, come capacità di mediazione e di dialogo. Interventi, per la verità, a volte imbarazzanti per le lodi sperticate espresse; discorsi piuttosto singolari, secondo il modesto parere di chi scrive, perché  si assisteva ad una sequela di pedanti comizietti in favore del vincitore; un rituale autoreferenziale, non saprei se più vicino alle cerimonie della politica o a quelle vaticane. Un rituale che poco sembra avere a che  fare con la stringatezza, la sobrietà, la riservatezza e l'efficacia che dovrebbero caratterizzare lo stile del Giudice.  Sia quando è chiamato a fare le sentenze, sia che gli venga richiesto di giudicare i propri colleghi, nel bene o nel male, e sia pure in un ambito non strettamente giuridico.
Per fortuna, il nuovo Procuratore di Milano risponde al nome fatidico di Edmondo Bruti Liberati. Un susseguirsi di parole onomatopeiche che rimandano all'inesorabile, all'eterno. Al "maglio" ristoratore della umana giustizia? Un nome che sembra un programma, indecifrabile, ma ineluttabile. Un sigillo di ribollente ceralacca. Un richiamo senza scampo al motto Romano: Dura lex sed lex.
Insomma, con questo nome, sotto la destra o la sinistra, sotto Berlusconi, sotto i comunisti o gli Austriaci, i giusti del distretto di Milano potranno dormire sonni tranquilli. (SA - G.S. 06/07/10).
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LA CONVERSIONE ECOLOGICA E LA "TRUFFA" DI MARPIONNE
"...Anche se la cosa non inciderà sulle scelte dei prossimi mesi, è ora di dimostrare che non è vero che non c'è alternativa. L'alternativa è la conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti o nocivi, tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti. I settori in cui progettare, creare opportunità e investire non mancano: dalle fonti di energia rinnovabili all'efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile ...
...Se a chiudere non sarà Pomigliano, perché Marchionne riuscirà a farsi finanziare da banche e governo (che agli «errori» delle banche può sempre porre rimedio: con il denaro dei contribuenti) i 700 milioni di investimenti ipotizzati e a far funzionare l'impianto - cosa tutt'altro che scontata - a cadere sarà qualche altro stabilimento italiano: Cassino o Mirafiori. O, più probabilmente, tutti e tre. La spiegazione è già pronta: il mercato europeo non «tirerà» come si era previsto...
Certo, all'inizio si può solo discutere e cominciare a progettare. Gli strumenti operativi, i capitali, l'organizzazione sono in mano di altri. Ma se non si comincia a dire, e a saper dire, che cosa si vuole, e in che modo e con chi si intende procedere, chi promuoverà mai le riconversioni produttive?"
Di seguito l'intero articolo di Guido Viale sul Manifesto del 17/06/10. (SA-18/06/10)

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GLI OPERAI POLACCHI AI COLLEGHI DI POMIGLIANO
 ... I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione... (SA -18/06/10)


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NODI AL PETTINE
C'è poco da inveire e disperarsi contro la cattiveria della Fiat o la codardia dei sindacati. L'avv. Agnelli teneva sulla scrivania la foto del generale Bava Beccaris (quello che ordinava all'esercito di sparare coi cannoni sugli scioperanti). Lo dice Carlo De Benedetti in un suo libro-intervista di qualche anno fa. Marchionne, come Agnelli, fa il capitalista e fa la lotta di classe (e gli affari con essa), e pare ci riesca meglio della grande e funesta Famiglia torinese per la quale lavora. Invece, il 90% (o il 95?) dello schieramento che nominalmente fa riferimento alla sinistra ha bandito dal proprio lessico ( e dalla propria cultura) questa espressione sgradevole, questo concetto obsoleto. Quelli della sinistra televisiva hanno optato per la non violenza...
Dato il presupposto della soppressione (a sinistra) dell'idea che vi possa essere una qualche forma di lotta di classe e, quindi, del disarmo unilaterale, c'è poco da arrovellarsi.
I sindacalisti della Fiom, reduci dalla recente sconfitta al congresso della CGIL (pachiderma sindacale che si mantiene con i pensionati e i patronati, gli unici che hanno i soldi), perderanno l'ennesima partita, bastonati e contenti, perché hanno fatto una lotta giusta, per quanto già persa in partenza.
D'altra parte, pensando a che cosa è diventata l'Italia e, peggio ancora, Napoli e il suo hinterland, c'è da chiedersi se Marchionne riuscirà mai a piemontesizzare, o meglio, robotizzare, Pomigliano D'Arco e dintorni.
Tanto più che il nostro "manager dei due mondi" sta tentando di portare in porto una grande quanto misteriosa operazione economico finanziaria, piuttosto che salvare dalla disoccupazione alcune migliaia di napoletani.
Parafrasando Flaiano (che da ultimo si porta molto), può giustamente dirsi che la situazione è drammatica, ma non del tutto seria... Di seguito i link di un intervento di Luciano Gallino su Micromega, l'appello di un gruppo di economisti, di Guido Viale sul Manifesto, che mettono in chiaro i termini "materiali" dell'accordo (Wcm), quelli economici e, in parte, quelli giuridici.  (Angkor, 15/06/10)
23/06/10. Fatto referendum: Non si può dire che la Fiom ne sia uscita "bastonata e contenta". Gli "estremisti" hanno vinto. E Marpionne si è incartato?

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EFFETTI COLLATERALI
Apprendo dagli ottimi servizi di "Rai Storia" che l'organizzazione e l'armamento dei talebani in Afghanistan contro i russi costò agli americani "solo" 3 miliardi di dollari. Un vero affare, considerato che sconfissero l'Armata Rossa, mandarono a picco l'economia sovietica, contribuirono alla totale distruzione dell'Afghanistan; e che, invece, la "guerra fredda" è costata, più o meno, tredicimila miliardi di dollari, senza produrre risultati apprezzabili...
Ci sono, purtroppo,  i soliti effetti collaterali: i talebani di oggi (dopo essere stati "creati" e addestrati dalla CIA) usano molte delle armi, "perfettamente funzionanti" , fornite loro dagli americani negli anni '80.
(G.S. - 06/06/10).
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NON C'E' PIU' NIENTE DA DIRE
Sembra non ci sia null'altro da dire. Sulla destra e sulla sinistra. Sugli insostenibili talk show, e sulla insopportabile classe dirigente. Compresa quella che non lo è e vorrebbe diventarlo, preparandosi vanamente e male da sinistra e perfino dall'estrema sinistra, ferma ad osservare il mondo dalle porte socchiuse di angusti stanzini. Non c'è più nulla da dire sulle infrante illusioni di una possibile sinistra vera, rinnovata, capace di vivere nella società, invece che nelle proprie catacombe. C'è poco o niente da dire. Ci sarebbe, invece, molto da fare e da capire, facendo. (Sa - 03/06/2010)

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IL LEADER UNICO
"È stata una campagna elettorale inedita, singolare, paradossale. Il centrosinistra e il suo candidato, cioè i rappresentanti della coalizione che ha governato la Regione Campania negli ultimi dieci anni, hanno pensato di poter vincere prendendo radicalmente le distanze da se stessi e dal bassolinismo (identificandolo totalmente con un sistema clientelare) più dello stesso candidato del centrodestra...."
Un intervento di Isaia Sales sul Corriere del Mezzogiorno del 13 marzo, segnalatoci dall'arc. Ferraiolo, che di seguito si riproduce per intero. Ci sembra un'analisi condivisibile, salvo che per un aspetto: come ha già fatto Bassolino, anche Sales sottovaluta le capacità di recupero di De Luca; il fatto che abbia allargato la sua sfera di influenza presentandosi a livello regionale come il legittimo ed unico rappresentante del PD; la peculiarità deluchiana di saper sfruttare anche i propri limiti, quali l'arroganza e una certa rozzezza, che si trasformano in folcloristiche espressioni dell'antipolitica, secondo uno schema tipicamente berlusconiano; il fatto, infine, che nel PD campano non sembra esserci anima viva capace di contrastare la sua leadership. (G.S. - 14/04/10).
(PER GLI EVENTUALI COMMENTI SI PUO' USARE ANCHE L'EMAIL, IN ALTO A DESTRA)

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IL PARTITO DEI NON-VEDENTI
Da Facebook un commento sulla pagina di Paolo Ferrero.
«... Qualunque persona normale capisce al volo, appena entra in una sede di Rifondazione, che il così detto "Partito" è un'armata Brancaleone senza testa, senza disciplina, senza alcuna capacità di capire la realtà e interagire con essa. Non basta che al vertice si producano analisi e progetti politici corretti, da soli non rigenerano e non fanno camminare un corpo politicamente corrotto e moribondo. Il partito nel suo complesso è una struttura politicamente e umanamente vuota, spezzettato in orticelli che non comunicano. Un cadavere ambulante di cui liberarsi prima che trascini a fondo progetti e speranze...". (G.S. - 04/04/10).
GLI EVENTUALI COMMENTI SI POSSONO MANDARE SOLO PER EMAIL.


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DELUCA-TORMENTONE
Man mano che la scadenza elettorale si fa sotto, chiunque sostenga e faccia propaganda per la Federazione della Sinistra, che in Campania si presenta al di fuori della coalizione di centro sinistra, incontra l'obiezione  di molti orientati a sinistra per i quali bisogna "alzare un Muro" per impedire che la destra prevalga. E perciò, secondo i sostenitori del "muro" ad ogni costo, bisogna votare De Luca, magari turandosi il naso. Ovviamente, la tesi è rispettabile e plausibile. Non condivisibile, quando appare evidente che De Luca è una sorta di cavallo di Troia della destra; per altro, destinato a perdere con molta probabilità. La natura del fenomeno deluchiano la spiega molto bene nell'intervento che segue Cucco Petrone ( ripreso da una pubblicazione locale, Pensiero Scomodo) ed anche Rocco Falivena, candidato per la Federazione alle regionali, in un suo contributo su Youtube. (G.S. - 26/03/10)

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MIMMO PALO
La notte del 22 marzo è morto Mimmo Palo di Battipaglia, un operaio che fin dall'adolescenza aveva fatto una scelta esistenziale e politica molto precisa. Da lotta continua a rifondazione all'impegno sindacale nei cobas, per quanto tormentata - e spesso deludente - sia stata l'esperienza della sinistra, non ha mai avuto dubbi sulla sua collocazione. La sua coerenza di fondo ed il suo impegno sono patrimonio di tutti quelli che l'hanno conosciuto.

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BUONE NUOVE DA PARIGI
Il nostro "oste" di riferimento (che non vuol essere citato né lui né la sua "ostaria", atterrito dalla eventualità che ci finisca, per pubblicità indiretta, qualche avventore a lui antipatico) ci fa sapere di essere stato a Parigi per quattro giorni e ci racconta di episodi mirabolanti che gli sono capitati e dei quali non sa darsi pace, e che perciò  racconterà a tutti i suoi clienti, finché non si sarà stancato. La reazione degli attoniti ascoltatori alla fine del racconto è unanime: E' uno schifo, una vergogna, come siamo caduti in basso, povera Italia, poveri noi, com'è possibile che questo popolo si sia così rincretinito?  Ecc. ecc....
I fatti sono questi. Primo episodio: pranzo in un ristorante senza pretese. Vi entra un signore e prende posto vicino al tavolo occupato dal nostro oste, che sta in compagnia di amici parigini. Questi ad un certo punto gli fanno notare che il signore entrato poco prima e seduto poco lontano è il ministro francese dell'immigrazione, di origine marocchina. Il bravuomo (si fa per dire, dato che è sempre un ministro) mangia rapidamente, quindi chiama un cameriere per pagare il conto e per farsi chiamare un taxi. Esce e aspetta che passino a prenderlo.
Secondo episodio: il nostro oste fortunato partecipa ad una festa di compleanno che si tiene in una casa privata di uno dei suoi amici. Arriva un signore che piuttosto frettolosamente fa gli auguri alla festeggiata, le da il regalo, si trattiene qualche minuto per salutare e spiegare, scusandosi, che è costretto ad andarsene subito. Ma questo signore ha una faccia conosciuta, ma sì, è il sindaco di Parigi, quello che presentandosi alle elezioni ha detto di essere gay e che la cosa gli sembra del tutto normale. Quello che per prima cosa ha tolto l'acqua al controllo dei privati. E che va in bicicletta al lavoro ed anche alle feste di compleanno... (B.S. - 13/03/10)


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QUANDO I LADRI PRESERO LA CITTA'
«Quando i ladri presero la città, il popolo fu contento, fece vacanza e bei fuochi d' artificio. Come primo atto del loro governo, i ladri riaffermarono il loro diritto di proprietà. Su tutti i muri scrissero: "Il furto è una proprietà". Poi si sparse la voce che i proprietari rubavano. I ladri ritennero inutile ogni smentita ufficiale: erano stimati per gente dabbene, patriottica, ladra, onesta, religiosa. Ora, insinuare che i ladri fossero ladri sembrò assurdo. Il tempo trascorse, i furti aumentavano. Una mattina, per esempio, ci si accorgeva che era scomparso un palazzo dal centro della città. Poi sparirono piazze, alberi, monumenti, gallerie con i loro quadri e le loro statue, officine con i loro operai, treni con i loro viaggiatori, intere aziende, piccole città. Quando i ladri ebbero fatto sparire ogni cosa, cominciarono a derubarsi tra di loro e la cosa continuò finché non furono derubati dei loro figli e dei loro nipotini. Ma vissero sempre felici e contenti» Da un racconto di Ennio Flaiano copiato dal Corriere della Sera (04/03/2010)

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QUANDO SINISTRA SIGNIFICA DESTRA
ELEZIONI REGIONALI DELLA CAMPANIA: CHE COSA RAPPRESENTA IL CANDIDATO DEL CENTRO SINISTRA.

Il candidato del centro sinistra alle regionali campane - attuale sindaco di Salerno - è la perfetta incarnazione di una linea profondamente radicata nel PD: imitare la destra e confrontarsi con essa sul suo stesso terreno. Nei circa 20 anni nel corso dei quali Vincenzo De Luca ha go­vernato la città di Salerno ( e, indirettamente, la provincia), ha costruito un granitico sistema di potere, imperniato sull'alleanza con alcuni imprenditori delle costruzioni e dei servizi, nonché sul controllo ferreo e capillare delle so­cietà partecipate dal Comune. Società le quali, calcolando il Comune di Salerno, superano per dipendenti e fatturato tutti gli associati della locale Confindustria messi assieme. Gli storici detentori della rendita fondiaria hanno trovato in De Luca il loro più strenuo difensore.... (SA - 03/03/2010)

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RESISTERE PER ... MORIRE (?)
"...La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell'onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s'adatta o collude. Ma c'è chi resiste..."
Riportiamo per intero l'articolo scritto da Asor Rosa sul Manifesto, con riserva di "meditazione", e con una sola osservazione: questa storia della resistenza a oltranza, quest'onere di dover sostenere il peso della diga che crolla mi annoia, anzi mi da un senso di stanchezza e di sconfitta prematura. Basta "resistere" . L'inondazione è in atto. Forse bisogna prima salvarsi. Nel senso di costruirsi un'isola, ben fortificata di relazioni umane, conoscenza, obiettivi nuovi e "rivoluzionari". Continuare a contenere la barbarie che incombe è come contare il tempo che ci resta per sopravvivere. (G.S. - 23/02/2010)

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REGIONALI CAMPANE: NON BASTA FARE LA CAMPAGNA ELETTORALE
La intricata e modesta storia recente della sinistra  corre veloce nell'imbuto elettorale delle regionali. Tacchi a spillo col marchio comunista, dirigenti passati armi e bagagli al servizio dell'ex nemico, aspiranti sindaci che si sospendono da Rifondazione in difesa dell'Alcalde salernitano e che si alleano con l'Udc, candidati ex transfughi che, in mancanza di meglio, pensano di ripresentarsi nel partito dal quale fuggirono, fatta un pò di contabilità. Tutto passerà nel turbinoso e vorace tritatutto della fiera elettorale e tutto uscirà scomposto e diverso. La scelta di Rifondazione di non seguire Il sindaco Sceriffo è coraggiosa e meritevole di sostegno. E lascia sperare che finalmente qualcosa possa cambiare. Anche se la partita viene giocata nelle condizioni meno favorevoli. Tuttavia, per la sinistra, l' esito di queste elezioni è di importanza relativa, se il disastro che si è prodotto non sarà mai onestamente analizzato e compreso. Il deserto che sta dietro i coraggiosi combattenti ( e qualche "capitano coraggioso" che, dati i presupposti, non può mancare), dovrà una volta per tutte essere spiegato. Tanto più se buona parte di quelli che l'hanno prodotto, con le loro manie presenzialiste, elettoralistiche  e piccolo borghesi, avessero finalmente sgombrato il campo. Se non si vuol prendere atto del vuoto disperante di analisi e comprensione della realtà nella quale si "vive",  e del deserto politico - culturale in cui la sinistra è precipitata, fare la campagna elettorale è tempo perso. (G.S. - SA - 20/02/2010)

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REALISMO SOCIALISTA
La sinistra campana, per quel che n'è rimasto, attraversa una crisi definitiva e, si spera, risolutiva... La “discesa in campo” di Vincenzo de Luca in parallelo alla crisi del sistema bassoliniano ha posto di fronte ad una scelta netta tutti quelli che fino ad ora si sono trastullati nello sport di cercarsi posti di sottogoverno e sistemazioni personali a nome di questo o quel partitino o corrente o sindacato, in quanto fautori (interessati) di uno dei due eterni duellanti...Questo quadro, che sarebbe sommamente comico se non fosse drammatico per le conseguenze che comporta nella società a tutti i livelli, non deve scoraggiare, ma anzi indurre ad un qualche ottimismo. E' forse giunto il momento nel quale, se ancora vi è un'anima della sinistra che ha memoria e sentimento della sua natura più profonda e della sua storia, riapparirà, sgombrato il campo dalla folla di coloro, che in nome del “realismo” e della “mancanza di alternative”, delle "tattiche distinte dalle strategie", andranno a buttarsi sotto il treno di De Luca, credendo di salirvi.(Angkor - 08/02/2010)

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FACCE DI BRONZO
ANDe Luca incoronato da Di Pietro con la barzelletta delle dimissioni, se condannato. (Da Fausto - 07/02/10).
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DEMOCRISTIANI DEL TERZO MILLENNIO
DOPO L'INVERECONDA SCENEGGIATA DELL'ACCLAMAZIONE DI DE LUCA PREPARATA DA DI PIETRO AL CONGRESSO DEL SUO PARTITO, CONSIDERARSI DESTINATI A MORIRE DEMOCRISTIANI (QUELLI DI UNA VOLTA) E' QUASI UN SOLLIEVO. (G.S. - 06/02/10).
Seguono i commenti su Facebook.


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L'INGRATO DESTINO DELLE TRICOTEUSES
 In uno dei commenti sulle deprimenti storie della sinistra locale, un lettore ha sentenziato che chi scrive, lui stesso, e quelli che, dopo l'epopea del '68, hanno deposto l'ascia di guerra, siamo tutti destinati alla sorte delle "Tricoteuses" (ricamatrici pettegole, più o meno), avendo rinunziato all'impegno personale e volendo comunque impicciarci di politica... Com'è noto alle regionali della Campania, travolgendo ogni resistenza, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, è l'unico candidato della sinistra. Sì, della "sinistra". Che fare?... ( G.S. - SA - 01/02/2010).

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A SANTORO QUEL CHE E' DI SANTORO
Da questo blog sono state rivolte critiche piuttosto pesanti al Santoro pensiero, al modo di affrontare determinati problemi e di condurre le sue trasmissioni: a volte enfatico per ragioni di audience a danno della conoscenza, a volte sgradevole per arroganza, o non condivisibile per la scelta dei soliti personaggi autoreferenziali, legati a logiche di schieramento e di equilibrismi politici, elementi di confusione e non di approfondimento. Ma stasera Santoro ha fatto un'ottima trasmissione di giornalismo e di spettacolo (nonostante gli ospiti). Ha fatto da finestra sulla vita reale del Paese con inattesa sensibilità e perfino con autoironia. Mentre imperversa e fa strage di Auditel la TV anestetica del Grande fratello. Per non parlare di Vauro, insuscettibile di critiche... (G.S. 28/01/10).

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'COMPAGNI' CHE SBAGLIANO... SEMPRE
La stampa di destra e di sinistra, nel commentare le vicende pugliesi, si domanda, compiaciuta oppure sgomenta, come possa un politico dall'astuzia e dall'esperienza di Massimo D'Alema, commettere errori così madornali. E come possa riuscire a ripeterne tanti ed esiziali, e con tale pervicacia, e per tanto tempo, dalla Bicamerale in poi. Dai disincantati editorialisti del Fatto alle malinconiche note di Adriano Sofri (sempre assistito dal circolo di perpetue a lui devote...
(G.S. - 27/01/10)
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VORRREI ESSERE PUGLIESE. NO, IO VORREI UN PARTITO DI SINISTRA.
Riceviamo da Marco e pubblichiamo:
"VORREI ESSERE PUGLIESE
Che tristezza ! In Puglia Vendola vince le primarie, in Campania la speranza di vittoria per la sinistra dovrebbe essere De Luca!
Osannato da molti come l'unico candidato che potrebbe battere la desta. Insomma un uomo di destra (come lui ha spesso dichiarato) per battere la destra. Vincere l'avversario diventando come lui. Quanta differenza con il progetto e con la persona di Vendola...". (SA - 26/01/10).


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LA POPOLAZIONE COME ''VARIABILE PROGETTUALE''
Italia Nostra di Salerno ha pubblicato su Youtube ( 1 e 2 ) un eccellente riassunto della storia del Piano regolatore della Città. Comprensibile e ben realizzato anche sotto il profilo visivo.
Emergono le solite deviazioni comuni a tutte le realtà socialmente e politicamente arretrate, tipicamente dislocate nel sud Italia, soggette al sostanziale dominio della rendita fondiaria. Nei comuni dell'entroterra, che contavano qualche migliaio di abitanti e che oggi sono a rischio di estinzione, per giustificare il sovradimensionamento del piano, si sosteneva (a partire dagli anni '80) che era ragionevole prevedere un incremento della popolazione in conseguenza del ritorno degli emigranti. A Salerno i creativi delle varie amministrazioni De Luca hanno moltiplicato le varianti ad personam, gonfiato a dismisura i metri cubi di cemento da realizzare grazie ad un incremento fasullo della popolazione di un buon 25%, asserendo che sia auspicabile un suo incremento... in linea con gli orientamenti progettuali del piano.
I tecnici "rurali" giustificavano l'incremento dei volumi con l'improbabile rientro degli emigranti. Ai tecnici deluchiani, quando si tratta di motivare il sovradimensionamento del Piano, basta scrivere che si tratta di una loro aspirazione...( G.S. 20/01/2010)

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FICHI DI STAGIONE
"Io sono Fico" è lo slogan ripetuto in una clip pubblicitaria dai fans del candidato delle liste di Beppe Grillo alle regionali campane, che si chiama Roberto Fico. La ragione principale per la quale è stato scelto (non è dato sapere come e da chi) è la seguente:
"...Ma andando oltre le note biografiche, il grande merito di Roberto è stato quello di aver creduto, sin dal primo momento, nell'idea lanciata nell'estate del 2005 da Beppe Grillo attraverso il suo seguitissimo blog...".
Alle ultime provinciali salernitane si presentava l'ex assessore provinciale al lavoro di Rifondazione che, siccome si chiama Massimo, aveva scelto la slogan geniale e molto "politico": "Vogliamo il massimo". Ha vinto il PDL... 
http://www.movimentocampania.it/ (G.S. 14/01/10).

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